giovedì 28 maggio 2026

Histoire D’un Enfant: il nuovo album di Andrea Penna!

Il batterista e compositore torinese torna con un disco sorprendente e policromo, pubblicato da Luminol: tra jazz, fusion, world music e groove, otto brani pensati e suonati senza intelligenza artificiale ma con cuore, mente e passione



ANDREA PENNA
Histoire D’un Enfant 
Luminol Records
(8 tracce | 46.21 min.)




«Mi sono domandato perché dopo tanti anni mi trovo ancora a scrivere, a suonare e a registrare, mi sono chiesto perché io non possa farne a meno e perché la mia vita, nonostante tutto, l'abbia spesa quasi tutta a fare queste cose. La risposta è che ne ho bisogno per stare bene, ho bisogno di esprimere qualcosa che forse parte da molto lontano, per questo mi sono avvicinato a Historie D'un Enfant cercando di osservare la vita con l'occhio di un bambino che sogna di esprimere le proprie emozioni attraverso la musica. Da qui l'idea di un brano che ne descrive il suo viaggio».

Un viaggio di un bambino tra note e culture, un viaggio con lo sguardo curioso e puro nella passione e nell’amore di una vita, quello per la scoperta, la condivisione di idee, la composizione, il concerto. In una parola: la musica. È il senso profondo di Historie D'un Enfant, il nuovo disco di Andrea Penna pubblicato da Luminol, che aggiunge al suo noto e apprezzato catalogo post-progressive un lavoro all’insegna della fusion contemporanea. Il batterista e compositore torinese torna a quattro anni di distanza dal suo debutto solista A New World con un disco maturo, ricco di spunti, inventiva e colori, affrontato da una band dal respiro internazionale, vista la presenza del chitarrista giapponese Masato Inoue e della cantante maliana Mamoù Rasta Fané





Proprio la vocalist africana è il punto di congiunzione tra la precedente esperienza del disco d’esordio e il nuovo, visto che tra i due si colloca il singolo del 2024 Yeré Sagò, cantato proprio da Mamoù. Il trio formato da Penna con Massimo Artiglia e Umberto Mari, amici di vecchia data, è alla base di Historie D'un Enfant, così accaduto in altri lavori in cui i tre hanno condiviso le idee musicali e lo stesso modo di sentire. Stavolta la cerchia si è estesa ad altri amici senza i quali l’album non avrebbe visto la luce e non avrebbe avuto questa ricchezza e varietà: oltre a Fané e Inoue, Mario Petracca alla chitarra, Silvia Bonino all'arpa, Antonio Santoro al flauto.

Nato a Torino nel 1966, nel 1982 Andrea Penna intraprende l’attività professionale sia dal vivo che in studio, ad esempio con Giuni Russo, con cui ha suonato nel tour del 1987. Attivissimo in area jazz con nomi del calibro di Riccardo Zegna, Rosario Bonaccorso, Karl Potter, fa tuttora parte del Luisa Malafarina Jazz Quartet e di Masato & Co. Ha partecipato a festival italiani e stranieri, suonando con Penna-Petracca duo, Slep & The Red House, Nightshop, Keynote, Penna Mari Petracca Trio, Quartetto Walkabout, Joint Venture Trio. Dal 1989 insegna batteria e percussioni presso l’istituto Musicale Città di Rivoli Giorgio Balmas, da anni gestisce il proprio studio Clarity Recording a Torino, dove ha registrato Histoire D’un Enfant.




Gli otto brani di questo vivace secondo disco, con cui Penna ha scelto la via non facile del suonare senza le scorciatoie della intelligenza artificiale, attraversano vari territori musicali, dalla fusion degli anni ’90 alla musica indiana, dalle ballad malinconiche al rock-jazz più dinamico. Il risultato è un lavoro gioioso, che si colloca perfettamente nella grande tradizione jazz-fusion italiana dagli anni ’80 fino ad oggi.

HISTOIRE D’UN ENFANT

1. Histoire d’un enfant (Andrea Penna)
2. Elephant’s journey (Andrea Penna) 
3. Annette (Andrea Penna)
4. Groove Therapy (Andrea Penna)
5. Close your eyes (Andrea Penna)
6. Un altro viaggio (Andrea Penna - Massimo Artiglia)
7. Carla (Umberto Mari)
8. Nothing will ever be the same (Andrea Penna)

Andrea Penna: drums, percussions 1 - 8 voice 1, 3, 5
Massimo Artiglia: piano, keyboards 1 - 8, voice 5
Umberto Mari: bass 1 - 8 
Mamoù Rasta Fané: voice 1, 5 
Mario Petracca: guitar 6, 7 
Masato Inoue: guitar 2, 5 
Silvia Bonino: harp 4 
Antonio Santoro: flute 3


giovedì 14 maggio 2026

Cicatrici: Giovanni Chiacchio contro la violenza sulle donne

 Venerdì 22 maggio al Teatro Troisi di Afragola il nuovo spettacolo di Cristina Granchelli nella rassegna 'Teatro Riflesso'. Un'occasione preziosa per riflettere su un tema delicato in un viaggio interiore, un monologo intimo tra paura, ferite e consapevolezza



Venerdì 22 maggio 2026 
ore 19.45 
Teatro Troisi 
Rione Salicelle 
Piazzale UNICEF, Parco La Nuova Casa 
Afragola (NA)

CICATRICI

Testo di Cristina Granchelli
Regia di Antonio Vitale
Scene e costumi Palcopop
In scena Giovanni Chiacchio

Ingresso euro 10, prenotazione al n. 3392440839




Venerdì 22 maggio al Teatro Troisi di Afragola Palcopop presenta Cicatrici, lo spettacolo scritto da Cristina Granchelli e diretto da Antonio Vitale, con Giovanni Chiacchio in scena. 

Cicatrici nasce dall'urgenza di raccontare uno dei mali più profondi e dolorosi del nostro tempo: la violenza contro le donne. Ogni giorno la cronaca restituisce numeri allarmanti, così il teatro diventa uno spazio per fermarsi e guardare davvero. Lo spettacolo affronta il tema attraverso le paure e i traumi, le “cicatrici” che la violenza lascia. Giovanni Chiacchio (ideatore del progetto artistico e produttivo Palcopop) è testimone e narratore. Attraverso un viaggio interiore, il protagonista si confronta con le proprie cicatrici, simbolo di ferite che ci accompagnano nel corso della vita e che spesso finiscono per limitarci, imprigionandoci dentro dinamiche distruttive e relazioni tossiche. Il protagonista si analizza, si espone, cerca di dare un nome a ciò che prova. La narrazione si muove tra racconto della violenza ed esperienza personale, in un intreccio che rende il lavoro profondamente autentico. Cicatrici non rassicura: chiede allo spettatore di sentire, di uscire cambiato. 




Dichiara Giovanni Chiacchio: «Paura, sorriso e amore sono le tre parole che meglio raccontano l’anima di Cicatrici. Il filo conduttore è proprio la paura: quella che ci segna, ci trasforma e, talvolta, ci impedisce di riconoscere il nostro valore. In scena prende forma un monologo intimo, quasi un dialogo con se stessi, che vuole accompagnare il pubblico in una dimensione emotiva autentica e profondamente umana. Con Cicatrici desidero ricordare quanto le donne siano creature straordinarie: capaci di attraversare oceani di ferite e dolore, ma anche di trovare dentro di sé la forza di rialzarsi, continuare ad amare e tornare a sorridere con una luce ancora più intensa».

Cicatrici è inserita nella rassegna “Teatro Riflesso”, promossa dall’associazione La Nuova Casa ODV. Al termine dello spettacolo seguirà il dibattito con il pubblico, momento distintivo della rassegna, per approfondire le tematiche affrontate insieme agli artisti. A chiudere la serata, una cena a buffet offerta dall’associazione La Nuova Casa ODV, per condividere un ulteriore momento di convivialità e incontro. I posti sono limitati: è consigliata la prenotazione al 3392440839.




Giovanni Chiacchio è attore e fondatore della neonata realtà di produzione e distribuzione teatrale Palcopop.  Nel corso del suo percorso artistico si forma attraverso diversi laboratori e realtà teatrali, tra cui la Scuola di Teatro Dietro le Quinte di Crescenzo Autieri, il Teatro Totò, l’ArtGarage Sala Molière diretta da Nando Paone e Cetty Sommella, e il laboratorio Startalenti di Francesco Apolloni a Roma. Tra i lavori teatrali più significativi figurano Si fa o non si fa (2019), Simme strane… È teatro (2020), E che parlamme a fa (2020), tutti realizzati con la compagnia I Senza Regole. Nel 2024 firma, insieme a Patrizio Pacioni, il testo teatrale Il Generale. Parallelamente all’attività teatrale, prende parte a diversi progetti cinematografici indipendenti, distinguendosi sia come attore sia come sceneggiatore. Tra i cortometraggi più rilevanti: 77 e Diavule (2019), Pioggia d’Autore (2020) e Immortali (2021), tutti diretti da Fabio Canciello. Recita inoltre nel progetto Il Futuro prodotto da D4Film, con la regia di Antimo Campanile. Cura anche progetti audiovisivi e videoclip, tra cui Partenope de I Senza Regole, realizzato con Andrea Radìce e diretto dallo stesso Chiacchio.



venerdì 8 maggio 2026

L'autoritratto all'Inferno di Roberto Fedriga

 Il cantautore lombardo torna con 'Orfeo', un mini album introspettivo, doloroso e terapeutico, tra indie-folk, canzone d'autore, mito classico e suggestioni di Edvard Munch. Prodotto con Boris Savoldelli


ROBERTO FEDRIGA
ORFEO
2026
(4 tracce | 14.03 min.)




 

«Orfeo è un disco necessario per me. È figlio di un periodo delicato a livello personale, dove l’arte, in tutte le sue forme, ha rappresentato un luogo sicuro nel quale trovare risposte. La letteratura e l’arte pittorica sono state alleate della musica per supportarmi in un viaggio introspettivo che probabilmente rimandavo da troppo tempo. Trovare assonanze e un senso di empatia così intenso in opere provenienti da contesti ed epoche così diverse mi ha fatto capire quanto la ricerca interiore sia universale nella sua essenza. Siamo stati, siamo e saremo sempre umani, molto più simili tra noi di quanto immaginiamo, indipendentemente da quando e dove siamo vissuti. Credo sia la magia dell’Arte vista come onesta rappresentazione del proprio universo interiore».       

Dalle prime battute con le quali Roberto Fedriga presenta Orfeo si capisce chiaramente l'importanza di questo lavoro. Un'opera minuta, un EP di quattro brani pensato, scritto e realizzato in solitudine ma dal cuore grande, dall'afflato universale, partito da profonde e intime riflessioni esistenziali. Tra il viaggio e la terapia, l'incontro con le proprie aree oscure e la valenza salvifica della musica e della pittura. I quattro pezzi di Orfeo uniscono mito classico, introspezione contemporanea e suggestioni visive provenienti dall’espressionismo nordico, che influenza anche l’identità visiva: ogni brano dell’EP ha una copertina che evoca vere e proprie tele emotive, dove figure evanescenti emergono da vortici di colore e luce. Anche l'artista ha rinunciato alle canoniche foto presentandosi con due ritratti di ispirazione munchiana. Rivela Fedriga: «Tutti, credo, veniamo chiamati prima o poi ad affrontare il nostro personale “inferno”. Spetta a noi poi decidere se rimanerci o quantomeno tentare la risalita. Non sempre è possibile. Non sempre basta la volontà. Il primo passo è però l’accettazione. Comprendere cosa si sta vivendo senza filtri. Accettare l’inferno, sentirne l’odore e percepirne il buio profondo. Arrivare ad autorappresentarsi all’inferno, per specchiarsi, accettare, prendere un respiro profondo e sperare di aver voglia di tornare a galla». 




L’EP prende avvio dal mito di Orfeo, figura archetipica del poeta che attraversa l’oscurità per amore e conoscenza. In questa rilettura contemporanea, l’inferno non è un luogo mitologico ma uno spazio interiore: un territorio emotivo in cui si incontrano memoria, perdita e consapevolezza. Il progetto si sviluppa come un percorso narrativo in quattro tappe, in cui il protagonista attraversa diverse forme di crisi e trasformazione: dalla ricerca dell’altro alla discesa dentro sé stesso, fino a una fragile forma di accettazione. Il punto di partenza del viaggio è Euridice, il pezzo d'apertura legato alla memoria, all'assenza che genera la ricerca; Autoritratto all'Inferno è una discesa senza sconti nei propri inferi, ma anche un dialogo immaginario con Edvard Munch, amatissimo da Fedriga; in Antieroe o antimateria il protagonista si interroga sull'identità e il senso, Ultimo settembre chiude un cerchio e genera nuova consapevolezza. 

Accanto al mito classico, un’altra importante fonte di ispirazione è la pittura di Edvard Munch. L’estetica espressionista del pittore norvegese — fatta di figure solitarie, paesaggi emotivi e tensione psicologica — ha influenzato sia l’immaginario visivo del progetto sia la scrittura dei testi. Autoritratto all’inferno nasce anche dal dialogo con alcune sue opere e con i suoi celebri autoritratti, in cui l’artista si rappresenta immerso in atmosfere interiori inquietanti. Il titolo stesso del brano richiama direttamente questo universo pittorico, e nei versi emergono immagini e tensioni emotive che si rifanno alla stessa dimensione espressionista: la figura umana isolata, la crisi dell’identità, il confronto con la propria ombra.







Nato nel 1984, Roberto Fedriga ha un passato rock, ha studiato canto jazz, e gestito gli studi di registrazione Undersound, ma il suo orizzonte è la canzone d'autore. Tim Buckley, Tom Waits, Nick Drake e John Martyn lo influenzano profondamente nella tecnica ma soprattutto nella ricerca dell’interpretazione come obbiettivo principale dell’espressione musicale. Nel 2014 debutta con un album omonimo (al quale partecipano Nik Mazzucconi e Guido Bombardieri), nel 2018 pubblica Frenologia con la rock band dei Magora, nel 2023 arriva il suo secondo Lp La mia malattia. Tutti i brani di Orfeo sono stati scritti da Roberto Fedriga, che ha curato anche l’esecuzione della parte strumentale e del cantato. Ad arricchire il tessuto sonoro contribuiscono alcune preziose collaborazioni, che donano un colore intenso e contribuiscono a creare un’atmosfera immersiva e profondamente evocativa: Marco Remondini al violoncello e al sax, Roberta Visentini al clarinetto. Il mix è stato realizzato da Carlo Cantini, già in La Mia Malattia. La produzione artistica è curata dallo stesso Fedriga, con il prezioso e determinante supporto di Boris Savoldelli.

Orfeo:

2. Autoritratto all’inferno https://youtu.be/lkGMLmtWX5c?si=hQrU8xydNjPsBjvq  
3. Antieroe o antimateria https://youtu.be/sDMW86x6EM8?si=aMZhh_q9QxkiBCHs   

Testi e musica: Roberto Fedriga
Voce e strumenti: Roberto Fedriga
Violoncello e sax: Marco Remondini
Clarinetto: Roberta Visentini
Mix: Carlo Cantini
Produzione: Roberto Fedriga e Boris Savoldelli

Roberto Fedriga: