giovedì 30 aprile 2026

The Endless Winter: il ritorno dei Wish! dal 3 maggio

 Un emozionante concept sui drammi e la disumanità dei conflitti nel secondo album del quartetto, nuovamente in pista a sette anni dall'apprezzato disco d'esordio. Un disco coraggioso, dedicato a tutte le vittime delle guerre



WISH
THE ENDLESS WINTER
(2026)
8 tracce | 49.31 min.





 «Questo album ha avuto un lungo percorso e la scrittura dei brani ha avuto inizio nel 2019, poche settimane dopo la pubblicazione del nostro primo album Stay Here My Friends. Il disco era nato come il racconto del passato e come la presa d’atto di vivere in una società che ha tradito valori, per noi fondamentali, per i quali in tanti hanno combattuto. In questi ultimi anni invece questo passato si è attualizzato in modo drammatico, come probabilmente non era nemmeno prevedibile. Siamo angosciati, delusi, arrabbiati e lo scenario mondiale che si è sviluppato ci riporta in modo violento, purtroppo e dolorosamente, alle storie che abbiamo raccontato in questo disco. In questi ultimi anni le nuovissime generazioni stanno subendo una violenza rara, fuori dal comune e come logica conseguenza sono giovani che hanno voglia di lottare di nuovo per i loro ideali. Una nota che, nella disperazione del momento, infonde molta speranza». 

Angoscia, delusione, rabbia, ma anche speranza. Non sono temi così frequenti nelle opere progressive, ma i Wish sin dal loro disco d'esordio hanno mostrato una marcia in più: hanno spostato l'asse del prog-rock su temi tanto intimi quanto universali, immaginando una propria personale interpretazione del genere in chiave matura e concreta. A distanza di sette anni da Stay Here My Friends il quartetto torna con un album sofferente, umano, incentrato sui lati oscuri e sui conflitti della contemporaneità: si intitola The Endless Winter

L'inverno senza fine al quale fa riferimento il titolo è chiaro: la band parla di guerra. La guerra come un interminabile inverno, grigio, tetro, spogliato di ogni bellezza. Niente risate nella neve, niente calore domestico, niente regali o feste: un gelo amaro che annienta la civiltà e ogni sogno per il futuro. E aggiungono i Wish: «Abbiamo percorso le trincee e letto le lettere dei dispersi. Abbiamo camminato sui loro sentieri, siamo stati in Normandia sui luoghi dello sbarco, abbiamo ascoltato racconti e tutto ciò ha alimentato il nostro desiderio di raccontare queste vite. Abbiamo capito che in guerra sei solo un corpo che si nasconde e corre per sopravvivere. L’anima è un lusso che non puoi permetterti. Dedichiamo questo disco alle vittime: ai soldati costretti a combattere, alle famiglie che li hanno persi e a tutti coloro che hanno dato tutto per la libertà. Questo album racconta le storie di chi ha assistito in prima persona all'orrore. I nostri occhi sono pieni di rabbia per gli ideali che abbiamo tradito; i loro sono pieni di sgomento, grazia e un'ombra indelebile. Questo disco è per loro».




Otto brani – tra cui le mini-suite Comandante Nino e The Four Rooms – all'insegna di un progressive rock moderno, asciugato da tanti orpelli retorici, rafforzato e nobilitato dal profondo senso di umanità e speranza che il quartetto ha voluto esprimere. Attraversando un arco sonoro e tematico che va dal Roger Waters più corrosivo alle visioni contemporanee di Steven Wilson, dal pathos di Peter Gabriel al lirismo di Peter Hammill, i Wish ancora una volta partono da un nucleo tematico che sviluppano attraverso un disco concettuale: non più una sequenza di canzoni svincolate l'una dall'altra ma un racconto sonoro che accompagna l'ascoltatore nel percorso legato alla guerra, ai drammi e alla disumanità, alle lontane ma visibili luci della speranza. 

Se il prog del primo disco veicolava il messaggio dell'amicizia, quello di The Endless Winter è l'occasione per dimostrare che il genere – soprattutto quello più eclettico dei Wish, ascoltatori anche della canzone d'autore, dell'art-rock contemporaneo, delle nuove sonorità di questi tempi – vive se alimentato da temi stringenti, che accomunano tutti noi. «Attraverso alcune storie, umane e profonde, raccontiamo il nostro tempo, le emozioni, i sentimenti che ci guidano. Il progressive, per noi, non è solo uno stile musicale, ovviamente quello che preferiamo, ma proprio il mezzo artistico che meglio esprime la nostra idea di racconto: ci piace creare un percorso narrativo, che è musicale ma non solo. Crediamo molto in una forma di scrittura che parli di valori profondi non in modo retorico, ma attraverso la narrazione di vicende umane». 




Wish sono nati nel 1992 e l'idea di un concept-album li accompagna sin dall'inizio. La formazione si stabilizza nel 1997, il quartetto si avvicina sempre di più al progressive e dopo aver fondato il proprio studio di registrazione BbBox ed essersi assestato nell'organico, pubblica Stay Here My Friends nel 2019. L'album d'esordio sarà apprezzato dal pubblico e dalla critica di tutto il mondo, creando le premesse per il secondo Lp The Endless Winter


The Endless Winter

1. Pointe du Hoc
2. Comandante Nino: 
    I. Endless winter II. Never again III. Far from home IV. We are all died
3. Collapsing
4. The Four Rooms: 
    I. The cellar II. A thin light III. Battlefield IV. Healing/Resignation
5. I Watch You From Afar
6. This Land
7. On The Trail
8. This Life

Piergiorgio Franceschelli (Lead and Backing Vocals)
Massimo Mercurio (Drums)
Salvatore Patti (Keyboards, Backing Vocals)
Giorgio Simonetti (Guitars, Bass, Lead, Backing Vocals)

Featuring:
Graziano Brufani (Bass, Fretless Bass on 2, 3, 4, 5)
Susanna Felicetti (Flute on 1, 2, 7, 8)
Umberto Ugoberti (Accordion on 2)

Wish info: 



lunedì 27 aprile 2026

No War: Baba Sissoko e Mediterranean Blues tra Africa e Napoli! da ven. 8 maggio

La storica etichetta Phonotype pubblica il nuovo album del popolare musicista “afro-calabrese”. Un incontro tra blues, rock, soul e afrobeat, legati dalla tradizione del Mali e dal desiderio di pace. In uscita venerdì 8 maggio 


BABA SISSOKO & MEDITERRANEAN BLUES
NO WAR
Phonotype, 2026
(9 tracce | 37.16 min.)




Il cuore dell'Africa. Il cuore del rock. Il cuore del blues. Tutto unito dal Mediterraneo. Nove brani elettrizzanti, focosi, frutto di una sintesi di linguaggi e storie, uniti dalla grande esperienza del Maestro, dal groove sprigionato dal gruppo e dal tema della pace. Questa è la nuova avventura di Baba Sissoko & Mediterranean Blues con No War, il nuovissimo disco della band del musicista maliano, pubblicato da Phonotype, la più antica casa discografica italiana. 

Mediterranean Blues è una chiara indicazione della voce potente e aspra di Baba Sissoko, del ritmo in levare come nelle note afroamericane (ri)partite dalla Giamaica, di un micidiale assist di armoniche a bocca che versa generose spezie blues su tutto l'incantevole flusso musicale. Non è una novità per Baba, sempre prolifico nei suoi progetti di contaminazione e collaborazioni, ma con Mediterranean Blues ci sono stabilità e forza in generose dosi: nel 2017 l'omonimo live del gruppo, nel 2021 il sequel Mali Music Has No Borders, ora questa nuova operazione registrata a Napoli (lo storico e autorevole Auditorium Novecento) intitolata No War e incisa in due giornate di novembre del 2024. 

foto Riccardo Piccirillo

Baba Sissoko proviene da un'illustre dinastia di musicisti griot del Mali. È un virtuoso del tama (tamburi parlanti), del ngoni (liuto a quattro corde), del balafon (uno xilofono di zucche, bambù e legno) e del kalebas (percussioni). Mantiene viva la tradizione musicale del Mali ma ama anche suonare con musicisti di generi diversi: nel corso degli anni lo abbiamo ascoltato o visto con personalità del calibro di Habib Koité, Sting, Santana, Youssou N'Dour, Jovanotti, Dee Dee Bridgewater, Salif Keita e Aka Moon

Con la banda di Mediterranean Blues – sette elementi affiatati e trascinanti – l’attivissimo griot italiano d’adozione (afro–calabrese, ama definirsi) prosegue nel laboratorio di fusione dell'amadran – una sorta di precursore originario del blues – con musiche afroamericane che da quella matrice trassero origine. Il risultato sono i nove brani di No War, una sorprendente connessione tra rock-blues, afrobeat, funk e psichedelia.

foto Riccardo Piccirillo

foto Riccardo Piccirillo 



NO WAR:
1. Afro Rock
2. Angha Ben
3. Immigres
4. La vita è bella
5. Le monde est un village
6. Leyla
7. Na Na Na e Napoli
8. Nene
9. No war

Testi & Musiche Baba Sissoko
Registrato dal vivo presso Studio Novecento - Napoli
Registrazioni, Mix e Mastering Fabrizio Piccolo

Baba Sissoko - vocal, ngoni, tama
Ady Thioune - djembe, bougaroubu, congas, vocal
Philippe Lago - drums
Angelo Napoli - guitar
Tobia Ciaglia -bass, background vocal
Alessandro de Marino - clarinet, keyboard
Domenico Canale - harmonica, violin, vocal
Denis Tchangou - drums

Baba Sissoko & Mediterranean Blues

Phonotype:


domenica 26 aprile 2026

Y.D.L.A.M.: il viaggio nel canto tra Africa e Sannio con TekCiervo

Il toccante e visionario percorso in musica, dalla rielaborazione di voci antiche al contatto con le nuove sonorità contemporanee, nel disco d'esordio dei fratelli Ciervo. Dalla Guinea a Benevento con folk, elettronica, afrobeat e groove, edizione in vinile


Y.D.L.A.M.
TEKCIERVO
(2026)
8 brani | 28.52 min.



 

«È possibile immaginare una storia in cui le voci più seducenti della nobile tradizione popolare italiana, quelle di Rosa Balistreri, di Concetta Barra, e di altre ugualmente brave esecutrici del canto tradizionale, possano incrociarsi, intersecarsi con quelle di Boubacar Diallo, di Alpha Oumar Balde, ossia con quelle di ragazzi arrivati qui, da noi, dopo aver attraversato il deserto e il mare? Noi, questa storia, l’abbiamo immaginata. E, dunque, il tema sotteso è proprio il viaggio. Un viaggio di attraversamento di luoghi inospitali, in condizioni terribili. Quel viaggio che tanti ragazzi scelgono di compiere per arrivare in Italia». 

Un viaggio difficile, impervio, doloroso, che dal Continente Nero porta allo Stivale. Dall'Africa occidentale all'Italia Meridionale. Dalla Guinea a Benevento. Un viaggio di speranza che TekCiervo ha cantato e messo in musica con originalità, tensione, pathos e disponibilità all'ibridazione in Y.D.L.A.M., il nuovo album uscito in vinile. Un viaggio nel quale Corrado e Carlo hanno operato da registi – non solo da musicisti – armonizzando voci estrapolate da grandi classici del folk italiano, le storie di ragazzi che hanno attraversato il mare, la loro tensione musicale contemporanea. Il risultato è Y.D.L.A.M.: più che un album, una vera e propria operazione culturale e in senso ampio politica.

TekCiervo è il progetto ideato dai fratelli Corrado e Carlo Ciervo, attivi da tempo in un contesto di ricerca sonora e culturale, in cui cercano di fondere elementi della tradizione popolare con linguaggi moderni e sperimentali. Uniti artisticamente da sempre, entrambi hanno maturato esperienze in diversi ambiti e collaborano con altri musicisti in produzioni e performance. Da diversi anni si occupano di musica di ricerca, attingendo spesso da voci e suoni della musica popolare italiana, rielaborandoli mescolando folk, elettronica, elementi elettroacustici e improvvisazione. Con Vittorio Zollo compongono Osso Sacro, gruppo di ricerca, rielaborazione e riposizionamento delle narrazioni orali e sonore del territorio sannita, vincitore del Premio Andrea Parodi 2023. 






Il passaggio decisivo per l'evoluzione del duo è avvenuto grazie all'incontro con Alpha Oumar Baldè e Boubacar Diallo, due giovani migranti della Guinea: con loro arrivano nuove voci, nuove lingue e nuovi immaginari come il “fula” (fulfulde) e il “susu”, lingue della tradizione orale e del canto, in connubio con il francese, diventando parte integrante della scrittura musicale come linguaggio vivo, portatore di memoria, esperienza e identità. «Partono in silenzio, spesso senza confessarlo neppure alle mamme, portandosi dietro non solo speranze e desideri, ma anche paura, insicurezza, rimorso. E perciò è come se avessimo voluto trovare per loro delle mamme in grado di temperare, di mitigare, per quanto possibile, le loro angosce. Svolgono la funzione delle voci materne, supportano i ricordi dei loro viaggi, risuonano nelle loro teste e nel disco». I testi di Alpha One e Bubi nascono da storie personali, da racconti di viaggio, di perdita, di attraversamento. Sono parole che conservano il ritmo della narrazione orale africana, dove la voce è veicolo di sapere, cura e appartenenza. Questa dimensione dialoga profondamente con la tradizione popolare nostrana, in cui il canto ha storicamente avuto una funzione del tutto analoga. TekCiervo riconosce questa parentela profonda e costruisce un ponte tra due mondi che condividono la stessa urgenza espressiva

La peculiarità dell'album, suonato interamente dai fratelli Ciervo con Carlo Corso e Giuseppe Tomaciello insieme alle voci di Alpha One e Bubi, è nell'insieme di tessiture e intrecci col materiale tradizionale, dal canto di Rosa Balistreri e Concetta Barra oppure quello raccolto e registrato sul campo da Alan Lomax e Diego Carpitella: il risultato è un viaggio visionario in otto brani tra folk, elettronica, afrobeat, art-rock e world fusion. Con il filo conduttore del canto, ricordano i fratelli Ciervo: «E così il canto finisce per assumere una funzione salvifica, utile ad affrontare momenti complessi, ma anche una valenza catartica, in grado di supportare la forza della memoria. In questo senso, il canto non segue finalità mercantili e neppure motivi puramente estetici. Il canto aiuta a vivere, il canto è funzionale alla vita. Insomma: si canta per vivere meglio. E quella medesima funzione la si ritrova anche nell’Italia prima del boom economico, quando la voce era lo strumento che serviva a combattere i mali del mondo: il lavoro sfruttato e alienato, le violenze degli amori, le disuguaglianze sociali. E così le grandi cantanti italiane e le cantatrici popolari le abbiamo immaginate come le “madri/guide” dei figli con la faccia nera che intraprendono il viaggio. Essi partono come partirono i nostri avi per fuggire la fame, per cercare lavoro, per ritrovare un luogo “altro” dove sognare un futuro migliore».




Il senso profondo dell'operazione è tutto nella sigla del titolo Y.D.L.A.M.: “Yimde Dandayde Leñol Mulugol”, ossia il canto che protegge le genti dallo svanire.

YDLAM:

1. Monteloura
2. New Tek
3. Hoydol 
4. Les Travaiileurs 
5. Jev Dicenn 
6. Concetta Deluxe
7. Y.D.L.A.M.
8. Dormìa

TEKCIERVO:
Corrado Ciervo: violino, chitarra, basso, voce
Carlo Ciervo: synth bass, piano, sampler 
Alpha Oumar Baldè: voce 
Boubacar Diallo: voce
Carlo Corso: batteria 
Giuseppe Tomaciello: drumpad, percussioni 

TekCiervo: