Visualizzazione post con etichetta acustica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta acustica. Mostra tutti i post

martedì 12 settembre 2023

Il richiamo e l'abbandono: il nuovo album di Luca Di Martino

 Chitarra classica e loop, un viaggio musicale nell'animo umano per il chitarrista siciliano, amante di Ralph Towner e Pat Metheny, giunto al quarto album dopo l'omaggio a Fausto Mesolella


LUCA DI MARTINO
Il richiamo e l'abbandono
(802 Records)
10 tracce | 33.45 min.

 


«Un viaggio musicale, un'osservazione dell'anima umana, a tratti stufa della monotonia dei luoghi di appartenenza, a tratti nostalgica, e che mai sazia appare in bilico tra il partire e il tornare, tra il trovare e il lasciare, tra il richiamo e l'abbandono: due parole che sembrano lontane tra loro, opposte, ma che si incrociano spesso durante il percorso di vita di ogni uomo e trovano collocazione in ogni decisione intrapresa o scandita dal destino».

Sono le parole con cui Luca Di Martino presenta Il richiamo e l'abbandono, il suo quarto album solista. Un lavoro prezioso, delicato, tutto incentrato su chitarra classica e loop. Il richiamo e l'abbandono è un lavoro simile ai precedenti ma la principale novità consiste nella scelta consapevole di ambientazioni ed effetti differenti che hanno allontanato l’autore dal suono "naturale" della chitarra classica. La loop station, riproducendo alcune sequenze ritmiche/melodiche e percussive, gli ha consentito di dare spazio a momenti di libera espressività e improvvisazione, rendendo questo disco più accattivante, più d’impatto e di facile ascolto. 






Luca Di Martino è nato a Palermo nel 1987. Per un ventennio è stato chitarrista e autore di musica e testi nei Vorianova. È stato ideatore e Direttore Artistico per cinque anni della rassegna internazionale Isnello Guitar Festival. Festival. Ha debuttato da solista nel 2017 con Di Istinti e di Istanti, a cui fanno seguito Nel Tempo (2021) e Silenzi (2022), pubblicazioni indipendenti di spartiti per chitarra; poi Dalla mia parte (2022) e A bassa voce, un omaggio alla musica di Fausto Mesolella. Ammiratore di Mesolella, Pat Metheny, Ralph Towner, Luca Di Martino si è dedicato anima e corpo a questo sesto album, una sintesi del suo mondo, della sua sensibilità, del suo modo di affrontare un viaggio a sei corde, luminoso e melodico.  

«Penso che il mondo della musica si sia in gran parte adeguato ai tempi moderni. Tutto scorre frettolosamente, gli ascolti sono quasi sempre superficiali, se un brano non ti prende in 30 secondi è difficile che seguirai l’intera produzione di quell’artista. Sono consapevole di fare musica lontana da quella attualmente richiesta dal mercato, ma penso che anche all’interno di una società distratta ed euforica qualcuno potrebbe sentire il bisogno di fermarsi ad ascoltare qualcosa “fuori moda”. Ad esempio, a me capita spesso di restare affascinato da diversi artisti sconosciuti e lontani dall’omologazione musicale».

Luca Di Martino:



giovedì 4 maggio 2023

Le canzoni di viaggio di Angela Kinczly

 Dai Cantacronache a Molly Drake passando per Piero Ciampi, Claudio Lolli e Bruno Martino, il sesto album della cantautrice è una reinvenzione acustica in analogico e in presa diretta di un grande patrimonio di canzoni



ANGELA KINCZLY 
Canzoni di Viaggio
Ritmo&Blu Records 
(10 brani | 33.41 minuti) 




«Canzoni di viaggio nasce da incontri culturali di vario tipo mediati dalla letteratura, dal cinema, dalla radio; folgorazioni istantanee e amori di lunga durata scaturiti mentre ascolto i miei programmi preferiti, mentre guardo un film, leggo un libro, condividendo con gli amici. Nasce dalla curiosità e dalla fascinazione verso l’Italia del secondo dopoguerra, del boom economico, degli artisti e dei personaggi dell’epoca che ancora influenzano l’attualità artistica e culturale. Nasce anche per fermare un momento, catturare la “me interprete”, in presa diretta, senza fronzoli e senza artifici, la mia voce e la mia chitarra». 

Un vero e proprio viaggio – a partire dal titolo – nella canzone d'autore italiana, quello percorso da Angela Kinczly nel nuovo album chiamato, per l'appunto, Canzoni di viaggio. Pubblicato da Ritmo&Blu Records di Stefano Castagna, che ne è anche produttore artistico e "regista" delle registrazioni con tecnologia rigorosamente analogicaCanzoni di viaggio ha avuto una lunga genesi e un risultato eccezionale, incentrato in particolare su un patrimonio straordinario di canzoni, quelle dei Cantacronache. Partita inizialmente con l'idea di rivisitare alcune sue canzoni in una nuova veste acustica e minimale, Angela Kinczly si è ritrovata con una scaletta di cover d'autore che hanno mosso sempre di più la sua curiosità intellettuale e la passione per un’area nascosta, e a rischio di oblio, della nostra musica. 




Al centro del suo sesto album troviamo alcuni brani dei Cantacronache, il collettivo di musicisti e intellettuali (Sergio Liberovici, Michele L. Straniero, Fausto Amodei, Margot, ma anche Italo Calvino, Gianni Rodari, Umberto Eco, Emilio Jona, Franco Fortini e Giorgio De Maria) nato nel 1957 a Torino e terminato nel 1962. I Cantacronache proposero un'idea di canzone lontana da quella leggera e svenevole di Sanremo, recuperando anche brani della Resistenza, canti anarchici, operai e socialisti, rappresentando così la prima esperienza di cantautorato impegnato in Italia, tanto da influenzare così tutti i cantautori che verranno, da Piero Ciampi a Claudio Lolli, entrambi omaggiati da Angela. 

I temi dei Cantacronache, dalla figura della donna alla coscienza civile ai tempi del boom economico, riecheggiano in Canzoni di Viaggio, che però ha una scelta di fondo decisa, sottolinea la cantautrice: «Non è un caso che dai Cantacronache io abbia scelto le canzoni meno esplicite dal punto di vista del “politicamente impegnato”, bensì quelle che più raccontano il vissuto intimo delle persone, i loro sentimenti, le loro relazioni. Ho scelto i brani in base a due principi guida: canzoni (molto) poco conosciute ma senza tempo; canzoni che ho sentito mie sin da subito. Volevo scoprire i tesori nascosti del repertorio cantautorale italiano, canzoni ben scritte ed emozionanti che ti fanno dire: come mai non l’avevo sentita prima? Reinterpretarle ha significato cercare il modo per farle mie: dalla scelta della tonalità più adatta a un’emissione vocale mai forzata, sempre molto naturale, all’adattamento strumentale che potesse rendere le parti di chitarra non puro accompagnamento, come spesso era nell’originale, anche perché malgrado la semplicità di strumentazione degli originali le canzoni erano comunque arrangiate per un insieme più ampio nel quale la chitarra non era protagonista».





Accanto a pezzi di Fortini, Carpi, Jona e Liberovici, Amodei e Pogliotti, Angela Kinczly ha reinventato anche brani affini come Non capisco la domenica di Bruno MartinoLa guerra è finita di Claudio Lolli e L’amore è tutto qui di Piero Ciampi. Un'altra sorpresa, con la quale si chiude Canzoni di viaggio, è Io ricordo, scritta da Molly Lloyd Drake che, afferma Angela, «con tutta questa avventura italiana dei Cantacronache non ha niente a che vedere ma al tempo stesso è anche emblema della donna dell’epoca: cantautrice con un punto di vista femminile, che nella sua vita è stata soprattutto madre (di Nick Drake!) e che queste “canzoncine” le cantava e insegnava ai figli per puro diletto, esercitando nei limiti storici dell’epoca il suo ruolo politico di femmina».

Canzoni di viaggio è un disco mosso da urgenza ma anche meditato e accorto, così come le sue sedute di registrazione. La scelta analogica (registratore multitraccia, mix su master tape), oltre a garantire una resa sonora consona al materiale d'epoca, ha imposto di cogliere l’attimo dell’esecuzione, senza ritocchi o rimaneggiamenti.


CANZONI DI VIAGGIO

1. Quella cosa in Lombardia
Testo di Franco Fortini, musica di Fiorenzo Carpi 
2. La guerra è finita
Testo e musica di Claudio Lolli
3. Canzone di viaggio
Testo di Emilio Jona, musica di Sergio Liberovici
4. Un paese vuol dire
Testo e musica di Mario Pogliotti
5. Valzer della credulità
Testo di Emilio Jona, musica di Sergio Liberovici
6. Qualcosa da aspettare
Testo e musica di Fausto Amodei
7. Non capisco la domenica
Testo di Enrico Vaime, musica di Franco Nebbia
8. Le nostre domande
Testo di Franco Fortini, musica di Margot
9. L’amore è tutto qui
Testo di Piero Ciampi, musica di Gianni Marchetti, Pino Pavone
10. Io ricordo 
Testo e musica di Molly Lloyd Drake
Titolo originale: I remember
Traduzione e adattamento dall’inglese di Evelina Somenzi e Angela Scalvini




giovedì 2 febbraio 2023

Racconti dalla fine del mondo: il nuovo album di Valerio Daniele

 Tra composizioni e improvvisazioni, acustica ed elettronica, le 'levitazioni sonore tra Natura e Rovina' del musicista pugliese. Le riflessioni sulla Xylella diventano musica del nuovo millennio, con sorprendenti risvolti artistici  




VALERIO DANIELE
Racconti dalla fine del mondo
levitazioni sonore tra Natura e Rovina
Desuonatori 
(BandCamp - 13 tracce - 41.28 min.)




«Oggi il Salento è quasi desertificato. Appena ieri era un territorio verde, ricco, onnipotente. È un colpo al cuore e lo vivo ogni giorno, uscendo di casa. Questo sentimento mi ha condizionato aggiungendo un ulteriore strato urgente, reale alle mie peregrinazioni visionarie sul concetto di Rovina. Questo disco è una trama intrecciata tra la memoria della natura, il mio legame vitale con essa, e le mie visioni sul futuro, su quella sottile, fragile bellezza che emana dal senso stesso della Rovina e del dis/astro. Questa ambiguità si riflette nella musica e nel suono: sono affascinato dall’idea della costruzione di un’estetica del brutto, del guasto, del lo-fi, in armonica convivenza con elementi di connotazione decisamente acustica ed hi-fi».

Quando un artista riesce a far combaciare il proprio spirito visionario con uno sguardo attento e partecipe sulla realtà e sulla storia, allora il risultato è sempre affascinante. Valerio Daniele, musicista sensibile, curioso e accorto, è partito da una riflessione incrociata tra decadenza ambientale del suo Salento e quella del mercato musicale contemporaneo, approdando dopo tre anni di lavoro a Racconti dalla fine del mondo: «una visione, una proiezione immaginale, in cui passato e futuro sono intimamente connessi. Natura e mutazioni, memoria e intuizione convivono integrandosi in un tessuto sonoro che si fa evocativo, imprevisto, a volte bizzarro». Un album poetico, immaginifico, che procede attraverso un suono spesso ruvido e corrotto, la cui centralità è data dalle dicotomie e dalla circolarità degli spunti. Una sorta di eterno ritorno tra riflessioni, composizioni e suono





Il Salento funestato dalla Xylella diventa il simbolo della condizione dell’intero pianeta, fra ulivi secolari abbandonati alla loro fine e memoria ancora pulsante di un passato in cui la natura nel tacco d’Italia era vivida, liquida, quasi onnipotente. È il punto di partenza per una elaborazione sonora diventata album: tredici brani lavorati tra il 2019 e il 2022, una selezione di improvvisazioni e composizioni tra l’acustica e le musiche di ricerca e di confine per chitarra elettrica baritona e elettronica modulare

Interamente composto, suonato e prodotto da Valerio Daniele, registrato, missato e masterizzato ai Chôra Studi Musicali di Monteroni (LE)Racconti dalla fine del mondo esce in formato fisico e digitale solo via BandCamp, a voler sottolineare ancora una volta l'idea "politica" del gesto musicale: «BandCamp è l’unica piattaforma attuale che ha dimostrato di gestire in modo sano, umano e misurato il rapporto con gli artisti e i musicisti. Credo che fare un disco ai giorni nostri sia un’azione poco sensata, quanto in un certo senso rivoluzionaria. È cambiato non solo il mercato ma soprattutto il senso che la musica ha per la società e per le comunità. In questi nuovi scenari fare un disco in senso tradizionale è un gesto fuori moda e quasi insensato. Il disco inteso come opera completa, integrata, sistemica e uniforme ha lasciato il posto a un sistema in cui i singoli brani sono pubblicati con costanza e, troppo spesso, presto dimenticati. Si farebbe presto a riconoscere in questa tendenza una forma ancor più radicata di consumismo ma questo pensiero potrebbe essere superficiale. Credo che il rapporto fra la musica e la società sia destinato a cambiare continuamente. Era già successo tante volte nella storia, soprattutto nel 900, e sta succedendo ancora».

Questa levitazione sonora è stata scelta come colonna sonora per il film Il tempo dei giganti di Davide Barletti e Lorenzo Conte, quasi un volano per restituire in musica gli ultimi dieci anni della terra salentina ormai desertificata. A ulteriore completamento del dialogo tra la musica di Valerio Daniele e altre forme d'arte, nel libretto interno, sono presenti sette opere di Daniele Coricciati, Ilaria Seclì, Egidio Marullo, Walter Forestiere, Valentina Sansò, Maria Teresa De Palma e Davide Barletti e Lorenzo Conte: artisti dai linguaggi differenti (grafica, poesia, pittura, cinema) ma in profonda connessione col tema e l'autore. E anche con lo spirito di Desuonatori, un collettivo di musicisti «che hanno scelto la via dell’autoproduzione per rendersi indipendenti da certi automatismi del mercato e per riappropriarsi di ogni fase della filiera del processo produttivo. Il nocciolo di tutto è ricercare un rapporto sano, realmente comunicativo col pubblico, riavvicinare la musica e le persone, indipendentemente dai linguaggi musicali».





Valerio Daniele: Chitarre, chitarre baritone, moduli eurorack, programming, diamonica, voce.
Violino su 7 e 8: Roberta Mazzotta

Racconti dalla fine del mondo:

01. Il tempo dei giganti 
02. Così lontano 
03. Quando il gigante si sedette fece suonare il suo carillon
04. Gemme, pt. II 
05. Come coda delle comete 
06. Mani troppo grandi per un clavicembalo, pt. I 
07. Il tempo del partire 
08. Leaves, pt. II 
09. Tarantella degli svitati 
10. Canto rubato
11. Penseranno i pesci a tenere il conto dei giorni 
12. Mani troppo grandi per un clavicembalo, pt. II - to Allan 
13. 7 minuti prima dei fuochi d’artificio