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lunedì 20 gennaio 2025

Armamentario sonico di una domenica: la batteria creativa di Stefano Costanzo

 La mente ritmica di Tricatiempo in un lavoro d'esordio spettrale e visionario, all'insegna dell'improvvisazione. Nuova uscita Phonotype, con la partecipazione di musicisti del calibro di Still, Talpah, EKS, Fabrizio Piccolo, Elvin Brandhi e un cameo di Tonino Taiuti



ARMAMENTARIO SONICO DI UNA DOMENICA
Stefano Costanzo
(Phonotype Records 2025)
8 brani, 41.36 min.

 


«In questo nuovo album ho inserito la parte più onirica e spettrale del mio mondo sonoro, meno quello concettuale che di sicuro ha una cifra più indefinibile essendo appunto inglobata in un contesto onirico, quasi come un dormiveglia. Ma ho portato dentro questo nuovo lavoro, come diceva Massimo Troisi parlando del suo cinema, quello che di buono seppur poco, come un distillato, c’è nei lavori precedenti. Per la scelta degli ospiti ho deciso di invitare musicisti con i quali non avevo mai suonato prima, tranne Guido Marziale aka Eks, per creare un qualcosa di ancora più vicino alla sorpresa, in primis per me».

Un album solista come un diario onirico, un viaggio nelle visioni e nella trasfigurazione del ritmo, concepito e realizzato in una Napoli antica, quella di Auditorium Novecento e della Phonotype Records, ma in osservazione e lancio verso il futuroArmamentario sonico di una domenica è l'album d'esordio di Stefano Costanzo, un lavoro che, come dichiarato dallo stesso batterista, esprime la parte più nascosta del suo mondo sonoro, filtra il meglio di tante collaborazioni, include musicisti nuovi con il desiderio della sorpresa, dell'imprevisto. Un mondo sonoro devoto anche a tanti maestri vecchi o recenti, dalla vicinanza al rumorismo di Gegè di Giacomo alla "matematica ferocia" di Tony Williams, fino a Tony Buck, Le Quan Ninh, Tetzuya Nakatani, Eli Keszler.



Nuova uscita della più antica casa discografica italiana, presentato in anteprima, durante la notte di Capodanno in Auditorium, Armamentario sonico di una domenica è un'opera sperimentale che si allontana da una idea canonica e consolidata di batteria per esplorare ambienti sonori poco battuti, soprattutto evocativi. Il lungo titolo del disco, che riporta alla mente i film anni '70 di Lina Wertmuller e Ettore Scola, è già un elemento artistico in sé, dichiara Stefano Costanzo, una sorta di codice d'accesso al suo mondo: «Oltre che surreale il titolo ha anche un quid di visionario, immaginando una domenica (che ha sempre qualcosa di nostalgico e angosciante per me) durante la quale un bambino, dopo pranzo, su una poltrona si rilassa, mentre ascolta i suoni attorno che formano una tessitura sonora: la tavola che viene sparecchiata; una canzone che suona in un’altra stanza; gente che parla ad alta voce dal terrazzo di fronte, insomma un insieme di suoni, tutti vicini e sovrapposti, che può essere usato come un “armamentario” da ascoltare per ricordare e rivivere una domenica qualunque della propria infanzia». 

Batterista ipercinetico fondatore dei Tricatiempo, Stefano Costanzo ha collaborato con protagonisti del mondo della musica improvvisata come Evan Parker, Michel Doneda, Markus Stockhausen, L’Occelle Mare, Mike Cooper, Roberto Bellatalla, Andy Guhul, Abstract Compost, Elliott Sharp ecc. ma anche con jazzisti come Dario Deidda. Nel 2018 è stato scelto da Roberto De Simone per la sua rilettura della tragedia del Titanic. Con base a Napoli, Costanzo è in continuo movimento, prevalentemente con il duo post-dub/free-jazz Cadaver Mike insieme a Guido Marziale aka Eks, e con il trio Oportet, con cui affianca le sue composizioni all'improvvisazione radicale, infine con il suo solo di batteria e oggetti vari. Dalla fine del 2019 ha iniziato la sua collaborazione con i Klippa Kloppa, attualmente è impegnato con la band di Chiara Civello.


Rispetto alle composizioni di Tricatiempo, scritte dallo stesso Costanzo, Armamentario Sonico è caratterizzato dall'improvvisazione totale e radicale, un itinerario in stanze e paesaggi sonori percorso fino alle estreme conseguenze. Una decostruzione del ritmo e del groove che avviene anche con il contributo creativo di ospiti che caratterizzano fortemente il risultato finale, tra cui Still (protagonista della musica elettronica a Milano), Talpah (dagli ambienti electro di Venezia), EKS (Guido Marziale, con cui aveva già suonato), Fabrizio Piccolo, la sound artist gallese Elvin Brandhi e Tonino Taiuti, che ha recitato un estratto di un suo raro testo in napoletano arcaico ispirato a Viviani, su una improvvisazione di chitarra. Ricorda Costanzo: «Conosco Tonino Taiuti artisticamente da molto tempo, non solo per la sua carriera da attore ma soprattutto perché l’ho visto e ascoltato più volte improvvisare sia con le parole e la voce, sia con la chitarra elettrica, da solo e non, e mi è sempre piaciuto moltissimo ciò che fa. L’ho invitato per questo motivo ma anche e soprattutto perché sono un appassionato del dialetto napoletano, soprattutto quello arcaico, alla Viviani e anche quello “pulcinellesco” tipico della commedia dell’arte del 1600 e gli ho chiesto di recitare qualcosa con quel tipo di linguaggio, ed ha portato ‘A Luna d’ ‘e canzone, una sua poesia di 30 anni fa se non erro, con un innesto nel mezzo, di un’altra poesia di Andrea Perrucci intitolata Lu strummolo del 1600. Ci tengo a precisare che è stata “buona la prima”, sembrava apposta scritta per la base di batteria che avevo scelto per lui!». 

Stefano Costanzo:

Phonotype: 

venerdì 3 dicembre 2021

The Glamour Tapes: il nuovo album di Aparticle

 Un'avvincente operazione targata Ritmo&Blu Records: la 'improvising band' rivisita il precedente disco in regime totalmente analogico, tra jazz, rock e improvvisazione. Pubblicato su master tapes, compact cassette e digitale

The Glamour Tapes: il nuovo album di Aparticle

RITMO&BLU RECORDS

presenta

APARTICLE
The Glamour Tapes 
(3 parti/7 tracce)
Ritmo & Blu Records

Disponibile su:
Master Tape (R&BMT2102)
Compact Cassette (R&BCC2102)
Hi-Res Digital (R&Bdigit2102)






Ritmo&Blu Records è lieta di presentare The Glamour Tapes, nuovo lavoro di Aparticle. Prodotto da Stefano CastagnaThe Glamour Tapes è una rilettura interamente analogica di The Glamour Action, ultimo disco del quartetto, registrato e missato presso lo Studio Ritmo&Blu e uscito nel Febbraio 2020 (UR Records). Il lavoro è disponibile nei formati Tape Master, Compact Cassette e digitale in alta risoluzione sul sito Ritmo&Blu.

Aparticle è composto da Michele Bonifati, Giulio Stermieri, Cristiano Arcelli e Ermanno Baron, un quartetto eclettico che propone una personale sintesi di jazz, rock e improvvisazione. Nati nel 2017, hanno debuttato con Bulbs nel 2018, seguito da The Glamour Action nel 2020: in concerto i brani del disco sono interpretati come lancio per nuove composizioni, a testimonianza di una continua ricerca collettiva che si riflette in una sempre più evidente identità di gruppo. La rilettura del disco del 2020 dunque non va intesa come momento di stanchezza o di pausa, ma come tappa centrale nel percorso di dialogo tra composizione e estemporaneità. Sia nella scrittura che nell'organizzazione delle interazioni, il tempo presente assume un'importanza notevole: ciò caratterizza Aparticle come una peculiare e intrigante improvising band




Rivisitare un proprio disco è un'operazione importante, soprattutto se - come accaduto per The Glamour Tapes, riletto secondo l'ottica "vintage" cara a Ritmo&Blu - retta da una filosofia di produzione e ascolto unica nel suo genere. Come sottolinea Aparticle a proposito dell'invito, “Stefano Castagna ci ha proposto di realizzare una nuova versione dell'album lavorando completamente in analogico: abbiamo registrato su un multitraccia a nastro e mixato su banco analogico. Non è stato utilizzato nessun computer in nessuna fase produttiva e l’audio non è stato processato attraverso nessun dispositivo digitale. Questo, per noi, è stato un momento in cui ripensare a quanto la tecnologia possa influenzare la produzione musicale. In questa prospettiva abbiamo rielaborato il nostro materiale, adattandolo a questo nuovo processo di registrazione”.

Il lavoro di rimaneggiamento e rielaborazione dell’album ha stimolato una riflessione ed esplorazione artistica nel quartetto, a partire dal ruolo del processo produttivo fino a mettere in discussione il supporto in quanto tale in un’epoca di musica liquida. Gli interrogativi e gli spunti sorti in questa fase sono stati estesi a colleghi, critici, discografici e amici, tanto da generare un processo di riflessione ampio e condiviso che è diventato parte del booklet. Su tutti citiamo il parere di una firma storica e autorevole come Aldo Gianolio: “Una musica modernissima e personale, in cui hanno perfettamente metabolizzato suoni e idee che girano nell’aria della contemporaneità, facendole proprie e adeguandole ai propri stili, con belle architetture giocate sulle contrapposizioni di parti aeree e fluttuanti e altre più terrigne e solide.”

La pubblicazione di The Glamour Tapes segue quella di The Boy Next Door (Gibellini/Corini/Maniscalco) e conferma l’approccio rispettoso dei tempi di produzione che Ritmo&Blu Records vuole preservare e valorizzare. 




Aparticle

Cristiano Arcelli: Sax Contralto
Michele Bonifati: Chitarra
Giulio Stermieri: Rhodes, Organo, Juno60
Ermanno Baron: Batteria 
 
Info

Ritmo&Blu Records: 

Aparticle: 

domenica 10 ottobre 2021

Small Choices al TrentinoInJazz!

 Giovedì 14 ottobre a Trento il trio di Giacomo Papetti, Emanuele Siniscalco e Gabriele Rubino tra improvvisazione e musica contemporanea. Sabato 16 arrivano Michele Sperandio, Tino Tracanna e Francesco Saiu 



venerdì 26 giugno 2020

The Rain Of October: il nuovo album di Ivano Leva

Il compositore partenopeo pubblica con NovAntiqua un intrigante lavoro tra modern-classical, tardo-romanticismo e improvvisazione. Un itinerario tra incanto e memoria, per piano solo ed elettronica 
The Rain Of October: il nuovo album di Ivano Leva


IVANO LEVA
THE RAIN OF OCTOBER
NovAntiqua Records
12 tracce | 55.36



"The Rain of October è un lavoro la cui esegesi va ricercata nella verità straziante di un anno, il 2019, nel quale per ragioni personali ho conosciuto il punto più basso della mia esistenza di individuo: un autentico pugno nello stomaco che mi è letteralmente esploso dentro, un flusso di scrittura dei brani incredibilmente concentrato in pochissimi giorni; “vomitare” fuori questi brani (mi si passi il termine molto rude) è stato catartico e fondamentale per intraprendere una risalita che, per quanto mai potrà essere scevra dalle cicatrici accumulate, mi ha donato una rinnovata consapevolezza della mia ricerca interiore". Non usa mezzi termini Ivano Leva: il suo nuovo album nasce da una prorompente spinta interiore, in un itinerario di risalita e rinnovamento umano e inevitabilmente artistico. E' questo il senso profondo di The Rain Of October, il suo nuovo album per NovAntiqua, nel quale si presenta in solitudine, con pianoforte, piano preparato ed elettronica, mosso da un'indole speculativa che dal fenomeno della pioggia di ottobre passa a una "composizione sensoriale ed emotiva".

Pubblicato da un'etichetta-boutique di fine artigianato musicale come NovAntiquaThe Rain of October è il quarto album da leader per Leva, il compositore napoletano che nel corso degli ultimi anni - in particolare grazie a lavori come L’ala del silenzio (2016) per piano e quartetto d’archi e Debussy: La Cathédrale Transfigurée (2017) per piano ed oboe - ha ottenuto significativi riscontri per la sua abilità nel far dialogare i linguaggi tardo-romantici con il jazz e la modern-classical ("Ho unito in maniera autentica in un’unica forma espressiva non soltanto i due generi musicali che maggiormente ho praticato ed ascoltato, ma anche tutti gli altri stili musicali che ho assorbito lungo tutta la vita, oltre alle altre forme d’arte che da sempre foraggiano la mia creatività: la letteratura, la pittura, il cinema e le discipline scientifico-matematiche, che io considero arti a tutti gli effetti"). 



Anche grazie a questo eclettismo combinato a una preparazione e competenza frutto di anni di studio, Ivano Leva immagina l'album come una sorta di moderna suite per piano che mette in contatto la gamma percettiva della pioggia autunnale con il mondo interiore di autore e ascoltatore, in un ideale viaggio tra chiaroscuri, fragranze, epifanie e riflessioni intimiste sulla memoria, il tempo e la vita. "Ogni mia composizione nasce da una iniziale suggestione uditiva ben precisa che all’improvviso, dal nulla, si fa spazio nella mia mente; è un barlume di colore in nuce ma dai tratti somatici già nitidi, che fin dalla sua primissima apparizione mi comunica senza alcuna ombra di dubbio quale sia l’organico strumentale verso il quale tale cellula musicale voglia essere indirizzata. In tal senso, posso asserire che non c’è una dimensione nella quale prediligo muovermi, tutto dipende da quale sia l’oggetto in questione. The Rain Of October è indissolubilmente legato al suono del pianoforte, alle sfumature timbriche da esso ottenibili ed alla sua capacità evocativa, per cui non c’era dimensione migliore per questo disco che non fosse quella del piano solo".

The Rain Of October esce all'indomani del lockdown che ha inginocchiato l'attività di musicisti e operatori dello spettacolo, ma Leva opera in altre direzioni, riferendosi ad altre sensibilità, che prescindono dai bisogni o dalle difficoltà del momento: "I miei ascoltatori giungono alla mia musica attraverso sentieri ben precisi, dettati da una necessità di sfamare un proprio personale gusto e non certo da induzioni pubblicitarie o da circostanze di improvvisa precarietà nelle consuete dinamiche giornaliere. Anzi, generi di musica come la mia solitamente necessitano – per essere metabolizzati – di svariati riascolti ripartiti su di un arco temporale vasto, svincolato da contingenze momentanee. E’ musica alla quale arrivi per una curiosità sensoriale, non la troveresti mai sbattuta ai quattro venti sui social network, abbinata ad una ipotetica foto di me che suono il pianoforte con i piedi scalzi, mentre con l’occhio languido tento di irretire un pubblico femminile con fare da improbabile mandrillo da reparto detersivi di un supermarket".



THE RAIN OF OCTOBER

1. Dawn
2. Autumn Rainy Morning
3. Through A Windshield
4. Words In The Rain
5. Light Gleams
6. Crystalizing
7. To My Soul
8. Thoughts
9. Fragrances
10. Raindrops
11. Deafening Silences
12. Endlessly

Ivano Leva: piano, prepared piano (track n. 9), electronics (track n.11)
All tracks composed by Ivano Leva
Recorded and mixed by Carlo Gentiletti at Elios Studio (Naples, Italy)
Ivano played a Steinway Model D-274 concert grand piano

Ivano Leva:

NovAntiqua Records:

Synpress44:

lunedì 3 febbraio 2020

Bruno Pitruzzella in concerto a Palermo

Domenica 9 febbraio al Camus il chitarrista/istruttore subacqueo presenta dal vivo il disco 'Spawning', in apertura il violino solo di Francesco Incandela. Uscito anche il video 'Deep Drops' girato nelle acque di Ustica 
Bruno Pitruzzella in concerto a Palermo

Domenica 9 Febbraio 2020 
ore 21.00
Camus
via Patania 16 
Palermo

BRUNO PITRUZZELLA IN CONCERTO

opening act: Francesco Incandela violino solo

Ingresso libero, posti a sedere limitati, prenotazione consigliata



Domenica 9 febbraio 2020 al Camus - Via Patania 16, Palermo - Bruno Pitruzzella presenta dal vivo in concerto il suo ultimo album Spawning (Almendra Music). Il nuovo disco del chitarrista palermitano nasce dall'esigenza di un percorso in proprio, ma anche da riflessioni e meditazioni su tutto ciò che circonda la musica, a partire dalla sua attività di istruttore subacqueo. In apertura il violino solo di Francesco Incandela

Palermitano classe 1987, diplomato nel 2011 al Conservatorio Bellini della sua città, allievo di Antonello Ghidoni e soprattutto Marco Cappelli, Bruno Pitruzzella ha approfondito la pratica del jazz e dell'improvvisazione con Francesco Guaiana e ha suonato con tanti musicisti come Mimmo Cafiero, Umberto Fiorentino, Fabio Zeppetella, Antonio Forcione, Lelio Giannetto, l’Orchestra Instabile Disaccordo di Palermo. Attento sia alla composizione che all’improvvisazione, Bruno "scrive" la propria musica, che è quasi sempre strumentale, un mix di post rock, jazz, punk e improvvisazione. E' membro storico di Forsqueak, Utveggi e Aps, tre straordinarie band della scuderia Almendra Music.



Spawning (11 brani per chitarra classica, acustica, elettrica e 12 corde) è un album chitarristicamente assai variegato che, come dichiara Bruno, "riflette esattamente la tendenza a cambiare chitarra 3 o 4 volte nell’arco di mezz’ora e a suonare quasi sempre soltanto quello che suggerisce il momento”. e' da poco uscito anche il nuovo video di Deep Drops, uno dei brani più rappresentativi di Spawning, con immagini subacquee girate dallo stesso chitarrista nell'Area Marina Protetta dell'isola di UsticaDeep Drops apre il disco ed è un'improvvisazione con chitarra elettrica e delay, che però ha avuto una post produzione "creativa". 

Deep Drops: 

Bruno Pitruzzella: 

Almendra Music: 

lunedì 22 luglio 2019

Gettare le basi: ALEX SAVELLI e MASSIMO MANZI insieme!

Il debutto dei due musicisti per Radici Music tra rock, jazz, improvvisazione, libertà creativa e anni '70. Partecipano grandi ospiti come Pippo Guarnera, Ivano Zanotti, Massimo Tagliata e molti altri
Gettare le basi: Alex Savelli e Massimo Manzi insieme!


GETTARE LE BASI
Savelli/Manzi
Radici Music Records 
(11 tracce, 45.41)



"In Gettare le basi non abbiamo mai avuto né il problema di cosa suonare, né il problema di cosa parlare. È stato sempre facile fare musica insieme". Vale più di mille aneddoti la dichiarazione di Alex Savelli, che insieme a Massimo Manzi ha realizzato all'insegna della libertà un disco prezioso come Gettare le basi, album d'esordio della coppia Savelli/Manzi, pubblicato da Radici Music Records. Esordio vero e proprio non è, Alex Savelli e Massimo Manzi sono due personalità storiche della musica italiana che hanno già avuto modo di lavorare insieme, a partire dall'esperienza dei Pelican MilkGettare le basi è tuttavia il debutto di un duo anomalo, che immediatamente si propone come artefice di una proposta multistilistica, che attraversa i generi e si nutre di improvvisazione, libertà, istinto ed esperienza.

Il titolo Gettare le basi allude a un ritorno alle radici, alla semplicità, alle basi del fare musica: non a caso l'album è nato in duo, basso e batteria, e solo in un secondo momento Savelli e Manzi hanno deciso di partire da quelle basi per allargarle a ospiti. Amici e colleghi sono intervenuti su canovacci imbastiti con grande freschezza e felling, e Gettare le basi è diventato un disco corale, ampio, con la partecipazione di fior di musicisti come Pippo Guarnera,  Ivano Zanotti, Massimo Tagliata, Antonio Stragapede, Carlo Maver, Luca Fattori, Guglielmo Pagnozzi. Come sottolinea Savelli, il tempo è stato dalla loro parte: "abbiamo lasciato decantare e maturare gli eventi senza forzare, aspettando il momento opportuno. Gli ospiti da coinvolgere sono arrivati tutti in maniera fluida, dal momento esatto in cui abbiamo deciso di cominciare a cercare; solo perché avevamo capito, col tempo, che era giusto percorrere quella strada".




Polistrumentista, produttore e artista, attivo da un trentennio, Alex Savelli ha fondato i Pelican Milk nel 1999, ha lavorato con nomi quali Eddie Kramer, Simon Painter, Paul Chain, David Eserin, Ares Tavolazzi e tanti altri. Negli ultimi anni ha riscosso particolare interesse il progetto prodotto insieme a Danilo Malferrari L’onda, storie italiane di uomini e chitarre (cofanetto libro+cd con prefazione di Francesco Guccini). Massimo Manzi è uno dei più affermati batteristi della scena jazz italiana ed europea: da oltre trent’anni è una delle figure più presenti nelle rassegne musicali, con molte importanti formazioni anche di respiro internazionale. Ha collaborato con grandi solisti del jazz come Kenny Wheeler, Pat Metheny,  Phil Woods, Massimo Urbani, Gianni Basso, ma anche Antonella Ruggiero, Ian Anderson, Stefano Bollani, Maria SchneiderGettare le basi nasce dal comune amore per il grande rock anni '60 e '70, un imprinting di gioventù per Manzi (non a caso batterista della storica formazione rock-jazz degli Agorà), un linguaggio praticato senza schemi per Savelli: il risultato è un lavoro che si dirige in aree come il jazz-rock e il progressive ma anche il funk e il dooml'elettronica, senza prevedibili adesioni a canoni ma con grande libertà artistica.




Come sostengono i due, "un terzo composizione e due terzi improvvisazione, riff scritti mesi prima della session di registrazione poi abbandonati e ripresi senza metronomo proprio per gettare basi il più vere e live possibile, dopodiché molto spazio ha avuto l'improvvisazione per non perdere in verità e freschezza". Arricchito l'album con l'intervento degli ospiti - da una delle massime autorità dell'organo Hammond, Pippo Guarnera, a Ivano Zanotti, nuovo batterista di Ligabue, passando per Massimo Tagliata, notissimo fisarmonicista e pianista jazz - Gettare le basi è diventato un'esperienza d'ascolto, più che un semplice disco. La riprova è nell'assenza di titoli dei brani, allo scopo di invitare l'ascoltatore a rispondere con la stessa libertà: "è stata una scelta di produzione importante nata dalla riflessione che troppo spesso i titoli sono inutili, inappropriati o fuorvianti.Sono qualcosa di superfluo per un lavoro che vuole dare spazio all'istinto ed alla libertà espressiva… di qui la parola all'ascoltatore che forse meglio di noi potrà trovare un titolo giusto".


Savelli/Manzi: 

Radici Music: 


martedì 28 maggio 2019

Cosa potrebbe accadere: jazz, rock, groove e improvvisazione per CASINO DI TERRA!

Tra composizione e improvvisazione, groove e jazz-rock d'assalto il nuovo disco di Marraffa, Papajanni e Di Giacinto. Lo pubblica la berlinese Aut Records, ospiti Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis e Valeria Sturba
 Cosa potrebbe accadere: il ritorno di Casino di Terra 


CASINO DI TERRA
COSA POTREBBE ACCADERE
Aut Records
8 tracce - 46'. 17''


Cosa potrebbe accadere: 



"Rispetto ad altri miei progetti, Casino di Terra si contraddistingue per l'esplorazione di sonorità più affini al rock, senza però negare la continuità con l'approccio che ho cercato di sviluppare negli anni, basato sulla sperimentazione di pratiche compositive orientate all'improvvisazione. La contaminazione con espressioni musicali in cui è presente una componente ritmica più legata al groove, d'altra parte, è una costante nelle vicende del jazz e della musica improvvisata – basti pensare a Ornette Coleman. Il sound che contraddistingue la band è quindi un terreno di ulteriore sperimentazione, in cui cerco di dare alla mia ricerca uno sbocco coerente". 
Una presentazione avvincente, quella di Edoardo Marraffa, che illustra le caratteristiche del trio Casino di Terra. Un manifesto programmatico e artistico dal quale emergono gli elementi più rappresentativi di un progetto unico nel suo genere: jazz e groove, rock e improvvisazione, sperimentazione e ricerca ricordando maestri come Ornette Coleman. Il nuovo album Cosa potrebbe accadere (Aut Records) è la dimostrazione lampante di un percorso fuori dalle classificazioni, alla continua ricerca di nuovi orizzonti.

Sassofonista e compositore, esponente di spicco della musica improvvisata in Italia, Edoardo Marraffa lavora dal 1993 sul suono del sassofono, in particolare il tenore, esplorando i confini del suo potenziale espressivo. Figura spesso nella programmazione di tanti festival europei e internazionali e ha suonato con giganti quali Tristan Honsinger, William Parker, Hamid Drake, Han Bennink, Wadada Leo Smith, realizzando più di venti album tra collaborazioni con altri artisti e progetti originali (l'ultimo è Diciotto, uscito nel 2018). Un tassello significativo di questo percorso è Casino di Terra, fondato con Sergio Papajanni e Gaetano Di Giacinto, artefice di un disco d’esordio nel 2015 intitolato Ori. Con l'arrivo di Valeria Sturba Casino di Terra diventa un quartetto e nel 2019 pubblica il secondo album con la indie-label berlinese Aut Records.



Dichiara Marraffa: "Ho esplorato a lungo le possibilità del sassofono, spesso illudendomi di aver inventato qualcosa di veramente nuovo, per poi accorgermi che non era vero. Ma ho l'intenzione di insistere per sempre. Mi diverto così. Casino di Terra nasce come trio, è stato questo il “formato” da cui siamo partiti nel concepire Cosa potrebbe accadere. La collaborazione con una musicista straordinariamente versatile e incline alla sperimentazione come Valeria Sturba ha rappresentato l'occasione per ampliare l'organico ad un nuovo elemento, nell'idea di conferire al sound della band una varietà timbrica più ampia e di aggiungere nuovi livelli di interplay tra i musicisti". Come accaduto in Ori, ma con un'attenzione maggiore agli elementi del groove e all'impatto ritmico, Casino di Terra immagina un jazz-rock diretto, esplicito, nel quale trovano spazio anche colori, timbri e soluzioni all'insegna della varietà, come l'Arp Odissey di Fabrizio Puglisi e il Fender Rhodes di Stefano De Bonis

Il nome della band - Casino di Terra è una località della Val di Cecina - allude a un'organizzazione razionale e terrena della materia sonora, nella quale il fulcro è l'improvvisazione, una pratica sistematica alla quale Marraffa dedica la sua vita musicale da anni, in costante dialogo con la composizione. "Gli otto brani di Cosa potrebbe accadere sono tutti composti. Non ci sono - qui e nella produzione di Casino di Terra in generale – dei pezzi totalmente improvvisati. L'improvvisazione viene spesso vista come contrapposta o addirittura antitetica alla composizione. Si tratta di una dicotomia fuorviante, legata al concetto molto recente (e tutto occidentale) di composizione come realizzazione di un prodotto “definitivo” che può al massimo essere “interpretato” da un esecutore diverso dall'autore. Se però si guarda alle pratiche musicali che caratterizzano le tradizioni musicali popolari in buona parte del mondo, ci si rende conto immediatamente di come, accanto alla trasmissione orale, l'improvvisazione sia un altro elemento che ritorna costantemente. Intendere l'improvvisazione come pratica sistematica vuol dire certamente spingersi sul terreno dell'improvvisazione totale – da sempre presente nel mio percorso – ma anche esplorare la dialettica tra composizione e improvvisazione– una dialettica in cui la composizione “apre” all'improvvisazione e l'improvvisazione si presenta come una forma di “composizione istantanea”.




Cosa potrebbe accadere:

1. Cosa potrebbe accadere
2. Orlando 
3. Fantasmi di Nadia 
4. Golden Square 
5. Red Carpet 
6. Belka 
7. Ma te ne sai di più
8. La gran follia  

Edoardo Marraffa: tenor sax 
Sergio Papajanni: bass 
Gaetano Di Giacinto: drums

Featuring:
Fabrizio Puglisi: Arp Odissey 1 & 8
Valeria Sturba: electric violin  2 & 4
Stefano De Bonis: Fender Rhodes 7


Edoardo Marraffa:

Aut Records: