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martedì 1 aprile 2025

Sniper Alley - To My Brother: il nuovo album di Max Fuschetto

 Dal docufilm presentato al Sarajevo Film Festival al quinto disco dell'eclettico compositore, sempre in bilico tra colto e popular: nove brani visionari e dalle diverse prospettive d'ascolto, da Van Gogh a Nick Drake. Presentazione a Napoli in Auditorium Novecento il 21 maggio 



MAX FUSCHETTO
SNIPER ALLEY – TO MY BROTHER
NovAntiqua Records | distr. Note 1 Music/Egea Music/Ledisquaire 
9 tracce | 27.15 min.





«Non mi era mai capitato di scrivere su una richiesta specifica che riguardasse un film. Le mie musiche utilizzate nei lavori documentaristici e cinematografici sono sempre state prese da miei precedenti album. Questa volta ho pensato fosse il momento giusto di accettare. Non ho mai pensato di realizzare un commento sonoro alle immagini, non sarebbe stata una prova di fronte a un tema così importante, bensì un'occasione persa. Così ho deciso di procedere sforzandomi di inventare una dimensione possibilmente nuova per ogni passaggio della sceneggiatura, e quindi per ogni frammento della trama musicale complessiva, mettendo insieme tutte le risorse mentali e tecniche che avevo a disposizione». 

Immagine e musica, pellicola e composizione. Un invito allettante, quello che i registi Cristiana Lucia Grilli e Francesco Toscani hanno proposto a Max Fuschetto: le musiche inedite per un lungometraggio toccante, incentrato sulla sofferenza e sulla memoria, su SarajevoMax Fuschetto, sempre disponibile a nuove sfide compositive e colpito dalla storia di Džemil Hodžić, ha tenuto fede al suo modo di fare originale e imprevedibile: ha evitato una colonna sonora e ha lavorato all'idea di un paesaggio sonoro indipendente. È nato così Sniper Alley - To My Brother (il suo secondo album per l'etichetta modern-classical NovAntiqua), che si intitola come il docufilm di Grilli e Toscano, presentato in anteprima alla 30ma Edizione del Sarajevo Film Festival

In questo quinto e atteso album, a tre anni dall'apprezzato Ritmico Non Ritmico (disco dell'anno per Ondarock), l'eclettico compositore campano – una delle figure più intriganti del panorama contemporaneo, sempre in movimento nel dialogo tra colto e popular, tra musica e altre aree artistiche – ha lavorato ancora una volta seguendo un itinerario nuovo. Lo spunto è inevitabilmente il contenuto del film. Sniper Alley racconta la storia di Džemil Hodžić e del suo progetto per preservare la memoria fotografica dell'assedio di Sarajevo (1992-1996). Attraverso la tragedia personale di Džemil, che assiste alla morte del fratello sedicenne Amel per mano di un cecchino, il film esplora l'infanzia interrotta dalla guerra e la capacità dell'arte di trasformare il dolore in memoria e resistenza. Fuschetto ha composto i nove brani prendendo ad esempio la pittura di Van Gogh o Francis Bacon, come lui stesso ricorda: 
«In L'église d'Auvers-sur-Oise, vue du chevet di Van Gogh, attraverso una tensione delle linee, data da veloci pennellate che spingono verso l'esterno o creano vortici interni, l'edificio e il contesto circostante ne risulta stranamente deformato e questo, nell'insieme, crea una visione ipnotica, psichedelica, surreale, modernissima. Oppure la pittura di Francis Bacon che ha indagato nuovi rapporti tra le figure e il resto del quadro: isolamento, inglobamento quasi mimetico in cui il confine tra figura e sfondo diventa effimero, nessuna relazione esplicita tra le figure in primo piano, a cui spesso mancano anche i connotati, come il viso – così da rendere ambiguo anche il concetto stesso di figura. Sniper Alley è anche questo: un continuo deformare e frammentare, far perdere i connotati alla materia sonora; Sniper Alley consegna alla mia scrittura la rinascita attraverso l'esperienza del dolore insieme al colore della speranza».





Come sempre i lavori di Max Fuschetto sono caratterizzati dalla complessità del paesaggio sonoro, dalla compresenza di diversi piani d'ascolto, da differenti prospettive che si incrociano per la ricchezza degli spunti, non solo prettamente musicali ma anche letterari e artistici (come No Man Is An Island, nata dalla celebre poesia di John Donne), con le composizioni che si specchiano tra di loro (ad es. The Good Morrow, un arrangiamento vocale del corale di Opalescent Pendulum su testo ancora di Donne). In omaggio alla perpetua sperimentazione e alla ricerca del nuovo, stavolta Fuschetto ha suonato anche altri strumenti: accanto al fedele oboe e al sax soprano, chitarra, basso e tastiere sono opera sua. Come di consueto è stato regista di un’operazione collettiva, con la presenza di musicisti quali ad esempio Enzo Oliva e Cosimo Morleo, assidui collaboratori sia in studio che dal vivo. 

Se nel precedente album Max Fuschetto ha omaggiato il genio melodico di Lucio Battisti, stavolta in L'Escalier De Drake il pensiero è andato a Nick Drake, spirito guida di un gesto creativo sorprendente per lo stesso autore: «Mentre sperimentavo melodia e armonia ho ricevuto improvvisamente in dono una guida: molti anni fa avevamo suonato dal vivo Cello Song di Nick Drake di cui però ricordavo solo qualcosa di indefinito. Proust ci insegna che nell'atto creativo una memoria imperfetta può essere molto più potente nei risultati di una più precisa nei dettagli. In realtà quella illuminazione rappresentava una sorta di madeleine; toccando dei suoni affiorava qualcosa, una direzione. Ho seguito questo qualcosa e ne è nata la parte B di L'Escalier de Drake. Per curiosità, dopo qualche giorno, ho ascoltato Cello Song e naturalmente non c'entrava nulla, ma lo spirito di Nick Drake, in una forma trasfigurata, era e sarà sempre lì, in quelle note, in quei suoni, nella semplice scala pentatonica con cui è costruita quella seconda parte, ripetuta, con una sottile variazione; un'eco di eternità che attraversa le cose, il mondo e ogni tanto arriva a toccarci».





Sniper Alley – To My Brother sarà presentato il 21 maggio in un atteso concerto a Napoli: appuntamento dal vivo in uno dei luoghi di culto per la musica partenopea, ossia l’Auditorium Novecento.

Sniper Alley – To My Brother
1 No Man Is An Island
2 Come Rain Come
3 The Good Morrow (Opalescent Pendulum Choral)
4 Sniper Alley - To my brother
5 Bosnian Nursery Rhyme
6 Durme Durme - trad. Sephardic
7 L'Escalier De Drake (A Nick Drake)
8 Opalescent Pendulum 
9 Oboe Sommerso 

Cosimo Morleo, Silvia Munguia Martinez (Silvia Phoe), Amel Hodžić: voci 
Enzo Oliva: piano 
Eleonora Amato: violino 
Silvano Maria Fusco: cello 
Valerio Mola: contrabbasso 
Carmela Cardone: arpa 
Daniele Ingiosi: bandoneon 
Salvatore Cuccaro: tromboni 
Franco Mauriello: clarinetti 
Giovanni Borriello: corno inglese 
Roberto Di Marzo, Giulio Costanzo: percussioni
Max Fuschetto: oboe, sax soprano, chitarra elettrica, basso elettrico, piano Yamaha

Max Fuschetto:

NovAntiqua Records: 

giovedì 4 maggio 2023

Le canzoni di viaggio di Angela Kinczly

 Dai Cantacronache a Molly Drake passando per Piero Ciampi, Claudio Lolli e Bruno Martino, il sesto album della cantautrice è una reinvenzione acustica in analogico e in presa diretta di un grande patrimonio di canzoni



ANGELA KINCZLY 
Canzoni di Viaggio
Ritmo&Blu Records 
(10 brani | 33.41 minuti) 




«Canzoni di viaggio nasce da incontri culturali di vario tipo mediati dalla letteratura, dal cinema, dalla radio; folgorazioni istantanee e amori di lunga durata scaturiti mentre ascolto i miei programmi preferiti, mentre guardo un film, leggo un libro, condividendo con gli amici. Nasce dalla curiosità e dalla fascinazione verso l’Italia del secondo dopoguerra, del boom economico, degli artisti e dei personaggi dell’epoca che ancora influenzano l’attualità artistica e culturale. Nasce anche per fermare un momento, catturare la “me interprete”, in presa diretta, senza fronzoli e senza artifici, la mia voce e la mia chitarra». 

Un vero e proprio viaggio – a partire dal titolo – nella canzone d'autore italiana, quello percorso da Angela Kinczly nel nuovo album chiamato, per l'appunto, Canzoni di viaggio. Pubblicato da Ritmo&Blu Records di Stefano Castagna, che ne è anche produttore artistico e "regista" delle registrazioni con tecnologia rigorosamente analogicaCanzoni di viaggio ha avuto una lunga genesi e un risultato eccezionale, incentrato in particolare su un patrimonio straordinario di canzoni, quelle dei Cantacronache. Partita inizialmente con l'idea di rivisitare alcune sue canzoni in una nuova veste acustica e minimale, Angela Kinczly si è ritrovata con una scaletta di cover d'autore che hanno mosso sempre di più la sua curiosità intellettuale e la passione per un’area nascosta, e a rischio di oblio, della nostra musica. 




Al centro del suo sesto album troviamo alcuni brani dei Cantacronache, il collettivo di musicisti e intellettuali (Sergio Liberovici, Michele L. Straniero, Fausto Amodei, Margot, ma anche Italo Calvino, Gianni Rodari, Umberto Eco, Emilio Jona, Franco Fortini e Giorgio De Maria) nato nel 1957 a Torino e terminato nel 1962. I Cantacronache proposero un'idea di canzone lontana da quella leggera e svenevole di Sanremo, recuperando anche brani della Resistenza, canti anarchici, operai e socialisti, rappresentando così la prima esperienza di cantautorato impegnato in Italia, tanto da influenzare così tutti i cantautori che verranno, da Piero Ciampi a Claudio Lolli, entrambi omaggiati da Angela. 

I temi dei Cantacronache, dalla figura della donna alla coscienza civile ai tempi del boom economico, riecheggiano in Canzoni di Viaggio, che però ha una scelta di fondo decisa, sottolinea la cantautrice: «Non è un caso che dai Cantacronache io abbia scelto le canzoni meno esplicite dal punto di vista del “politicamente impegnato”, bensì quelle che più raccontano il vissuto intimo delle persone, i loro sentimenti, le loro relazioni. Ho scelto i brani in base a due principi guida: canzoni (molto) poco conosciute ma senza tempo; canzoni che ho sentito mie sin da subito. Volevo scoprire i tesori nascosti del repertorio cantautorale italiano, canzoni ben scritte ed emozionanti che ti fanno dire: come mai non l’avevo sentita prima? Reinterpretarle ha significato cercare il modo per farle mie: dalla scelta della tonalità più adatta a un’emissione vocale mai forzata, sempre molto naturale, all’adattamento strumentale che potesse rendere le parti di chitarra non puro accompagnamento, come spesso era nell’originale, anche perché malgrado la semplicità di strumentazione degli originali le canzoni erano comunque arrangiate per un insieme più ampio nel quale la chitarra non era protagonista».





Accanto a pezzi di Fortini, Carpi, Jona e Liberovici, Amodei e Pogliotti, Angela Kinczly ha reinventato anche brani affini come Non capisco la domenica di Bruno MartinoLa guerra è finita di Claudio Lolli e L’amore è tutto qui di Piero Ciampi. Un'altra sorpresa, con la quale si chiude Canzoni di viaggio, è Io ricordo, scritta da Molly Lloyd Drake che, afferma Angela, «con tutta questa avventura italiana dei Cantacronache non ha niente a che vedere ma al tempo stesso è anche emblema della donna dell’epoca: cantautrice con un punto di vista femminile, che nella sua vita è stata soprattutto madre (di Nick Drake!) e che queste “canzoncine” le cantava e insegnava ai figli per puro diletto, esercitando nei limiti storici dell’epoca il suo ruolo politico di femmina».

Canzoni di viaggio è un disco mosso da urgenza ma anche meditato e accorto, così come le sue sedute di registrazione. La scelta analogica (registratore multitraccia, mix su master tape), oltre a garantire una resa sonora consona al materiale d'epoca, ha imposto di cogliere l’attimo dell’esecuzione, senza ritocchi o rimaneggiamenti.


CANZONI DI VIAGGIO

1. Quella cosa in Lombardia
Testo di Franco Fortini, musica di Fiorenzo Carpi 
2. La guerra è finita
Testo e musica di Claudio Lolli
3. Canzone di viaggio
Testo di Emilio Jona, musica di Sergio Liberovici
4. Un paese vuol dire
Testo e musica di Mario Pogliotti
5. Valzer della credulità
Testo di Emilio Jona, musica di Sergio Liberovici
6. Qualcosa da aspettare
Testo e musica di Fausto Amodei
7. Non capisco la domenica
Testo di Enrico Vaime, musica di Franco Nebbia
8. Le nostre domande
Testo di Franco Fortini, musica di Margot
9. L’amore è tutto qui
Testo di Piero Ciampi, musica di Gianni Marchetti, Pino Pavone
10. Io ricordo 
Testo e musica di Molly Lloyd Drake
Titolo originale: I remember
Traduzione e adattamento dall’inglese di Evelina Somenzi e Angela Scalvini