Un emozionante concept sui drammi e la disumanità dei conflitti nel secondo album del quartetto, nuovamente in pista a sette anni dall'apprezzato disco d'esordio. Un disco coraggioso, dedicato a tutte le vittime delle guerre
WISH
THE ENDLESS WINTER
(2026)
8 tracce | 49.31 min.
«Questo album ha avuto un lungo percorso e la scrittura dei brani ha avuto inizio nel 2019, poche settimane dopo la pubblicazione del nostro primo album Stay Here My Friends. Il disco era nato come il racconto del passato e come la presa d’atto di vivere in una società che ha tradito valori, per noi fondamentali, per i quali in tanti hanno combattuto. In questi ultimi anni invece questo passato si è attualizzato in modo drammatico, come probabilmente non era nemmeno prevedibile. Siamo angosciati, delusi, arrabbiati e lo scenario mondiale che si è sviluppato ci riporta in modo violento, purtroppo e dolorosamente, alle storie che abbiamo raccontato in questo disco. In questi ultimi anni le nuovissime generazioni stanno subendo una violenza rara, fuori dal comune e come logica conseguenza sono giovani che hanno voglia di lottare di nuovo per i loro ideali. Una nota che, nella disperazione del momento, infonde molta speranza».
Angoscia, delusione, rabbia, ma anche speranza. Non sono temi così frequenti nelle opere progressive, ma i Wish sin dal loro disco d'esordio hanno mostrato una marcia in più: hanno spostato l'asse del prog-rock su temi tanto intimi quanto universali, immaginando una propria personale interpretazione del genere in chiave matura e concreta. A distanza di sette anni da Stay Here My Friends il quartetto torna con un album sofferente, umano, incentrato sui lati oscuri e sui conflitti della contemporaneità: si intitola The Endless Winter.
L'inverno senza fine al quale fa riferimento il titolo è chiaro: la band parla di guerra. La guerra come un interminabile inverno, grigio, tetro, spogliato di ogni bellezza. Niente risate nella neve, niente calore domestico, niente regali o feste: un gelo amaro che annienta la civiltà e ogni sogno per il futuro. E aggiungono i Wish: «Abbiamo percorso le trincee e letto le lettere dei dispersi. Abbiamo camminato sui loro sentieri, siamo stati in Normandia sui luoghi dello sbarco, abbiamo ascoltato racconti e tutto ciò ha alimentato il nostro desiderio di raccontare queste vite. Abbiamo capito che in guerra sei solo un corpo che si nasconde e corre per sopravvivere. L’anima è un lusso che non puoi permetterti. Dedichiamo questo disco alle vittime: ai soldati costretti a combattere, alle famiglie che li hanno persi e a tutti coloro che hanno dato tutto per la libertà. Questo album racconta le storie di chi ha assistito in prima persona all'orrore. I nostri occhi sono pieni di rabbia per gli ideali che abbiamo tradito; i loro sono pieni di sgomento, grazia e un'ombra indelebile. Questo disco è per loro».
Otto brani – tra cui le mini-suite Comandante Nino e The Four Rooms – all'insegna di un progressive rock moderno, asciugato da tanti orpelli retorici, rafforzato e nobilitato dal profondo senso di umanità e speranza che il quartetto ha voluto esprimere. Attraversando un arco sonoro e tematico che va dal Roger Waters più corrosivo alle visioni contemporanee di Steven Wilson, dal pathos di Peter Gabriel al lirismo di Peter Hammill, i Wish ancora una volta partono da un nucleo tematico che sviluppano attraverso un disco concettuale: non più una sequenza di canzoni svincolate l'una dall'altra ma un racconto sonoro che accompagna l'ascoltatore nel percorso legato alla guerra, ai drammi e alla disumanità, alle lontane ma visibili luci della speranza.
Se il prog del primo disco veicolava il messaggio dell'amicizia, quello di The Endless Winter è l'occasione per dimostrare che il genere – soprattutto quello più eclettico dei Wish, ascoltatori anche della canzone d'autore, dell'art-rock contemporaneo, delle nuove sonorità di questi tempi – vive se alimentato da temi stringenti, che accomunano tutti noi. «Attraverso alcune storie, umane e profonde, raccontiamo il nostro tempo, le emozioni, i sentimenti che ci guidano. Il progressive, per noi, non è solo uno stile musicale, ovviamente quello che preferiamo, ma proprio il mezzo artistico che meglio esprime la nostra idea di racconto: ci piace creare un percorso narrativo, che è musicale ma non solo. Crediamo molto in una forma di scrittura che parli di valori profondi non in modo retorico, ma attraverso la narrazione di vicende umane».
I Wish sono nati nel 1992 e l'idea di un concept-album li accompagna sin dall'inizio. La formazione si stabilizza nel 1997, il quartetto si avvicina sempre di più al progressive e dopo aver fondato il proprio studio di registrazione BbBox ed essersi assestato nell'organico, pubblica Stay Here My Friends nel 2019. L'album d'esordio sarà apprezzato dal pubblico e dalla critica di tutto il mondo, creando le premesse per il secondo Lp The Endless Winter.
The Endless Winter:
1. Pointe du Hoc
2. Comandante Nino:
I. Endless winter II. Never again III. Far from home IV. We are all died
3. Collapsing
4. The Four Rooms:
I. The cellar II. A thin light III. Battlefield IV. Healing/Resignation
5. I Watch You From Afar
6. This Land
7. On The Trail
8. This Life
Piergiorgio Franceschelli (Lead and Backing Vocals)
Massimo Mercurio (Drums)
Salvatore Patti (Keyboards, Backing Vocals)
Giorgio Simonetti (Guitars, Bass, Lead, Backing Vocals)
Featuring:
Graziano Brufani (Bass, Fretless Bass on 2, 3, 4, 5)
Susanna Felicetti (Flute on 1, 2, 7, 8)
Umberto Ugoberti (Accordion on 2)
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