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lunedì 15 giugno 2026

NAPOLI UNPLUGGED! la terza edizione dal 17 luglio al 18 settembre

 Dal 17 luglio al 18 settembre, la terza edizione della rassegna di musica napoletana acustica

Sul palco di Foqus a Montecalvario: Flo, Gnut & Alessandro D'Alessandro, Ilaria Graziano 

NAPOLI UNPLUGGED




Venerdì 17 luglio torna “Napoli Unplugged”, terza edizione della rassegna di musica d’autore organizzata dall’Associazione Culturale Brodo, con la direzione artistica di Viola Bufano, promossa e co-finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito della programmazione culturale 2026/2027. Anche questa volta la kermesse presenta appuntamenti musicali di qualità, con artisti napoletani noti e apprezzati a livello nazionale: tre concerti in programma presso la Corte dell’Arte della Fondazione Quartieri Spagnoli, meglio nota come FOQUS, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, in via Portacarrese a Montecalvario, 69.

“Napoli Unplugged” rientra tra i 55 progetti che, nel quadro della Linea d’azione 2 del bando “Cultura Napoli 2026”, animeranno tutte le Municipalità cittadine fino al mese di marzo del 2027. Si tratta di un programma diffuso e multidisciplinare fortemente voluto dal sindaco Gaetano Manfredi, che conferma il ruolo della cultura come leva strategica di crescita, inclusione e valorizzazione del territorio. Con questo piano, che prevede un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro, l’Amministrazione comunale sostiene la qualità progettuale, rafforza il protagonismo degli operatori culturali e promuove una programmazione capace di coniugare patrimonio e innovazione.




L’inaugurazione di “Napoli Unplugged”, venerdì 17 luglio, è affidata a Flo, una delle figure più popolari della nuova canzone napoletana. Il suo concerto si intitola “La canzone che ti devo”, nel quale l’artista ripercorre il tempo avventuroso, leggero e malinconico dell’adolescenza. Crudele e spiazzante, Napoli fa da sfondo a un racconto fatto di parole e brani, quelli scritti dalla cantautrice e quelli che sono stati importanti per la sua crescita. La playlist di una ragazza invisibile, nata e cresciuta nella periferia di cemento abusivo, con una bella voce e, dunque, con una possibilità. Un piccolo viaggio di formazione in musica che, partendo dalla Napoli di Maradona, arriva alla Biennale, a Parigi, a Città del Messico.

Secondo appuntamento, venerdì 31 luglio, con Gnut & Alessandro D’Alessandro. Il duo ha colpito la critica e il pubblico con l’album “Dduje paravise”, su cui è incentrato il live, uno spettacolo di riscoperta del repertorio della canzone napoletana attraverso il dialogo tra due musicisti originali e a loro modo inimitabili. Un concerto per voce, organetto preparato, elettroniche e chitarre, che fa da ponte tra la tradizione e il linguaggio moderno degli interpreti coinvolti. Da Libero Bovio a Murolo, da Carosone a Pino Daniele, passando per i brani più significativi dei repertori di Gnut e D’Alessandro, riarrangiati in chiave inedita.

 





Ultimo appuntamento, venerdì 18 settembre, con Ilaria Graziano, fresca autrice dell’album “Rive”. Il suo debutto da solista, dopo diverse collaborazioni importanti in Italia e all’estero, è una lunga e intima riflessione in nove brani, l’invito a un ascolto profondo sui temi del cambiamento, della trasformazione e della ricerca di equilibrio. Il disco, realizzato con Simone De Filippis e Gnut, è frutto di un lungo periodo di riflessione, ma è anche una sorta di mappa dell’anima, tra atmosfere più acustiche e rarefatte e inserti di elettronica: così il concerto della cantautrice, toccante, emotivo, che invita a fermarsi, ad ascoltare, ad accogliere il flusso della vita.

L’ingresso è alle ore 20:30. I concerti iniziano alle ore 21:00. È possibile acquistare i biglietti in prevendita su https://www.etes.it/sale/list/events/10118/Napoli-Unplugged-2026 . Il contributo è di 10 euro a persona + d.d.p. I posti sono limitati: si consiglia di effettuare l’acquisto in prevendita online per assicurarsi il posto e per facilitare le operazioni all’ingresso. 

Info
328.3849804 | associazionebrodo@gmail.com







venerdì 8 maggio 2026

L'autoritratto all'Inferno di Roberto Fedriga

 Il cantautore lombardo torna con 'Orfeo', un mini album introspettivo, doloroso e terapeutico, tra indie-folk, canzone d'autore, mito classico e suggestioni di Edvard Munch. Prodotto con Boris Savoldelli


ROBERTO FEDRIGA
ORFEO
2026
(4 tracce | 14.03 min.)




 

«Orfeo è un disco necessario per me. È figlio di un periodo delicato a livello personale, dove l’arte, in tutte le sue forme, ha rappresentato un luogo sicuro nel quale trovare risposte. La letteratura e l’arte pittorica sono state alleate della musica per supportarmi in un viaggio introspettivo che probabilmente rimandavo da troppo tempo. Trovare assonanze e un senso di empatia così intenso in opere provenienti da contesti ed epoche così diverse mi ha fatto capire quanto la ricerca interiore sia universale nella sua essenza. Siamo stati, siamo e saremo sempre umani, molto più simili tra noi di quanto immaginiamo, indipendentemente da quando e dove siamo vissuti. Credo sia la magia dell’Arte vista come onesta rappresentazione del proprio universo interiore».       

Dalle prime battute con le quali Roberto Fedriga presenta Orfeo si capisce chiaramente l'importanza di questo lavoro. Un'opera minuta, un EP di quattro brani pensato, scritto e realizzato in solitudine ma dal cuore grande, dall'afflato universale, partito da profonde e intime riflessioni esistenziali. Tra il viaggio e la terapia, l'incontro con le proprie aree oscure e la valenza salvifica della musica e della pittura. I quattro pezzi di Orfeo uniscono mito classico, introspezione contemporanea e suggestioni visive provenienti dall’espressionismo nordico, che influenza anche l’identità visiva: ogni brano dell’EP ha una copertina che evoca vere e proprie tele emotive, dove figure evanescenti emergono da vortici di colore e luce. Anche l'artista ha rinunciato alle canoniche foto presentandosi con due ritratti di ispirazione munchiana. Rivela Fedriga: «Tutti, credo, veniamo chiamati prima o poi ad affrontare il nostro personale “inferno”. Spetta a noi poi decidere se rimanerci o quantomeno tentare la risalita. Non sempre è possibile. Non sempre basta la volontà. Il primo passo è però l’accettazione. Comprendere cosa si sta vivendo senza filtri. Accettare l’inferno, sentirne l’odore e percepirne il buio profondo. Arrivare ad autorappresentarsi all’inferno, per specchiarsi, accettare, prendere un respiro profondo e sperare di aver voglia di tornare a galla». 




L’EP prende avvio dal mito di Orfeo, figura archetipica del poeta che attraversa l’oscurità per amore e conoscenza. In questa rilettura contemporanea, l’inferno non è un luogo mitologico ma uno spazio interiore: un territorio emotivo in cui si incontrano memoria, perdita e consapevolezza. Il progetto si sviluppa come un percorso narrativo in quattro tappe, in cui il protagonista attraversa diverse forme di crisi e trasformazione: dalla ricerca dell’altro alla discesa dentro sé stesso, fino a una fragile forma di accettazione. Il punto di partenza del viaggio è Euridice, il pezzo d'apertura legato alla memoria, all'assenza che genera la ricerca; Autoritratto all'Inferno è una discesa senza sconti nei propri inferi, ma anche un dialogo immaginario con Edvard Munch, amatissimo da Fedriga; in Antieroe o antimateria il protagonista si interroga sull'identità e il senso, Ultimo settembre chiude un cerchio e genera nuova consapevolezza. 

Accanto al mito classico, un’altra importante fonte di ispirazione è la pittura di Edvard Munch. L’estetica espressionista del pittore norvegese — fatta di figure solitarie, paesaggi emotivi e tensione psicologica — ha influenzato sia l’immaginario visivo del progetto sia la scrittura dei testi. Autoritratto all’inferno nasce anche dal dialogo con alcune sue opere e con i suoi celebri autoritratti, in cui l’artista si rappresenta immerso in atmosfere interiori inquietanti. Il titolo stesso del brano richiama direttamente questo universo pittorico, e nei versi emergono immagini e tensioni emotive che si rifanno alla stessa dimensione espressionista: la figura umana isolata, la crisi dell’identità, il confronto con la propria ombra.







Nato nel 1984, Roberto Fedriga ha un passato rock, ha studiato canto jazz, e gestito gli studi di registrazione Undersound, ma il suo orizzonte è la canzone d'autore. Tim Buckley, Tom Waits, Nick Drake e John Martyn lo influenzano profondamente nella tecnica ma soprattutto nella ricerca dell’interpretazione come obbiettivo principale dell’espressione musicale. Nel 2014 debutta con un album omonimo (al quale partecipano Nik Mazzucconi e Guido Bombardieri), nel 2018 pubblica Frenologia con la rock band dei Magora, nel 2023 arriva il suo secondo Lp La mia malattia. Tutti i brani di Orfeo sono stati scritti da Roberto Fedriga, che ha curato anche l’esecuzione della parte strumentale e del cantato. Ad arricchire il tessuto sonoro contribuiscono alcune preziose collaborazioni, che donano un colore intenso e contribuiscono a creare un’atmosfera immersiva e profondamente evocativa: Marco Remondini al violoncello e al sax, Roberta Visentini al clarinetto. Il mix è stato realizzato da Carlo Cantini, già in La Mia Malattia. La produzione artistica è curata dallo stesso Fedriga, con il prezioso e determinante supporto di Boris Savoldelli.

Orfeo:

2. Autoritratto all’inferno https://youtu.be/lkGMLmtWX5c?si=hQrU8xydNjPsBjvq  
3. Antieroe o antimateria https://youtu.be/sDMW86x6EM8?si=aMZhh_q9QxkiBCHs   

Testi e musica: Roberto Fedriga
Voce e strumenti: Roberto Fedriga
Violoncello e sax: Marco Remondini
Clarinetto: Roberta Visentini
Mix: Carlo Cantini
Produzione: Roberto Fedriga e Boris Savoldelli

Roberto Fedriga:

giovedì 16 aprile 2026

Non volevo uscire: il disco d'esordio di Lorenzo Goccia!

 Il disco che non voleva uscire alla fine è uscito: l'opera prima dello 'scrivano canterino' e le sue dieci canzoni tra relazioni, vegetarismo, alienazione, una anomala cover di 'Sarà perché ti amo' e una dedica al compianto Paolo Benvegnù




NON VOLEVO USCIRE
Lorenzo Goccia 
Droppola Discos 2026 
(10 tracce | 35.35 min.)




«"Non volevo uscire" è la frase di chi rischiava di restare prudentemente sulla soglia, accontentandosi di sbirciare fuori, rinunciando all'ignoto e all’incontro umano in cambio di una pavida tutela. È la frase di chi è felice di aver cambiato idea. Ho vissuto un lungo processo di acquisizione della motivazione e del coraggio necessari per tirarlo fuori questo album che non voleva uscire. Una strada tortuosa fatta di desiderio e frustrazione, avanzamenti e pause, contrazioni e distensioni. Tuttavia, mi è possibile identificare l’ultimo passo di questo processo con un momento preciso: quando uno degli artisti che ho più amato, Paolo Benvegnù, ha improvvisamente lasciato il corpo. La sua partenza mi ha sconvolto e mi ha fatto scattare qualcosa dentro. Si dice che il lutto cambi chi resta e io ho deciso di trasformare lo smarrimento in azione. Non è un caso che il disco sia dedicato a lui».

Non voleva uscire, alla fine è uscito. Finalmente. Non volevo uscire è il disco d'esordio di Lorenzo Goccia, cantautore – o meglio, come lui sottolinea, "scrivano canterino" – che debutta con un lavoro fresco, ispirato, un esempio di canzone d'autore contemporanea nella quale temi esistenziali, dalla fragilità all'identità, dall'antispecismo all'alienazione, convivono in una veste talvolta ironica, agrodolce, sempre delicata. Con un pensiero speciale alla memoria di Paolo Benvegnù, l’indimenticato cantautore morto il 31 dicembre 2024, la cui scomparsa ha definitivamente spinto Lorenzo a terminare il disco.





Lorenzo Goccia, di origine salentina ma napoletano d'adozione, ha debuttato nel 2018 con il romanzo Fiore di Zolfo, promosso con le "presentazioni esperienziali", degli incontri in cui i partecipanti diventavano protagonisti con attività di scrittura emotiva ed esercizi di nostalgia. In tanti lo hanno avvistato nelle vie di Napoli con una curiosa azione artistica: maschera con muso suino, chioma di salsicce di cartapesta, eseguiva una buffa coreografia sulle note del brano Salsiccia, una canzone antispecista con la quale ha vinto il Premio Radio Alba nel Green Music Contest. Nell’estate del 2025 ha lanciato la campagna di crowdfunding intitolata Il disco che non voleva uscire, giunta a compimento grazie al sostegno della sua fanbase, che finalmente ha consentito la realizzazione di Non volevo uscire

A metà tra uno scrittore e un cantautore, Lorenzo Goccia si sente più a suo agio nella definizione ibrida di "scrivano canterino": «Non è semplice definirsi cantautore perché questo termine mi fa venire in mente i miei miti, i miei modelli: mi fa sempre un po’ strano che la parola che ci definisca sia la stessa per me e per loro. Lascio volentieri a chi mi ascolterà la possibilità di definirmi “cantautore”. E se lo farà, accetterò volentieri questa definizione!». Non volevo uscire è un ideale cammino tra temi chiave del mondo contemporaneo, con riflessioni caustiche sulle relazioni (IndifferenziatoVerme SolitarioDigiuno, con la partecipazione di Elisabetta Serio al pianoforte); senza dimenticare la potente arma dell'ironia, Lorenzo dà voce ai nostri nuovi connazionali strizzando l’occhio a L’Italiano di Toto Cutugno (Italiano Nero con la partecipazione di Seb alla voce), si interroga sulla condizione animale immedesimandosi in un insaccato (Salsiccia), parla di alienazione (La Rivoluzione può aspettare) e di disuguaglianze sociali (la ballata Tutti Uno). L'album si chiude con una irriconoscibile versione, melodicamente stravolta, di un classico del pop italiano degli anni '80 che qui diventa sussurrato e malinconico (Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri). Dichiara Goccia: «Spesso creiamo dei legami intimi con le canzoni e scegliere di rileggerne una che amiamo è una responsabilità. Con Sarà perché ti amo le cose sono andate diversamente: il distacco emotivo che nutro nei confronti di questo brano mi ha concesso una maggiore libertà, perfino quella di modificarne la melodia che, in una canzone, ha la fama di essere l’elemento intoccabile. E visto che l’originale è anche un brano che conoscono tutti, mi diverte pensare che l’ascoltatore possa immaginare un po’ del mio processo creativo. Inserirla mi ha permesso di mostrare una sfumatura diversa di me».

Dopo venticinque anni di vita napoletana, Lorenzo Goccia è di fatto un partenopeo acquisito e Non volevo uscire è figlio anche della vitalità cittadina, delle sue contraddizioni, come spiega l’autore: «Napoli è come un’amante che ha continui sbalzi d’umore che, di conseguenza, influenzano anche i tuoi. Sa incantarti e fornirti continua ispirazione oppure stordirti con la sua sovrastimolazione continua, anche sonora. È una città così intensa che vuoi distaccartene, ma se te ne distacchi ti manca».




Non volevo uscire:
1. Lu 
2. Digiuno feat. Elisabetta Serio
3. Verme solitario 
4. Indifferenziato 
5. La rivoluzione può aspettare 
6. Fiore di zolfo 
7. Italiano nero feat. Seb
8. Salsiccia 
9. Tutti uno 
10. Sarà perché ti amo

Brani 5, 7 e 9:  produzione artistica, arrangiamenti e mix di Luigi Scialdone, registrati da Luigi Scialdone presso Broken Mountain Studio (Napoli), master di Francesco Giuliano.
Tutti gli altri brani: produzione artistica, arrangiamenti, mix e master di Fabrizio Romagnoli, chitarre suonate da Luigi Scialdone, registrati da Fabrizio Romagnoli presso Fab Studios (Napoli).
Elisabetta Serio: pianoforte su “Digiuno”, Sebastiano Sanna Seb voce su “Italiano nero”.

Lorenzo Goccia

venerdì 3 aprile 2026

James: il ritratto oltre il mito nelle fotografie di Riccardo Piccirillo

Uno straordinario percorso nell'immagine dedicato all'amatissimo musicista attraverso i ritratti del fotografo sia in studio che in concerto, che celebrano anni di intesa umana e artistica. Una eccezionale mostra da Spazio Marte a Pozzuoli dal 17 aprile al 10 maggio 

https://www.facebook.com/RicPic 


mercoledì 5 novembre 2025

Nun me scetà: Fanali rilegge i classici di Sergio Bruni e Roberto Murolo

 Un'audace rivisitazione elettronica/post-rock di alcuni brani cult della tradizione napoletana. Ospiti Altea dei Thru Collected, Roberto Colella della Maschera e Dario Sansone dei Foja. Primo concerto il 12 dicembre da Germi a Milano 



NUN ME SCETÀ 
FANALI PLAYS SERGIO BRUNI E ROBERTO MUROLO
Phonotype Records, 2025
(10 tracce | 47.09 min.)





«Le prime immagini che ci sono venute in mente registrando i classici di Sergio Bruni e Roberto Murolo sono quelle di una Napoli che vive ad un'altra velocità, una Napoli antica che vive ad un altro ritmo, dove questioni come la morte, l'amore, raccontate poi nelle canzoni che abbiamo rivisitato, sono vissute con una profondità probabilmente diversa rispetto a quella che viviamo oggi. Abbiamo voluto far collimare quel tipo di profondità e di ritmo al tipo di profondità e di ritmo evocato dalla musica che ci ha cresciuto, praticamente, la musica contemporanea».

Sono le parole con cui FANALI evoca e rivive il clima magico del riascolto di grandi classici di Sergio Bruni e Roberto Murolo, rivisitati con il loro inconfondibile approccio di “musica per immagini”, nel nuovo album Nun me scetà - Fanali plays Sergio Bruni e Roberto Murolo, pubblicato da Phonotype Records, la più antica casa discografica italiana, registrato in un luogo storico per la musica napoletana e non solo come l’Auditorium Novecento, a Napoli.

Nun me scetà è un’operazione cruciale per FANALI, che si confronta con un patrimonio non solo musicale ma anche culturale, quello del classico napoletano, all’indomani di progetti simili come la sonorizzazione del film L'uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov (2021) e l’omaggio a Lou Reed di Pale Blue Eyes (2023). Nell’autunno 2023 FANALI prese parte alla rassegna #classicocontemporaneo, organizzata da Gruppo Acta e finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito del programma “Napoli Città della Musica”: per celebrare l’arte e la memoria di Sergio Bruni e Roberto Murolo nel ventennale dalla loro scomparsa, il trio rilesse dal vivo in chiave elettronica/post-rock dieci brani portati al successo da queste due straordinarie voci. La sfida fu quella di cercare di reinterpretare in breve tempo alcune tra le più belle canzoni della tradizione napoletana, con versioni che risultassero personali ma al tempo stesso rispettose. Sull’onda dell’entusiasmo per la riuscita del concerto, Caterina Bianco, Michele De Finis e Jonathan Maurano hanno deciso di immortalare su disco quell'esperienza con il desiderio, fin dall’inizio, che queste rivisitazioni avrebbero trovato casa ideale nel luogo dove per la prima volta furono registrate gran parte delle melodie legate alla nostra tradizione musicale, ossia Auditorium Novecento.





In Nun me scetà trovano spazio cult della musica napoletana immortalati dalle voci di Bruni e Murolo ma anche gemme nascoste meno note a loro legate; ad impreziosire questo dialogo tra tradizione ed innovazione è poi arrivato il contributo di alcune delle voci più importanti della attuale scena napoletana: Altea (Thru Collected) in Amaro è ‘o BeneRoberto Colella (La Maschera) in ‘Na Bruna e Dario Sansone (Foja) in Carmela. Il tutto in una tavolozza strumentale densa tra elettronica, post-rock e art-rock, a volte eterea e impalpabile, ricca di rimandi e suggestioni, con la voce di Caterina Bianco per la prima volta nel ruolo solista: «Abbiamo approcciato queste canzoni con tutto il rispetto e la cura di cui siamo capaci, eravamo consci di avere tra le mani una perfezione armonica e una bellezza testuale difficilmente ripetibili. Era un'occasione stimolante ma al contempo lo scivolone era dietro l'angolo. Ci piaceva l'idea di poter vestire i brani in qualsiasi modo tenendo conto sia della volontà di mantenere intatte le linee vocali che della suonabilità in trio dal vivo delle nostre versioni, senza cadere nella tentazione dell'overproducing. Abbiamo inoltre scoperto di amare molto l'interpretazione di Caterina in lingua napoletana, soprattutto in un registro più sommesso, muroliano; da qui anche la scelta delle tonalità in cui eseguire le canzoni».

Nun me Scetà - FANALI plays Sergio Bruni e Roberto Murolo, in uscita in vinile, cd e digitale, sarà un’esperienza multimediale: alle reinterpretazioni del trio si affianca "PLAY", una videoinstallazione composta da una serie di tapes in bianco e nero al confine tra performance art e improvvisazione realizzati dalla videoartista Sabrina Cirillo, che ha documentato le interazioni di Francesca Diletta Iavarone con gli stimoli da lei immaginati. Il primo concerto di presentazione si terrà il 12 dicembre da Germi a Milano (Via Cicco Simonetta, 14/A), il secondo il 27 dicembre in Auditorium Novecento a Napoli (Via Enrico De Marinis 4). 





NUN ME SCETÀ

SIDE A
01. Nun Me Sceta’ (Tagliaferri - E. Murolo)
02. Voce ‘e Notte (De Curtis - Nicolardi)
03. ‘Na Bruna (with Roberto Colella) (Bruni, Visco - Barrucci, Langella)
04. Indifferentemente (Mazzocco - Martucci)
05. Canzona Doce (R. Murolo)

SIDE B
06. Amaro è ‘o Bene (with Altea) (Bruni - Palomba)
07. Scetate (Costa - Russo)
08. Anema e Core (D’Esposito - Manlio)
09. Si Tuorne a Napule (R. Murolo)
10. Carmela (with Dario Sansone) (Bruni - Palomba)

FANALI
Caterina Bianco | Vocals on 1, 2, 4, 5, 7, 8, 9, Piano, Spinet, Fender VI on 9, Rhodes, Synth, Violin on 1.
Michele De Finis | Bass, Guitars, Noises, Programming
Jonathan Maurano | Drums, Percussions

[guests]
Altea | vocals on 6
Roberto Colella | vocals on 3
Dario Sansone | vocals on 10


Phonotype Recordshttps://www.phonotype.it/ 

venerdì 24 ottobre 2025

Giorgio Gaber, Sandro Luporini e gli spettacoli della maturità

 Arcana pubblica il terzo e ultimo volume della trilogia di Fabio Barbero dedicata alla straordinaria coppia artistica e alla lunga esperienza del Teatro Canzone. La fine del secondo millennio raccontata attraverso gli spettacoli dal 1991 al 2003 e canzoni storiche come 'Destra-Sinistra', 'Qualcuno era comunista' e 'La mia generazione ha perso', con materiale inedito 


GIORGIO GABER,
SANDRO LUPORINI 
E LA FINE DEL SECONDO MILLENNIO
Gli ultimi spettacoli (1991-2003)

di Fabio Barbero

Arcana Edizioni 
Pagine 472, Euro 24,00




Qualcuno era comunistaDestra-SinistraLa mia generazione ha perso. Sono i titoli di tre tra le più importanti, famose e apprezzate canzoni risalenti all'ultima fase artistica della storia di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, tre esperienze cruciali di un ultimo lungo percorso partito con la stagione 90-91 e terminato con l'album Io non mi sento italiano, pubblicato postumo, dopo la morte del grande artista il primo gennaio 2003. Questa ultima fase di una straordinaria vicenda per il Novecento italiano è al centro di Giorgio Gaber, Sandro Luporini e la fine del secondo millennio. Gli ultimi spettacoli (1991-2003), il nuovo libro di Fabio Barbero pubblicato da Arcana Edizioni. Si tratta del volume finale di una trilogia avviata da Barbero nel 2022, con il primo testo Giorgio Gaber, Sandro Luporini e la generazione del 68, proseguita nel 2023 con Giorgio Gaber, Sandro Luporini e gli anni Ottanta, entrambi con Arcana. 

Dall’estate 1991 all’aprile 2000 i due autori ritornano a proporre il loro Teatro Canzone, dopo essersi dedicati maggiormente a un teatro di prosa nel decennio che precede. Questo libro racconta gli ultimi spettacoli di Gaber e Luporini, dal 1991 fino alla morte di Gaber avvenuta nel gennaio 2003. Dal Teatro Canzone (1991-1994) a E pensare che c’era il pensiero (1994-1997) e a Un’idiozia conquistata a fatica (1997-2000) fino agli ultimi due dischi, La mia generazione ha perso (2001) e Io non mi sento italiano (2003). Malgrado restino ancora poco conosciuti dal grande pubblico, si tratta di spettacoli molto densi, marcati da tematiche ancora oggi di grande attualità. Come sottolinea Barbero, «Sono stati studiati poco e, sicuramente, sottovalutati. Tutto il resto è passato al dimenticatoio. Ed è un vero peccato perché il ritratto artistico di Gaber e Luporini resta necessariamente incompleto senza i loro ultimi spettacoli che si potrebbero chiamare, a giusto titolo, “gli spettacoli della maturità”».






Maturità durante la quale Giorgio Gaber si è ritrovato spesso al centro delle cronache per motivi familiari e politici, ricorda l'autore: «Negli anni Novanta scoppia un “caso Gaber”, alimentato dall’entrata in politica di sua moglie Ombretta Colli tra le fila del partito di Silvio Berlusconi. L’artista milanese era spesso sulle pagine dei giornali e, molto più che nei decenni precedenti, bersaglio di critiche a volte anche pesanti, soprattutto da parte della stampa dell’area progressista. Il fondo di queste accuse era sempre lo stesso: Gaber ha virato a destra, Gaber ha tradito la sinistra. All’artista anarchico e contestatario degli spettacoli degli anni Settanta veniva contrapposto un nuovo Gaber, imborghesito, attratto dalle sirene della destra».

Nel testo di Fabio Barbero, estremamente dettagliato e particolareggiato, compaiono anche alcuni inediti (fogli sparsi, quaderni, cartelline) provenienti dagli archivi di Sandro Luporini, ritrovati dal pittore viareggino durante un recente trasloco. Insieme a questa documentazione, Barbero si è ritrovato con «centinaia di canzoni e di testi in prosa da ascoltare e studiare. Diverse migliaia di file contenuti nella rassegna stampa della Fondazione Gaber da compulsare, catalogare e ricopiare. Gli ambiti più diversi della storia italiana recente su cui documentarci con attenzione: la politica, la società, la cultura, il teatro, la musica, la canzone, la poesia, la prosa e tanto altro». Il tutto in un libro denso, informato, appassionante. 

FABIO BARBERO
Ligure, vive a Parigi dove insegna italiano alle scuole superiori. Ha pubblicato con Arcana, nel 2022, Giorgio Gaber, Sandro Luporini e la Generazione del 68. Un’analisi di alcuni spettacoli degli anni Settanta, e sempre con Arcana, nel 2023, Giorgio Gaber, Sandro Luporini e gli anni Ottanta. Gli spettacoli del decennio.

Arcana

lunedì 28 aprile 2025

Maddalena: la Napoli elettrica di Valerio Bruner! Dall'8 maggio

Il cantautore partenopeo pubblica il quinto album, ancora una volta dedicato ai lati oscuri e alle storie di frontiera della sua città. Un diario di viaggio in musica con otto canzoni rock appassionate ed emozionanti


VALERIO BRUNER
Maddalena
Ulisse Records, 2025
8 tracce | 27.59 min.




«Maddalena è la naturale evoluzione del percorso iniziato nel 2017 con Down the River, e prima ancora con il teatro: quell’urgenza, quasi una smania, di entrare nelle crepe dell’animo umano per vedere quanta luce ci possa passare attraverso, per parafrasare Leonard Cohen. Narrare di chi ce l’ha fatta è facile, ben più arduo è provare a dar voce a chi invece è stato messo al tappeto, a chi ci ha provato, ha lottato e ha fallito. Napoli, come città e comunità, sta cavalcando questa onda di perfezione a tutti i costi, lasciando da parte e nascondendo tutto ciò che non corrisponde a questa visione. Come cantautore, e come cantautore rock soprattutto, sento che le rotture, le ferite, le mancanze e i fallimenti, umani, sociali, istituzionali, sia invece necessario mostrarli, per tornare a guardare la realtà, e i volti che ci circondano, con onestà e sincerità. Senza filtri, né digitali tantomeno reali». 

Narrazione rock, quella di un cantastorie contemporaneo, elettrico e poetico, arrabbiato e emozionante. Parliamo di Valerio Bruner, che a due anni dall'apprezzato Vicarìa torna con Maddalena (Ulisse Records), il quinto disco di una vicenda artistica partita ormai dieci anni fa. In questo decennio il cantautore napoletano ha messo in evidenza tutto il suo modo musicale e artistico e si è espresso a tutto tondo tra rock, teatro e scrittura. Al centro della sua opera ancora una volta Napoli: come nel precedente album una Napoli lontana dalla cartolina e dal turismo di massa, quella dei vicoli dove il sole non entra, un carnaio di santi e cemento, di vasci e merce contraffatta, di case fatiscenti e madonne di strada, di motorini sfreccianti e canti dimenticati di sirena. Qui vive Maddalena, come la donna che ha amato Cristo nei Vangeli, come il quartiere del mercato nero alle spalle di Piazza Garibaldi, come le strade che Valerio percorreva con suo papà la domenica mattina per raggiungere il mercato del pesce a Porta Nolana.





Registrato a ottobre 2024 presso il Deck Lab Studio di Rimini con la produzione e gli arrangiamenti di Gianluca Morelli (Landlord)Maddalena è un album resistente, appassionato, speranzoso. Otto rock songs vernacolari ancora intrise della poetica e del piglio alla Bruce Springsteen – grande influenza per Valerio Bruner – ma con un respiro diverso, più maturo, anche grazie alla lavorazione a Rimini: «La Napoli di cui parlo è rock, punk, grunge, ha poco a che fare con un certo tipo di sonorità che guardano al Mediterraneo e alla World Music. Armonie e melodie antiche e meravigliose, ma che non rispecchiano, nella mia visione, i quartieri, i volti, le vite della “Napoli di frontiera” in cui sono nato e cresciuto e che racconto. Con Maddalena sentivo l’esigenza di andare oltre e di guardare oltre. Unire il sangue napoletano all’anima romagnola era una fusione che mi interessava e mi stimolava e dalla quale sapevo poteva nascere qualcosa di unico, nuovo, o quantomeno diverso da quello che ci si aspetta da un album in napoletano».  

Valerio Bruner è un cantautore, scrittore e autore teatrale che usa le sue canzoni come strumento per dar voce a tematiche dallo spiccato valore sociale. Inizia il suo percorso artistico come autore teatrale e attore, nel 2017 debutta con il suo EP Down the River, al quale seguono La Belle Dame (2019) e La Belle Dame #2 (2020), l'EP Someday (2021), Vicarìa (2023). Inoltre concerti, libri, spettacoli teatrali, colonne sonore, collaborazioni e interventi nella società civile a favore di cause importanti, tra emarginazione, riscatto sociale e cultura. Il filo rosso che lega la ricca attività di Valerio e che caratterizza anche il rock d'autore di Maddalena è lo spirito rivoluzionario: «Da ragazzo credevo che le canzoni avessero il potere di cambiare le cose, quantomeno di plasmarle verso una diversa direzione. Adesso, a quasi 40 anni, ci credo ancora di più. Ne ho la prova ogni volta che suono davanti al pubblico e sento che quel solco che sto tracciando attraverso le mie canzoni può davvero essere il primo passo di un raccolto generoso, un giorno. Come faccio a saperlo? Perché so che le canzoni creano empatia nel cuore dell’altro». 





Canzoni di rabbia e redenzione, di vita quotidiana e speranza. Tutte legate a una musa. Quella di cui scrive il giornalista Carmine Aymone nella prefazione del Diario di viaggio contenuto nel formato speciale del cd Maddalena: «La musa ispiratrice per Valerio Bruner è Napoli, con la sua bellezza anarchica, selvaggia, dissonante, etica ed eretica, seducente, inebriante… unica». 

Maddalena
Maddalena
Piazza Garibaldi
Frat’ a me
Sanghe
Malammò
Nun t’arrennere maje
Marzo ‘o ssaje
Malammò
Nisciuno se salva

Testi e musiche di Valerio Bruner
Prodotto e arrangiato da Gianluca Morelli
Mix e Master – Gianluca Morelli
Valerio Bruner – voce principale, cori, chitarre acustiche, chitarre elettriche
Gianluca Morelli – piano, chitarre acustiche, chitarre elettriche, basso, programmazione elettronica
Mario Ingrassia – batteria, basso
Omar Bologna – chitarre elettriche
Enrico Giannini – organo hammond, synth
Lorenzo Semprini – armonica

Valerio Bruner