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lunedì 15 giugno 2026

NAPOLI UNPLUGGED! la terza edizione dal 17 luglio al 18 settembre

 Dal 17 luglio al 18 settembre, la terza edizione della rassegna di musica napoletana acustica

Sul palco di Foqus a Montecalvario: Flo, Gnut & Alessandro D'Alessandro, Ilaria Graziano 

NAPOLI UNPLUGGED




Venerdì 17 luglio torna “Napoli Unplugged”, terza edizione della rassegna di musica d’autore organizzata dall’Associazione Culturale Brodo, con la direzione artistica di Viola Bufano, promossa e co-finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito della programmazione culturale 2026/2027. Anche questa volta la kermesse presenta appuntamenti musicali di qualità, con artisti napoletani noti e apprezzati a livello nazionale: tre concerti in programma presso la Corte dell’Arte della Fondazione Quartieri Spagnoli, meglio nota come FOQUS, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, in via Portacarrese a Montecalvario, 69.

“Napoli Unplugged” rientra tra i 55 progetti che, nel quadro della Linea d’azione 2 del bando “Cultura Napoli 2026”, animeranno tutte le Municipalità cittadine fino al mese di marzo del 2027. Si tratta di un programma diffuso e multidisciplinare fortemente voluto dal sindaco Gaetano Manfredi, che conferma il ruolo della cultura come leva strategica di crescita, inclusione e valorizzazione del territorio. Con questo piano, che prevede un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro, l’Amministrazione comunale sostiene la qualità progettuale, rafforza il protagonismo degli operatori culturali e promuove una programmazione capace di coniugare patrimonio e innovazione.




L’inaugurazione di “Napoli Unplugged”, venerdì 17 luglio, è affidata a Flo, una delle figure più popolari della nuova canzone napoletana. Il suo concerto si intitola “La canzone che ti devo”, nel quale l’artista ripercorre il tempo avventuroso, leggero e malinconico dell’adolescenza. Crudele e spiazzante, Napoli fa da sfondo a un racconto fatto di parole e brani, quelli scritti dalla cantautrice e quelli che sono stati importanti per la sua crescita. La playlist di una ragazza invisibile, nata e cresciuta nella periferia di cemento abusivo, con una bella voce e, dunque, con una possibilità. Un piccolo viaggio di formazione in musica che, partendo dalla Napoli di Maradona, arriva alla Biennale, a Parigi, a Città del Messico.

Secondo appuntamento, venerdì 31 luglio, con Gnut & Alessandro D’Alessandro. Il duo ha colpito la critica e il pubblico con l’album “Dduje paravise”, su cui è incentrato il live, uno spettacolo di riscoperta del repertorio della canzone napoletana attraverso il dialogo tra due musicisti originali e a loro modo inimitabili. Un concerto per voce, organetto preparato, elettroniche e chitarre, che fa da ponte tra la tradizione e il linguaggio moderno degli interpreti coinvolti. Da Libero Bovio a Murolo, da Carosone a Pino Daniele, passando per i brani più significativi dei repertori di Gnut e D’Alessandro, riarrangiati in chiave inedita.

 





Ultimo appuntamento, venerdì 18 settembre, con Ilaria Graziano, fresca autrice dell’album “Rive”. Il suo debutto da solista, dopo diverse collaborazioni importanti in Italia e all’estero, è una lunga e intima riflessione in nove brani, l’invito a un ascolto profondo sui temi del cambiamento, della trasformazione e della ricerca di equilibrio. Il disco, realizzato con Simone De Filippis e Gnut, è frutto di un lungo periodo di riflessione, ma è anche una sorta di mappa dell’anima, tra atmosfere più acustiche e rarefatte e inserti di elettronica: così il concerto della cantautrice, toccante, emotivo, che invita a fermarsi, ad ascoltare, ad accogliere il flusso della vita.

L’ingresso è alle ore 20:30. I concerti iniziano alle ore 21:00. È possibile acquistare i biglietti in prevendita su https://www.etes.it/sale/list/events/10118/Napoli-Unplugged-2026 . Il contributo è di 10 euro a persona + d.d.p. I posti sono limitati: si consiglia di effettuare l’acquisto in prevendita online per assicurarsi il posto e per facilitare le operazioni all’ingresso. 

Info
328.3849804 | associazionebrodo@gmail.com







venerdì 8 maggio 2026

L'autoritratto all'Inferno di Roberto Fedriga

 Il cantautore lombardo torna con 'Orfeo', un mini album introspettivo, doloroso e terapeutico, tra indie-folk, canzone d'autore, mito classico e suggestioni di Edvard Munch. Prodotto con Boris Savoldelli


ROBERTO FEDRIGA
ORFEO
2026
(4 tracce | 14.03 min.)




 

«Orfeo è un disco necessario per me. È figlio di un periodo delicato a livello personale, dove l’arte, in tutte le sue forme, ha rappresentato un luogo sicuro nel quale trovare risposte. La letteratura e l’arte pittorica sono state alleate della musica per supportarmi in un viaggio introspettivo che probabilmente rimandavo da troppo tempo. Trovare assonanze e un senso di empatia così intenso in opere provenienti da contesti ed epoche così diverse mi ha fatto capire quanto la ricerca interiore sia universale nella sua essenza. Siamo stati, siamo e saremo sempre umani, molto più simili tra noi di quanto immaginiamo, indipendentemente da quando e dove siamo vissuti. Credo sia la magia dell’Arte vista come onesta rappresentazione del proprio universo interiore».       

Dalle prime battute con le quali Roberto Fedriga presenta Orfeo si capisce chiaramente l'importanza di questo lavoro. Un'opera minuta, un EP di quattro brani pensato, scritto e realizzato in solitudine ma dal cuore grande, dall'afflato universale, partito da profonde e intime riflessioni esistenziali. Tra il viaggio e la terapia, l'incontro con le proprie aree oscure e la valenza salvifica della musica e della pittura. I quattro pezzi di Orfeo uniscono mito classico, introspezione contemporanea e suggestioni visive provenienti dall’espressionismo nordico, che influenza anche l’identità visiva: ogni brano dell’EP ha una copertina che evoca vere e proprie tele emotive, dove figure evanescenti emergono da vortici di colore e luce. Anche l'artista ha rinunciato alle canoniche foto presentandosi con due ritratti di ispirazione munchiana. Rivela Fedriga: «Tutti, credo, veniamo chiamati prima o poi ad affrontare il nostro personale “inferno”. Spetta a noi poi decidere se rimanerci o quantomeno tentare la risalita. Non sempre è possibile. Non sempre basta la volontà. Il primo passo è però l’accettazione. Comprendere cosa si sta vivendo senza filtri. Accettare l’inferno, sentirne l’odore e percepirne il buio profondo. Arrivare ad autorappresentarsi all’inferno, per specchiarsi, accettare, prendere un respiro profondo e sperare di aver voglia di tornare a galla». 




L’EP prende avvio dal mito di Orfeo, figura archetipica del poeta che attraversa l’oscurità per amore e conoscenza. In questa rilettura contemporanea, l’inferno non è un luogo mitologico ma uno spazio interiore: un territorio emotivo in cui si incontrano memoria, perdita e consapevolezza. Il progetto si sviluppa come un percorso narrativo in quattro tappe, in cui il protagonista attraversa diverse forme di crisi e trasformazione: dalla ricerca dell’altro alla discesa dentro sé stesso, fino a una fragile forma di accettazione. Il punto di partenza del viaggio è Euridice, il pezzo d'apertura legato alla memoria, all'assenza che genera la ricerca; Autoritratto all'Inferno è una discesa senza sconti nei propri inferi, ma anche un dialogo immaginario con Edvard Munch, amatissimo da Fedriga; in Antieroe o antimateria il protagonista si interroga sull'identità e il senso, Ultimo settembre chiude un cerchio e genera nuova consapevolezza. 

Accanto al mito classico, un’altra importante fonte di ispirazione è la pittura di Edvard Munch. L’estetica espressionista del pittore norvegese — fatta di figure solitarie, paesaggi emotivi e tensione psicologica — ha influenzato sia l’immaginario visivo del progetto sia la scrittura dei testi. Autoritratto all’inferno nasce anche dal dialogo con alcune sue opere e con i suoi celebri autoritratti, in cui l’artista si rappresenta immerso in atmosfere interiori inquietanti. Il titolo stesso del brano richiama direttamente questo universo pittorico, e nei versi emergono immagini e tensioni emotive che si rifanno alla stessa dimensione espressionista: la figura umana isolata, la crisi dell’identità, il confronto con la propria ombra.







Nato nel 1984, Roberto Fedriga ha un passato rock, ha studiato canto jazz, e gestito gli studi di registrazione Undersound, ma il suo orizzonte è la canzone d'autore. Tim Buckley, Tom Waits, Nick Drake e John Martyn lo influenzano profondamente nella tecnica ma soprattutto nella ricerca dell’interpretazione come obbiettivo principale dell’espressione musicale. Nel 2014 debutta con un album omonimo (al quale partecipano Nik Mazzucconi e Guido Bombardieri), nel 2018 pubblica Frenologia con la rock band dei Magora, nel 2023 arriva il suo secondo Lp La mia malattia. Tutti i brani di Orfeo sono stati scritti da Roberto Fedriga, che ha curato anche l’esecuzione della parte strumentale e del cantato. Ad arricchire il tessuto sonoro contribuiscono alcune preziose collaborazioni, che donano un colore intenso e contribuiscono a creare un’atmosfera immersiva e profondamente evocativa: Marco Remondini al violoncello e al sax, Roberta Visentini al clarinetto. Il mix è stato realizzato da Carlo Cantini, già in La Mia Malattia. La produzione artistica è curata dallo stesso Fedriga, con il prezioso e determinante supporto di Boris Savoldelli.

Orfeo:

2. Autoritratto all’inferno https://youtu.be/lkGMLmtWX5c?si=hQrU8xydNjPsBjvq  
3. Antieroe o antimateria https://youtu.be/sDMW86x6EM8?si=aMZhh_q9QxkiBCHs   

Testi e musica: Roberto Fedriga
Voce e strumenti: Roberto Fedriga
Violoncello e sax: Marco Remondini
Clarinetto: Roberta Visentini
Mix: Carlo Cantini
Produzione: Roberto Fedriga e Boris Savoldelli

Roberto Fedriga:

domenica 26 aprile 2026

Y.D.L.A.M.: il viaggio nel canto tra Africa e Sannio con TekCiervo

Il toccante e visionario percorso in musica, dalla rielaborazione di voci antiche al contatto con le nuove sonorità contemporanee, nel disco d'esordio dei fratelli Ciervo. Dalla Guinea a Benevento con folk, elettronica, afrobeat e groove, edizione in vinile


Y.D.L.A.M.
TEKCIERVO
(2026)
8 brani | 28.52 min.



 

«È possibile immaginare una storia in cui le voci più seducenti della nobile tradizione popolare italiana, quelle di Rosa Balistreri, di Concetta Barra, e di altre ugualmente brave esecutrici del canto tradizionale, possano incrociarsi, intersecarsi con quelle di Boubacar Diallo, di Alpha Oumar Balde, ossia con quelle di ragazzi arrivati qui, da noi, dopo aver attraversato il deserto e il mare? Noi, questa storia, l’abbiamo immaginata. E, dunque, il tema sotteso è proprio il viaggio. Un viaggio di attraversamento di luoghi inospitali, in condizioni terribili. Quel viaggio che tanti ragazzi scelgono di compiere per arrivare in Italia». 

Un viaggio difficile, impervio, doloroso, che dal Continente Nero porta allo Stivale. Dall'Africa occidentale all'Italia Meridionale. Dalla Guinea a Benevento. Un viaggio di speranza che TekCiervo ha cantato e messo in musica con originalità, tensione, pathos e disponibilità all'ibridazione in Y.D.L.A.M., il nuovo album uscito in vinile. Un viaggio nel quale Corrado e Carlo hanno operato da registi – non solo da musicisti – armonizzando voci estrapolate da grandi classici del folk italiano, le storie di ragazzi che hanno attraversato il mare, la loro tensione musicale contemporanea. Il risultato è Y.D.L.A.M.: più che un album, una vera e propria operazione culturale e in senso ampio politica.

TekCiervo è il progetto ideato dai fratelli Corrado e Carlo Ciervo, attivi da tempo in un contesto di ricerca sonora e culturale, in cui cercano di fondere elementi della tradizione popolare con linguaggi moderni e sperimentali. Uniti artisticamente da sempre, entrambi hanno maturato esperienze in diversi ambiti e collaborano con altri musicisti in produzioni e performance. Da diversi anni si occupano di musica di ricerca, attingendo spesso da voci e suoni della musica popolare italiana, rielaborandoli mescolando folk, elettronica, elementi elettroacustici e improvvisazione. Con Vittorio Zollo compongono Osso Sacro, gruppo di ricerca, rielaborazione e riposizionamento delle narrazioni orali e sonore del territorio sannita, vincitore del Premio Andrea Parodi 2023. 






Il passaggio decisivo per l'evoluzione del duo è avvenuto grazie all'incontro con Alpha Oumar Baldè e Boubacar Diallo, due giovani migranti della Guinea: con loro arrivano nuove voci, nuove lingue e nuovi immaginari come il “fula” (fulfulde) e il “susu”, lingue della tradizione orale e del canto, in connubio con il francese, diventando parte integrante della scrittura musicale come linguaggio vivo, portatore di memoria, esperienza e identità. «Partono in silenzio, spesso senza confessarlo neppure alle mamme, portandosi dietro non solo speranze e desideri, ma anche paura, insicurezza, rimorso. E perciò è come se avessimo voluto trovare per loro delle mamme in grado di temperare, di mitigare, per quanto possibile, le loro angosce. Svolgono la funzione delle voci materne, supportano i ricordi dei loro viaggi, risuonano nelle loro teste e nel disco». I testi di Alpha One e Bubi nascono da storie personali, da racconti di viaggio, di perdita, di attraversamento. Sono parole che conservano il ritmo della narrazione orale africana, dove la voce è veicolo di sapere, cura e appartenenza. Questa dimensione dialoga profondamente con la tradizione popolare nostrana, in cui il canto ha storicamente avuto una funzione del tutto analoga. TekCiervo riconosce questa parentela profonda e costruisce un ponte tra due mondi che condividono la stessa urgenza espressiva

La peculiarità dell'album, suonato interamente dai fratelli Ciervo con Carlo Corso e Giuseppe Tomaciello insieme alle voci di Alpha One e Bubi, è nell'insieme di tessiture e intrecci col materiale tradizionale, dal canto di Rosa Balistreri e Concetta Barra oppure quello raccolto e registrato sul campo da Alan Lomax e Diego Carpitella: il risultato è un viaggio visionario in otto brani tra folk, elettronica, afrobeat, art-rock e world fusion. Con il filo conduttore del canto, ricordano i fratelli Ciervo: «E così il canto finisce per assumere una funzione salvifica, utile ad affrontare momenti complessi, ma anche una valenza catartica, in grado di supportare la forza della memoria. In questo senso, il canto non segue finalità mercantili e neppure motivi puramente estetici. Il canto aiuta a vivere, il canto è funzionale alla vita. Insomma: si canta per vivere meglio. E quella medesima funzione la si ritrova anche nell’Italia prima del boom economico, quando la voce era lo strumento che serviva a combattere i mali del mondo: il lavoro sfruttato e alienato, le violenze degli amori, le disuguaglianze sociali. E così le grandi cantanti italiane e le cantatrici popolari le abbiamo immaginate come le “madri/guide” dei figli con la faccia nera che intraprendono il viaggio. Essi partono come partirono i nostri avi per fuggire la fame, per cercare lavoro, per ritrovare un luogo “altro” dove sognare un futuro migliore».




Il senso profondo dell'operazione è tutto nella sigla del titolo Y.D.L.A.M.: “Yimde Dandayde Leñol Mulugol”, ossia il canto che protegge le genti dallo svanire.

YDLAM:

1. Monteloura
2. New Tek
3. Hoydol 
4. Les Travaiileurs 
5. Jev Dicenn 
6. Concetta Deluxe
7. Y.D.L.A.M.
8. Dormìa

TEKCIERVO:
Corrado Ciervo: violino, chitarra, basso, voce
Carlo Ciervo: synth bass, piano, sampler 
Alpha Oumar Baldè: voce 
Boubacar Diallo: voce
Carlo Corso: batteria 
Giuseppe Tomaciello: drumpad, percussioni 

TekCiervo: 

venerdì 12 settembre 2025

Amaro è 'o bene: il nuovo singolo dei Fanali con Altea!

giovedì 27 marzo 2025

Silenzio Assenso Reload: il ritorno degli EPO!

Soundfly ristampa in vinile 180 grammi, cd con due bonus track e digitale lo storico album della band partenopea, tra canzone d'autore e sonorità rock internazionali. Ciro Tuzzi e compagni ripartono dal vivo sabato 29 marzo in Auditorium Novecento 


EPO
Silenzio Assenso Reload 
(Soundfly - Self distr.)
10 tracce | 43.47 min.




Sabato 29 marzo un atteso e speciale evento per la musica napoletana e non solo. SoundFly pubblicherà Silenzio Assenso Reload, la ristampa in vinile e cd dell'album del 2007 degli EPO. In serata, alle 22, la band partenopea tornerà dal vivo in concerto all'Auditorium Novecento dopo un lungo periodo di pausa. Il vinile 180 gr. contiene le dieci tracce originali dell'album, le due tracce bonus Catarì e Silenzio Assenso sono contenute nel cd in un QR code con immagini e altre sorprese.

EPO è nato nel 2000 dall’incontro tra la sensibilità artistica del chitarrista e autore Ciro Tuzzi e le idee del produttore e tastierista Mario Conte (Meg, Colapesce), con l’intenzione di offrire una chiave di lettura nuova e attuale a canzoni ispirate e mai banali, nel solco della tradizione del miglior songwriting italiano, e non solo. Nel 2002 pubblicano il disco d’esordio Il mattino ha l’oro in bocca, calcano il palco del Premio Ciampi, ottengono il terzo posto al premio “Fuori dal Mucchio” per il miglior album d’esordio. Nel 2007 esce Silenzio Assenso, che ottiene un grande apprezzamento da pubblico e critica grazie a un pop-rock d'autore raffinato e dal respiro internazionale, tra Radiohead e Coldplay. Il video di Sporco entra in rotazione sui maggiori canali e il gruppo viene invitato da Alex Infascelli a firmare il divano del programma cult Brand:New trasmesso da MTV, il cui sito lo segnala tra le migliori 10 uscite dell’anno.





Nel 2012 è la volta di Ogni Cosa è Al Suo Posto, con Marina Rei e Giovanni Truppi tra gli ospiti. Nel 2015 gli EPO sono protagonisti di una eccezionale campagna crowdfunding grazie alla quale pubblicano due album indipendenti con il producer Daniele “IlMafio” Tortora (già con Daniele Silvestri, Afterhours, Diodato): l'EP Serpenti (2016) e Enea (2019), il loro primo disco con SoundFly, che unisce la tradizione partenopea ad un sound internazionale con Roy Paci ai fiati e gli archi di Rodrigo D’ Erasmo

Dopo alcuni anni di pausa il gruppo torna con la ristampa di Silenzio Assenso, la presentazione dal vivo in Auditorium (biglietti nel circuito ETES) sabato 29 marzo e presto l'annuncio di nuove date del Silenzio Assenso ReLoad Tour 2025.




Ciro Tuzzi (autore, voce e chitarra)
Michele De Finis (chitarra elettrica)
Jonathan Maurano (batteria)
Gabriele Lazzarotti (basso)
Mauro Rosati (piano e tastiere)

Concerto Auditorium (biglietti + info): 

SoundFly

giovedì 6 marzo 2025

Suitcases: Sereen in concerto a Napoli!

 Venerdì 14 marzo all'Auditorium Novecento la musicista presenta dal vivo il disco d'esordio 'Suitcases'. Un viaggio intimista e emozionale tra canzone d'autore, rock anni '90 e indie-folk. Ospiti Ivo Mancino, Ofiuci, Ill Gonzo



venerdì 31 gennaio 2025

Vertice: le visioni distopiche dei Movion!

 Luminol Records pubblica l'atteso album del potente trio torinese. Tra post-rock ed elettronica, un superbo lavoro interamente strumentale tra atmosfere robotiche e futuribili, con estratti audio di George Orwell, John Berger e John Cage 


MOVION
VERTICE
(Luminol Records 2025 
(9 brani | 56.14)






Luminol Records è lieta di presentare Vertice, il nuovo album dei Movion. Un gradito e atteso ritorno, a sei anni di distanza dall'ultimo disco Blank, per il trio torinese, formazione perfetta per la filosofia post-progressive dell'etichetta. Vertice infatti sin dal titolo si presenta come un punto d'arrivo e di completa elaborazione musicale e concettuale per i Movion, che dal loro esordio puntano al connubio e alla sinergia tra atmosfere sintetiche e soundscapes acustici, attraverso una narrazione sonora guidata dall’emozione e dalla psichedelia. 

Movion è un trio strumentale nato nel 2012 a Torino dall’incontro di Antonio Vomera (basso, synth), Alessandro Angeleri (batteria, drum machine) e Nicolò Tamagnone (chitarra). Nel 2015 pubblicano il primo album Movion, inserito nella top 10 alternative di Impatto Sonoro. Tre anni dopo bissano con Blank, pubblicato anche in vinile, caratterizzato dalla coesistenza tra loop strumentali elettro-acustici tipici del post-rock e sonorità elettroniche di area techno IDM e synthwave, con il tema dello studio e dell’analisi della percezione riproposto attraverso i campionamenti delle voci di David Cronenberg e Stan Brakhage





Vertice rappresenta il culmine di un processo durato diversi anni, con cui i Movion si sono impegnati a sviluppare ed evolvere rafforzando la dualità tra strumentale ed elettronico, tra razionalità tecnica ed espressioni emotive. In Vertice trovano spazio estratti audio di George Orwell, John Berger e John Cage, in richiamo a tematiche che spaziano dalle ipotesi sul destino della società in un prossimo futuro distopico e privo di emozioni, alle conseguenze dello sviluppo tecnologico e dell’impatto di quest’ultimo sulle relazioni umane, all’estetica e all’espressività del rumore puro e delle immagini in movimento, meditatamente raccolte in un dipinto sonoro che rende il lavoro della band quantomai attuale. Ancora una volta emerge l'accostamento di elementi tipici del postrock a quelli dell’elettronica sperimentale: delicate melodie e atmosfere sognanti si intensificano gradualmente fino a raggiungere esplosioni di suono potenti e distorte, creando paesaggi sonori ricchi di dinamiche. L’incastro tra i riff del basso, le linee melodiche di synth e chitarra e i monolitici pattern di batteria danno vita a nove brani dal sapore catartico e cinematografico.

VERTICE: 
1 Cronk
2 As Hard As I Can
3 Prometheus Unchained
4 Endless Dog
5 Anchor
6 I, The Machine
7 That's the Way, He Should Have Begun, But He is Hopeless
8 The Activity of Sound
9 It Depends On You



giovedì 23 gennaio 2025

Cose che accadono: il disco d'esordio di Federico Scarabino