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lunedì 15 giugno 2026

NAPOLI UNPLUGGED! la terza edizione dal 17 luglio al 18 settembre

 Dal 17 luglio al 18 settembre, la terza edizione della rassegna di musica napoletana acustica

Sul palco di Foqus a Montecalvario: Flo, Gnut & Alessandro D'Alessandro, Ilaria Graziano 

NAPOLI UNPLUGGED




Venerdì 17 luglio torna “Napoli Unplugged”, terza edizione della rassegna di musica d’autore organizzata dall’Associazione Culturale Brodo, con la direzione artistica di Viola Bufano, promossa e co-finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito della programmazione culturale 2026/2027. Anche questa volta la kermesse presenta appuntamenti musicali di qualità, con artisti napoletani noti e apprezzati a livello nazionale: tre concerti in programma presso la Corte dell’Arte della Fondazione Quartieri Spagnoli, meglio nota come FOQUS, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, in via Portacarrese a Montecalvario, 69.

“Napoli Unplugged” rientra tra i 55 progetti che, nel quadro della Linea d’azione 2 del bando “Cultura Napoli 2026”, animeranno tutte le Municipalità cittadine fino al mese di marzo del 2027. Si tratta di un programma diffuso e multidisciplinare fortemente voluto dal sindaco Gaetano Manfredi, che conferma il ruolo della cultura come leva strategica di crescita, inclusione e valorizzazione del territorio. Con questo piano, che prevede un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro, l’Amministrazione comunale sostiene la qualità progettuale, rafforza il protagonismo degli operatori culturali e promuove una programmazione capace di coniugare patrimonio e innovazione.




L’inaugurazione di “Napoli Unplugged”, venerdì 17 luglio, è affidata a Flo, una delle figure più popolari della nuova canzone napoletana. Il suo concerto si intitola “La canzone che ti devo”, nel quale l’artista ripercorre il tempo avventuroso, leggero e malinconico dell’adolescenza. Crudele e spiazzante, Napoli fa da sfondo a un racconto fatto di parole e brani, quelli scritti dalla cantautrice e quelli che sono stati importanti per la sua crescita. La playlist di una ragazza invisibile, nata e cresciuta nella periferia di cemento abusivo, con una bella voce e, dunque, con una possibilità. Un piccolo viaggio di formazione in musica che, partendo dalla Napoli di Maradona, arriva alla Biennale, a Parigi, a Città del Messico.

Secondo appuntamento, venerdì 31 luglio, con Gnut & Alessandro D’Alessandro. Il duo ha colpito la critica e il pubblico con l’album “Dduje paravise”, su cui è incentrato il live, uno spettacolo di riscoperta del repertorio della canzone napoletana attraverso il dialogo tra due musicisti originali e a loro modo inimitabili. Un concerto per voce, organetto preparato, elettroniche e chitarre, che fa da ponte tra la tradizione e il linguaggio moderno degli interpreti coinvolti. Da Libero Bovio a Murolo, da Carosone a Pino Daniele, passando per i brani più significativi dei repertori di Gnut e D’Alessandro, riarrangiati in chiave inedita.

 





Ultimo appuntamento, venerdì 18 settembre, con Ilaria Graziano, fresca autrice dell’album “Rive”. Il suo debutto da solista, dopo diverse collaborazioni importanti in Italia e all’estero, è una lunga e intima riflessione in nove brani, l’invito a un ascolto profondo sui temi del cambiamento, della trasformazione e della ricerca di equilibrio. Il disco, realizzato con Simone De Filippis e Gnut, è frutto di un lungo periodo di riflessione, ma è anche una sorta di mappa dell’anima, tra atmosfere più acustiche e rarefatte e inserti di elettronica: così il concerto della cantautrice, toccante, emotivo, che invita a fermarsi, ad ascoltare, ad accogliere il flusso della vita.

L’ingresso è alle ore 20:30. I concerti iniziano alle ore 21:00. È possibile acquistare i biglietti in prevendita su https://www.etes.it/sale/list/events/10118/Napoli-Unplugged-2026 . Il contributo è di 10 euro a persona + d.d.p. I posti sono limitati: si consiglia di effettuare l’acquisto in prevendita online per assicurarsi il posto e per facilitare le operazioni all’ingresso. 

Info
328.3849804 | associazionebrodo@gmail.com







venerdì 8 maggio 2026

L'autoritratto all'Inferno di Roberto Fedriga

 Il cantautore lombardo torna con 'Orfeo', un mini album introspettivo, doloroso e terapeutico, tra indie-folk, canzone d'autore, mito classico e suggestioni di Edvard Munch. Prodotto con Boris Savoldelli


ROBERTO FEDRIGA
ORFEO
2026
(4 tracce | 14.03 min.)




 

«Orfeo è un disco necessario per me. È figlio di un periodo delicato a livello personale, dove l’arte, in tutte le sue forme, ha rappresentato un luogo sicuro nel quale trovare risposte. La letteratura e l’arte pittorica sono state alleate della musica per supportarmi in un viaggio introspettivo che probabilmente rimandavo da troppo tempo. Trovare assonanze e un senso di empatia così intenso in opere provenienti da contesti ed epoche così diverse mi ha fatto capire quanto la ricerca interiore sia universale nella sua essenza. Siamo stati, siamo e saremo sempre umani, molto più simili tra noi di quanto immaginiamo, indipendentemente da quando e dove siamo vissuti. Credo sia la magia dell’Arte vista come onesta rappresentazione del proprio universo interiore».       

Dalle prime battute con le quali Roberto Fedriga presenta Orfeo si capisce chiaramente l'importanza di questo lavoro. Un'opera minuta, un EP di quattro brani pensato, scritto e realizzato in solitudine ma dal cuore grande, dall'afflato universale, partito da profonde e intime riflessioni esistenziali. Tra il viaggio e la terapia, l'incontro con le proprie aree oscure e la valenza salvifica della musica e della pittura. I quattro pezzi di Orfeo uniscono mito classico, introspezione contemporanea e suggestioni visive provenienti dall’espressionismo nordico, che influenza anche l’identità visiva: ogni brano dell’EP ha una copertina che evoca vere e proprie tele emotive, dove figure evanescenti emergono da vortici di colore e luce. Anche l'artista ha rinunciato alle canoniche foto presentandosi con due ritratti di ispirazione munchiana. Rivela Fedriga: «Tutti, credo, veniamo chiamati prima o poi ad affrontare il nostro personale “inferno”. Spetta a noi poi decidere se rimanerci o quantomeno tentare la risalita. Non sempre è possibile. Non sempre basta la volontà. Il primo passo è però l’accettazione. Comprendere cosa si sta vivendo senza filtri. Accettare l’inferno, sentirne l’odore e percepirne il buio profondo. Arrivare ad autorappresentarsi all’inferno, per specchiarsi, accettare, prendere un respiro profondo e sperare di aver voglia di tornare a galla». 




L’EP prende avvio dal mito di Orfeo, figura archetipica del poeta che attraversa l’oscurità per amore e conoscenza. In questa rilettura contemporanea, l’inferno non è un luogo mitologico ma uno spazio interiore: un territorio emotivo in cui si incontrano memoria, perdita e consapevolezza. Il progetto si sviluppa come un percorso narrativo in quattro tappe, in cui il protagonista attraversa diverse forme di crisi e trasformazione: dalla ricerca dell’altro alla discesa dentro sé stesso, fino a una fragile forma di accettazione. Il punto di partenza del viaggio è Euridice, il pezzo d'apertura legato alla memoria, all'assenza che genera la ricerca; Autoritratto all'Inferno è una discesa senza sconti nei propri inferi, ma anche un dialogo immaginario con Edvard Munch, amatissimo da Fedriga; in Antieroe o antimateria il protagonista si interroga sull'identità e il senso, Ultimo settembre chiude un cerchio e genera nuova consapevolezza. 

Accanto al mito classico, un’altra importante fonte di ispirazione è la pittura di Edvard Munch. L’estetica espressionista del pittore norvegese — fatta di figure solitarie, paesaggi emotivi e tensione psicologica — ha influenzato sia l’immaginario visivo del progetto sia la scrittura dei testi. Autoritratto all’inferno nasce anche dal dialogo con alcune sue opere e con i suoi celebri autoritratti, in cui l’artista si rappresenta immerso in atmosfere interiori inquietanti. Il titolo stesso del brano richiama direttamente questo universo pittorico, e nei versi emergono immagini e tensioni emotive che si rifanno alla stessa dimensione espressionista: la figura umana isolata, la crisi dell’identità, il confronto con la propria ombra.







Nato nel 1984, Roberto Fedriga ha un passato rock, ha studiato canto jazz, e gestito gli studi di registrazione Undersound, ma il suo orizzonte è la canzone d'autore. Tim Buckley, Tom Waits, Nick Drake e John Martyn lo influenzano profondamente nella tecnica ma soprattutto nella ricerca dell’interpretazione come obbiettivo principale dell’espressione musicale. Nel 2014 debutta con un album omonimo (al quale partecipano Nik Mazzucconi e Guido Bombardieri), nel 2018 pubblica Frenologia con la rock band dei Magora, nel 2023 arriva il suo secondo Lp La mia malattia. Tutti i brani di Orfeo sono stati scritti da Roberto Fedriga, che ha curato anche l’esecuzione della parte strumentale e del cantato. Ad arricchire il tessuto sonoro contribuiscono alcune preziose collaborazioni, che donano un colore intenso e contribuiscono a creare un’atmosfera immersiva e profondamente evocativa: Marco Remondini al violoncello e al sax, Roberta Visentini al clarinetto. Il mix è stato realizzato da Carlo Cantini, già in La Mia Malattia. La produzione artistica è curata dallo stesso Fedriga, con il prezioso e determinante supporto di Boris Savoldelli.

Orfeo:

2. Autoritratto all’inferno https://youtu.be/lkGMLmtWX5c?si=hQrU8xydNjPsBjvq  
3. Antieroe o antimateria https://youtu.be/sDMW86x6EM8?si=aMZhh_q9QxkiBCHs   

Testi e musica: Roberto Fedriga
Voce e strumenti: Roberto Fedriga
Violoncello e sax: Marco Remondini
Clarinetto: Roberta Visentini
Mix: Carlo Cantini
Produzione: Roberto Fedriga e Boris Savoldelli

Roberto Fedriga:

domenica 26 aprile 2026

Y.D.L.A.M.: il viaggio nel canto tra Africa e Sannio con TekCiervo

Il toccante e visionario percorso in musica, dalla rielaborazione di voci antiche al contatto con le nuove sonorità contemporanee, nel disco d'esordio dei fratelli Ciervo. Dalla Guinea a Benevento con folk, elettronica, afrobeat e groove, edizione in vinile


Y.D.L.A.M.
TEKCIERVO
(2026)
8 brani | 28.52 min.



 

«È possibile immaginare una storia in cui le voci più seducenti della nobile tradizione popolare italiana, quelle di Rosa Balistreri, di Concetta Barra, e di altre ugualmente brave esecutrici del canto tradizionale, possano incrociarsi, intersecarsi con quelle di Boubacar Diallo, di Alpha Oumar Balde, ossia con quelle di ragazzi arrivati qui, da noi, dopo aver attraversato il deserto e il mare? Noi, questa storia, l’abbiamo immaginata. E, dunque, il tema sotteso è proprio il viaggio. Un viaggio di attraversamento di luoghi inospitali, in condizioni terribili. Quel viaggio che tanti ragazzi scelgono di compiere per arrivare in Italia». 

Un viaggio difficile, impervio, doloroso, che dal Continente Nero porta allo Stivale. Dall'Africa occidentale all'Italia Meridionale. Dalla Guinea a Benevento. Un viaggio di speranza che TekCiervo ha cantato e messo in musica con originalità, tensione, pathos e disponibilità all'ibridazione in Y.D.L.A.M., il nuovo album uscito in vinile. Un viaggio nel quale Corrado e Carlo hanno operato da registi – non solo da musicisti – armonizzando voci estrapolate da grandi classici del folk italiano, le storie di ragazzi che hanno attraversato il mare, la loro tensione musicale contemporanea. Il risultato è Y.D.L.A.M.: più che un album, una vera e propria operazione culturale e in senso ampio politica.

TekCiervo è il progetto ideato dai fratelli Corrado e Carlo Ciervo, attivi da tempo in un contesto di ricerca sonora e culturale, in cui cercano di fondere elementi della tradizione popolare con linguaggi moderni e sperimentali. Uniti artisticamente da sempre, entrambi hanno maturato esperienze in diversi ambiti e collaborano con altri musicisti in produzioni e performance. Da diversi anni si occupano di musica di ricerca, attingendo spesso da voci e suoni della musica popolare italiana, rielaborandoli mescolando folk, elettronica, elementi elettroacustici e improvvisazione. Con Vittorio Zollo compongono Osso Sacro, gruppo di ricerca, rielaborazione e riposizionamento delle narrazioni orali e sonore del territorio sannita, vincitore del Premio Andrea Parodi 2023. 






Il passaggio decisivo per l'evoluzione del duo è avvenuto grazie all'incontro con Alpha Oumar Baldè e Boubacar Diallo, due giovani migranti della Guinea: con loro arrivano nuove voci, nuove lingue e nuovi immaginari come il “fula” (fulfulde) e il “susu”, lingue della tradizione orale e del canto, in connubio con il francese, diventando parte integrante della scrittura musicale come linguaggio vivo, portatore di memoria, esperienza e identità. «Partono in silenzio, spesso senza confessarlo neppure alle mamme, portandosi dietro non solo speranze e desideri, ma anche paura, insicurezza, rimorso. E perciò è come se avessimo voluto trovare per loro delle mamme in grado di temperare, di mitigare, per quanto possibile, le loro angosce. Svolgono la funzione delle voci materne, supportano i ricordi dei loro viaggi, risuonano nelle loro teste e nel disco». I testi di Alpha One e Bubi nascono da storie personali, da racconti di viaggio, di perdita, di attraversamento. Sono parole che conservano il ritmo della narrazione orale africana, dove la voce è veicolo di sapere, cura e appartenenza. Questa dimensione dialoga profondamente con la tradizione popolare nostrana, in cui il canto ha storicamente avuto una funzione del tutto analoga. TekCiervo riconosce questa parentela profonda e costruisce un ponte tra due mondi che condividono la stessa urgenza espressiva

La peculiarità dell'album, suonato interamente dai fratelli Ciervo con Carlo Corso e Giuseppe Tomaciello insieme alle voci di Alpha One e Bubi, è nell'insieme di tessiture e intrecci col materiale tradizionale, dal canto di Rosa Balistreri e Concetta Barra oppure quello raccolto e registrato sul campo da Alan Lomax e Diego Carpitella: il risultato è un viaggio visionario in otto brani tra folk, elettronica, afrobeat, art-rock e world fusion. Con il filo conduttore del canto, ricordano i fratelli Ciervo: «E così il canto finisce per assumere una funzione salvifica, utile ad affrontare momenti complessi, ma anche una valenza catartica, in grado di supportare la forza della memoria. In questo senso, il canto non segue finalità mercantili e neppure motivi puramente estetici. Il canto aiuta a vivere, il canto è funzionale alla vita. Insomma: si canta per vivere meglio. E quella medesima funzione la si ritrova anche nell’Italia prima del boom economico, quando la voce era lo strumento che serviva a combattere i mali del mondo: il lavoro sfruttato e alienato, le violenze degli amori, le disuguaglianze sociali. E così le grandi cantanti italiane e le cantatrici popolari le abbiamo immaginate come le “madri/guide” dei figli con la faccia nera che intraprendono il viaggio. Essi partono come partirono i nostri avi per fuggire la fame, per cercare lavoro, per ritrovare un luogo “altro” dove sognare un futuro migliore».




Il senso profondo dell'operazione è tutto nella sigla del titolo Y.D.L.A.M.: “Yimde Dandayde Leñol Mulugol”, ossia il canto che protegge le genti dallo svanire.

YDLAM:

1. Monteloura
2. New Tek
3. Hoydol 
4. Les Travaiileurs 
5. Jev Dicenn 
6. Concetta Deluxe
7. Y.D.L.A.M.
8. Dormìa

TEKCIERVO:
Corrado Ciervo: violino, chitarra, basso, voce
Carlo Ciervo: synth bass, piano, sampler 
Alpha Oumar Baldè: voce 
Boubacar Diallo: voce
Carlo Corso: batteria 
Giuseppe Tomaciello: drumpad, percussioni 

TekCiervo: 

venerdì 17 aprile 2026

NewTek: TekCiervo tra passato e presente - Dom. 19 aprile, Benevento

Domenica 19 aprile al Funambolo a Benevento Corrado e Carlo Ciervo raccontano l'esperienza dell'imminente nuovo album 'Ydlam', tra Sannio e Africa, musica tradizionale e contemporanea. Con la proiezione in anteprima del video di Michele Salvezza 



Domenica 19 aprile 2026 
ore 20.00 
Il Funambolo Caffè Letterario 
Via Cardinale di Rende 2/4
Benevento 

NEW TEK
Conversazioni tra passato e presente
Con TekCiervo
e Donato Zoppo




Domenica 19 aprile alle 20.00 al Funambolo Caffè Letterario (Via Cardinale di Rende 2/4, Benevento) si terrà NEW TEK - Conversazioni tra passato e presente, un incontro con il duo TekCiervo, che dialogherà con Donato Zoppo. Il duo di Corrado e Carlo Ciervo racconterà in anteprima l'esperienza del nuovo album Ydlam, che uscirà sabato 25 aprile. Un disco importante e atteso, di dialogo tra passato e presente, di incrocio tra la tradizione musicale italiana e quella guineana. Corrado e Carlo Ciervo illustreranno il loro viaggio in musica, che ha portato alla realizzazione del disco Ydlam, di cui verrà presentato in anteprima il videoclip del brano MonteLoura, diretto da Michele Salvezza

TekCiervo è il progetto ideato dai fratelli Ciervo. La loro attività si inserisce in un contesto di ricerca sonora e culturale, in cui cercano di fondere elementi della tradizione popolare italiana con linguaggi musicali moderni e sperimentali. Uniti artisticamente da sempre, entrambi hanno maturato esperienze in diversi ambiti e collaborano con altri musicisti in produzioni discografiche e performance dal vivo. Da diversi anni si occupano di musica di ricerca, attingendo spesso da voci e suoni della musica popolare italiana, rielaborandoli in contesti moderni, mescolando folk, elettronica, elementi elettroacustici e improvvisazione. Con Vittorio Zollo compongono Osso Sacro, gruppo di ricerca, rielaborazione e riposizionamento delle narrazioni orali e sonore del territorio sannita, vincitore del Premio Andrea Parodi 2023. 





TekCiervo compie un passo decisivo grazie all'incontro con Alpha Oumar Baldè e Boubacar Diallo, due giovani migranti originari della Guinea: con loro arrivano nuove voci, nuove lingue e nuovi immaginari come il “fula” (fulfulde) e il “susu”, lingue della tradizione orale e del canto, in connubio con il francese, diventando parte integrante della scrittura musicale come linguaggio vivo, portatore di memoria, esperienza e identità. I testi di Alpha Omar Baldè e Boubacar Diallo nascono da storie personali, da racconti di viaggio, di perdita, di attraversamento. Sono parole che conservano il ritmo della narrazione orale africana, dove la voce è veicolo di sapere, cura e appartenenza. Questa dimensione dialoga profondamente con la tradizione popolare italiana, in cui il canto ha storicamente avuto una funzione del tutto analoga. TekCiervo riconosce questa parentela profonda e costruisce un ponte tra due mondi che condividono la stessa urgenza espressiva. 

Nel nuovo album Ydlam, in uscita il 25 aprile (sarà presentato in concerto al Teatro Mulino Pacifico) c’è il tentativo di riciclare voci in disuso. Voci protagoniste di viaggi antichi che incrociano quelli attuali, in cui il canto assume la medesima funzione. È il tentativo di immaginare una storia in cui le voci più seducenti della nobile tradizione popolare italiana (Rosa Balistreri, Concetta Barra, altre ugualmente brave esecutrici del canto tradizionale) possano incrociarsi con quelle di Alpha Oumar Baldè e Boubacar Diallo, arrivati da noi dopo aver attraversato il deserto e il mare. E così il canto finisce per assumere una funzione salvifica, utile ad affrontare momenti complessi, ma anche una valenza catartica, in grado di supportare la forza della memoria. In questo senso, il canto non segue finalità mercantili e neppure motivi puramente estetici. Il canto aiuta a vivere, il canto è funzionale alla vita. Insomma: si canta per vivere meglio. E quella medesima funzione la si ritrova anche nell’Italia prima del boom economico, quando la voce era lo strumento che serviva a combattere i mali del mondo: il lavoro sfruttato e alienato, le violenze degli amori, le disuguaglianze sociali.




Il brano che aprirà il disco si intitola MonteLoura, con il canto di Montevergine, dove un tempo le donne si recavano a piedi, partendo dai loro villaggi di notte, e contiene una voce tratta dalla registrazione Mixed singers - Song of the Pilgrims to Monte Vergine all’interno della raccolta Naples and Campania (1954) di Alan Lomax e Diego Carpitella. Sarà proiettato il video del pezzo, diretto da Michele Salvezza

TekCiervo: 

Il Funambolo

giovedì 6 marzo 2025

Suitcases: Sereen in concerto a Napoli!

 Venerdì 14 marzo all'Auditorium Novecento la musicista presenta dal vivo il disco d'esordio 'Suitcases'. Un viaggio intimista e emozionale tra canzone d'autore, rock anni '90 e indie-folk. Ospiti Ivo Mancino, Ofiuci, Ill Gonzo



mercoledì 19 giugno 2024

Il Bisonte: il debutto solista di Vittorio Nacci!

Nos Records pubblica il disco d'esordio dell'ex iohosemprevoglia, una 'mappa umano/sonica' sincera ed emozionante. Canzone d'autore intrisa di rock per il musicista pugliese che riflette sul rapporto tra massa e individualità 


VITTORIO NACCI
Il Bisonte
Nos Records | Believe Italia
10 tracce | 37 min.




«Tra la mandria e la solitudine, un circolo con due apici. Sono i grandi bisogni ma anche i grandi tormenti dell’uomo (di oggi, di ieri e ancora di più di domani). Cerchiamo gli altri, li portiamo in noi, con noi nel viaggio, ma sentiamo sempre una enorme attrazione verso alcune solitudini ristoratrici. Come se ci servisse di spegnerci, per ricaricare la nostra socialità. Questo aspetto, inutile dirlo, è stato calcato dall’avvenimento pandemico. Quanto ci ha tolto, ma quanto ha insegnato a chi ha voluto o saputo leggersi?»

Sono riflessioni esistenziali e culturali importanti, quelle che Vittorio Nacci propone nelle dieci canzoni che compongono Il Bisonte, il suo album d'esordio da solista per Nos Records. Il musicista pugliese, dopo tanti anni di esperienza nella band iohosemprevoglia, sceglie la solitudine per cominciare un nuovo percorso artistico: questa dimensione solitaria è il filo conduttore del nuovo disco, anticipato dai due singoli Il bisonte e Stai qua. Come sottolinea l'artista, il pezzo che dà il titolo all'album e che sintetizza umori e orizzonti dell'opera «è una riflessione per immagini sull'importanza delle solitudini utili, portatrici di grandi consapevolezze». L'estetica musicale del Bisonte segue infatti una palette emozionale, cromatica nella copertina, che si concede agli ascoltatori traccia dopo traccia. Una mappa umano/sonica. A questo si aggiungono i suoi grandi amori musicali, indicativi della sua provenienza e dei suoi orizzonti: «Ho ascoltato moltissimo Twain. Progetto sconosciuto nel nostro territorio e che consiglio enormemente. Soprattutto i dischi Rare Feelings e Noon. Ma anche Fleet Foxes e Kurt Vile. Nella mia genetica italica invece prevalgono Flavio Giurato, Lucio Battisti, ma anche gli Alunni del sole». 





È una vita all'insegna della musica, quella di Vittorio Nacci. Classe 1985, adolescenza da chitarrista hc-punk, approfondimento dei segreti della forma-canzone al CET con Mogol, ascoltato e amato con Battisti tanto da diventare un prezioso punto di riferimento per lui. Poi l'esperienza fitta e longeva degli iohosemprevoglia dal 2003, con vari EP, due album, un'intensa attività live anche straniera (il Mambo Stage dello Sziget a Budapest) e il secondo posto nella sezione Nuove Proposte a Sanremo nel 2012. Ha scritto il libro di racconti La mandria umana e ha prodotto progetti della scena pugliese. Con Francesco Bianconi, Cesare Basile, Mauro Ermanno Giovanardi e altri ha partecipato a Stagioni, disco tributo ai Massimo Volume della NOS. Con l'etichetta leccese pubblica Il Bisonte. La coproduzione è di Orbita Dischi nella persona di Francesco Capoti. Distribuzione di Believe Italia.

Silvio Pellicano: basso 
Onny Allegretti: batteria 
Andrea Loliva: sintetizzatori e piano elettrico 
Giovanni Longo: sax 
Testo, musica, arrangiamenti, riprese: Vittorio Nacci


Vittorio Nacci:


Nos Records:

martedì 21 novembre 2023

La musica si fa casa: Valeria Caputo torna con Habitat

 Il primo album in italiano della cantautrice è una riflessione in musica sull'abitare e sull'ecologia. La denuncia contro l'inquinamento di Taranto e l'emergenza sanitaria in un lavoro denso che attraversa i generi, dall'alt-folk all'alternative   


CAPUTO
HABITAT
(8 tracce | 38 minuti)
Ribéss Records 2023




"La musica è il mare che mi porto dentro, ovunque vada. È il riverbero dei miei respiri e dei miei ricordi, è il suono dei miei pensieri ancora prima che io riesca a formalizzarli". Per il suo primo album in lingua italiana, Caputo sceglie di tornare alle origini: Habitat nasce dall’esigenza personale di riflettere sul concetto di “casa” come convergenza di luoghi fisici e spazi interiori. Il distacco forzato dalla città natale (Taranto), la continua migrazione prima di stabilizzarsi in una nuova casa (Forlì) e l’insicurezza che deriva dalla disgregazione degli affetti, portano la cantautrice a inseguire le proprie radici attraverso la musica. La musica stessa si fa casa.

In questo processo, Caputo indaga la ragione della rinuncia a tornare alla sua città natale e la trova in quella che, sciaguratamente, è diventata la questione Taranto per antonomasia: la presenza ingombrante, controversa e, a tutti gli effetti, letale dello stabilimento siderurgico tristemente noto alle cronache nazionali, emblema d’inquinamento e degrado che diventano stato perpetuo di emergenza sanitaria. Alcuni brani di Habitat denunciano esplicitamente le violenze ambientali a cui sono sottoposti la città e il territorio tarantino, che sembra non trovare riscatto, e più in generale il nostro pianeta. Significativo, per questo aspetto, il brano Taras, dall’incipit pervaso di mitologia tanto quanto il titolo, ma con uno sviluppo inatteso: incorpora infatti un accorato intervento pubblico della nota attivista tarantina Celeste Fortunato, stroncata da leucemia mieloide acuta nel luglio 2023, all’età di 45 anni.

ph Dario Bonazza

ph Pierfrancesco Lafratta

ph Pierfrancesco Lafratta



In altri brani entra in luoghi intimi e affronta in punta di penna tematiche tradizionalmente femminili, come a voler cercare le sue radici ancestrali nel gineceo dell’universo. Un esempio è il brano dedicato a Mélanie Bonis, compositrice tardoromantica che, a sua volta, ha dedicato molte composizioni alla memoria di grandi donne vissute prima di lei. Dietro la polisemia del titolo, Caputo organizza i temi, gli ideali, le angosce e le speranze di una vita. Disegna il suo habitat a cerchi concentrici, nell’impresa di racchiudere i vari settori dell’abitare e del vivere, e non nasconde i limiti della sua capacità di adattamento: il settore della quotidianità, delle passioni e affinità private; quello della sua città; quello dello stato Italia o, meglio, della sua assenza, e della denuncia politica; quello del pianeta Terra come dimora di un’umanità senza confini. Sono settori tutt’altro che a tenuta stagna, che si compenetrano per osmosi e che definiscono paesaggi mai solamente esteriori o solamente interiori. D’altronde, la parola ecologia stessa (gr. òikos+lógos) evoca ambiguamente un "discorso sulla casa" di ognuno e di tutti.

Caputo tratteggia una mappa dell’abitare che rimescola continuamente i piani e rende conto delle loro conflittualità: sfera privata/sfera sociale, etica/politica, impegno/rassegnazione, incanto/disincanto/re-incanto. Se la struttura tematica è innegabilmente coesa, le soluzioni stilistiche ed espressive offrono una gamma molto varia, grazie anche all’apporto dei musicisti che la affiancano – scelti anche per coerenza tematica, come il chitarrista Giuseppe Bonomo, anch’egli di origine tarantina e residente in Romagna, e la cantautrice Fanelly, tarantina di adozione francese. Habitat è stato registrato da Franco Naddei nello studio forlivese L’Amor Mio Non Muore. 

Valeria Caputo nasce a Taranto nel 1979. Dopo varie migrazioni giovanili approda a Forlì, dove vive e lavora a tutt’oggi. Diplomata come tecnico di musica interattiva per le arti digitali alla Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo, ha conseguito il diploma di laurea magistrale in musica elettronica al Conservatorio Giovan Battista Martini di Bologna. Le sue preferenze coprono, senza preconcetti, uno spettro di generi che va dal cantautorato al jazz, dal folk all’elettronica. Nel 2012 debutta con Migratory Birds, orientato al folk-rock e alla West Coast. Il secondo album Supernova (2016), a nome Capvto, esplora territori ambient, trip-hop, dark wave, synth-pop e jazz sperimentale.


Caputo:

Ribéss Records: 

lunedì 24 aprile 2023

8 agosto 1956: il nuovo singolo di Lara Molino!

Dedicata alla tragedia di Marcinelle, nella quale persero la vita tanti giovani minatori abruzzesi, il nuovo emozionante singolo della cantautrice tocca il delicato tema delle morti sul lavoro 


8 agosto 1956
Il nuovo singolo di Lara Molino


 
«Desideravo parlare di un’ingiustizia attraverso un fatto storico, lo scoppio della miniera a Marcinelle. È accaduto nel 1956 in Belgio ma purtroppo morire sul luogo del lavoro è, bisogna dirlo, un tema sempre attuale. Giovani vite muoiono mentre svolgono il loro lavoro, perché non si sono prese le precauzioni dovute, perché in fondo la vita umana vale ancora così poco… Questo è un orrore. Negli ultimi anni ho approfondito molto la storia della mia terra abruzzese, personaggi, luoghi, fatti accaduti. Nella miniera, quell’8 agosto 1956, morirono tanti italiani, soprattutto giovani abruzzesi».

Lunedì primo maggio 2023, in occasione della Festa dei LavoratoriLara Molino ha presentato dal vivo a Manoppello (PE) il nuovo brano 8 agosto 1956, dedicato al Disastro di Marcinelle. Spinta dal desiderio di approfondire la storia del suo Abruzzo, Lara Molino negli anni ha sperimentato le varie opportunità del vernacolo nella canzone d'autore, fino all'incontro con la tragedia dell'8 agosto 1956: in quella tragica mattinata esplose la miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio. Un incendio provocò la morte di oltre duecento persone, tra le quali 136 immigrati italiani: 23 di queste erano originarie proprio di Manoppello. 






Questo evento e più in generale il tema delle morti sul lavoro ha toccato molto la sensibilità di Lara, che ha deciso di celebrare la Festa dei Lavoratori con una canzone «in linea con le mie composizioni precedenti.  Ho scelto di cantare in italiano e non in vernacolo abruzzese per renderlo ancora più comprensibile a tutti, visto che il tema delle morti bianche appartiene a tutti. La musica, l’arrangiamento vede protagoniste la chitarra e la fisarmonica, strumenti che accompagnano ormai da anni le mie canzoni. Questa canzone rappresenta bene il sound che mi caratterizza».

Da sempre attiva e impegnata nel sociale, Lara il mese scorso ha pubblicato il singolo Blu, insieme ad Angsa Abruzzo (Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo) in occasione della Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo. I temi legati alla consapevolezza civile e politica non sono nuovi nella esperienza artistica di Lara, che aggiunge: «Scrivere per me è stato ed è importante. Come sensibilizzare anche su altri temi, la bellezza della natura, l’appartenenza alla propria terra, parlare di autismo. Un musicista, un cantautore deve sentirsi libero di esprimersi e scrivere gli argomenti che gli stanno più a cuore».

Da lunedì 1 maggio 8 agosto 1956 è su Spotify e le altre piattaforme digitali.