Notami Jazz pubblica il brillante album di debutto di Perla Palmieri, vocalist e leader del suo quintetto che, con la speciale partecipazione di Max Ionata, presenta brani propri e rivisitazioni di Tania Maria, George Gershwin, Clifford Brown, Chick Corea e altri
Synpress44 ufficio stampa
Insieme per comunicare
giovedì 2 aprile 2026
My Jazz Identity: un viaggio fatto di jazz e di emozioni con Perla Palmieri! Dal 16 aprile
PERLA PALMIERI
My Jazz Identity
Notami Jazz, 2026
(10 tracce | 57.08 min.)
«My Jazz Identity è un titolo coraggioso che parla di ricerca personale oltre che musicale: non è facile per un artista al proprio album di debutto riuscire a riconoscere e a esprimere la propria identità musicalmente. Per me è stato inevitabile: ho avuto la fortuna di crescere sin da piccola ascoltando dischi di jazz, grazie ai miei nonni. Questa musica è diventata pian piano la mia passione, il mio percorso di studi e la mia professione. Penso che non ci sia genere musicale che mi possa rappresentare più del jazz. Questo album è un progetto impegnativo e molto strutturato, nato da anni di ricerca, di studio e di esperienze pratiche. Sono io che mi racconto: sia le mie composizioni originali che i miei arrangiamenti di noti standards jazz rappresentano un capitolo della mia storia. Per la prima volta, cerco di comunicare al mondo una visione personale del jazz che parte dalla sua dimensione più essenziale, il ritmo, e ne attraversa le principali declinazioni dalle radici africane allo swing, alla bossa nova e al funk. I testi completano questo percorso, dando forma a emozioni e sentimenti universali. Credo che questa sia la grande forza del mio progetto, e spero che possa raggiungere il cuore e la sensibilità di più persone possibili».
Non c’è modo migliore per presentare un album, e ancora di più un album d’esordio, che quello di raccontarlo. Di raccontarne la genesi, la passione che lo sorregge, la competenza necessaria per darlo alla luce dopo anni di studio ed esperienza. Così Perla Palmieri introduce il suo disco di debutto My Jazz Identity, pubblicato da Notami Jazz: un lavoro che emerge dal desiderio di esprimere la propria identità artistica con una visione musicale ampia e sfaccettata, ma anche con testi intimi, personali e al contempo universali.
My Jazz Identity è un disco tanto atteso dopo la vittoria del Premio Pathway To Jazz, che Perla Palmieri ha ricevuto nel 2025 dall’omonima organizzazione del Colorado (USA), e che ha rappresentato per lei un punto d’arrivo ma anche un nuovo punto di partenza per un percorso che si avvia proprio con il suo lavoro d’esordio. Un lavoro di jazz italiano aperto al mondo, a tante influenze, a un respiro collettivo grazie a una band di cinque elementi giovane, rodata e affiatata: «La bellezza del jazz sta proprio nel suo carattere democratico: un brano funziona, in presenza di un arrangiamento scritto oppure no, solo quando ogni componente del gruppo è davvero in ascolto degli altri e mette il proprio strumento al servizio del risultato d’insieme. La collaborazione con Simone Bortolami, Giuseppe Dato, Alberto Zuanon e Max Verrillo si è sviluppata in modo molto naturale a partire da questo presupposto. Il loro contributo ha saputo rispettare e arricchire con sensibilità la mia musica, in modo organico e senza forzature, all’interno di una visione definita. Li ringrazio per aver creduto fin da subito nel progetto e per aver portato dentro questo percorso uno sguardo attento e una presenza musicale sempre consapevole, che hanno reso il lavoro d’insieme un’esperienza particolarmente viva e stimolante».
My Jazz Identity è composto da dieci brani, quattro sono firmati da Perla (My Camellia, Maiolica, È per Te - uscito come primo singolo - e La Terra Mia), sei sono invece composizioni di figure amatissime come Tania Maria (Yatra-Tà), Clifford Brown (Daahoud), George Gershwin (Fascinating Rhythm), Chick Corea (500 Miles High), Leslie Bricusse e Anthony Newley (Pure Imagination, dalla colonna sonora di Willy Wonka) e Guinga (Choro pro Zé): «Mi ha guidato la passione per i ritmi che sostengono il jazz, da quelli africani a quelli afro-cubani e allo swing americano, fino a bossa nova e samba. Questa ricerca mi ha accompagnato anche negli studi di Conservatorio, con due tesi dedicate agli arrangiamenti ritmici: prima su standards jazz, poi sulle mie composizioni originali per un ensemble di 15 elementi. I brani scelti hanno poi contribuito a costruire l’intero album. Artisti come Tania Maria, Chick Corea e gli Yellowjackets, così come dischi storici come Clifford Brown and Max Roach e le melodie dei grandi standards jazz – che spesso racchiudono perle ritmiche sorprendenti – sono stati per me una fonte di ispirazione fondamentale. Tutto questo mi ha aiutato a costruire un linguaggio personale, che ho voluto portare in My Jazz Identity, tra tradizione, ritmo e libertà espressiva».
Il risultato è raffinato, avvolgente per il pathos e l’eleganza, per lo sguardo ampio sul mondo del jazz, senza estromettere la canzone melodica italiana, con la complicità di un grande sassofonista, coinvolto come special guest, quale Max Ionata: «Ho sempre stimato e apprezzato Max per il suono e la grande capacità di fraseggio. Quando ho concepito l’arrangiamento dei brani in cui ha partecipato, ho subito pensato che il suo sound, la sua esperienza e la sua sensibilità musicale sarebbero stati in perfetta sintonia con i colori e l’atmosfera che volevo dare all’album. In questi brani ho voluto creare un vero gioco di dialogo tra la voce e il sax, e questo incontro ha portato freschezza, energia e un impulso speciale. Ci tengo davvero a ringraziarlo di cuore per la stima e la disponibilità che ha dimostrato nei miei confronti e verso il mio lavoro, per aver accolto la mia proposta e per aver condiviso con naturalezza la mia musica».
My Jazz Identity:
1. Pure Imagination
2. Fascinating Rhythm
3. My Camellia
4. 500 Miles High
5. Maiolica
6. È Per Te
7. Daahoud
8. La Terra Mia
9. Yatra-Tá
10. Choro Pro Zé
Perla Palmieri: voce, composizioni e testi originali, arrangiamento
Simone Bortolami: chitarra classica e elettrica
Giuseppe Dato: pianoforte
Alberto Zuanon: contrabbasso
Max Verrillo: batteria
Special Guest Max Ionata: sax tenore
Perla Palmieri:
Website: https://www.perlapalmieri.com/
YouTube: https://youtu.be/nLyQ_c8i4IU
giovedì 26 marzo 2026
Minutiae: tempo, respiro, elettricità nella magnetica opera di Fabio Anile
Il compositore e pianista pubblica il suo nuovo disco con la britannica RareNoise. Collaborazioni di lusso (Keith Lowe, Agostino Marangolo, Stephan Thelen e tanti altri) in un lavoro suggestivo tra rock, minimalismo, avanguardia e melodia
FABIO ANILE
MINUTIAE
(RareNoise Records 2026 | IDI GmbH)
8 tracce | 50.16 minuti
«Con Minutiae credo di aver raggiunto un punto di maturità nella mia espressione musicale. In questo lavoro convivono musica classica, minimalismo e rock, tutte forme musicali alle quali sono egualmente legato. In particolare, le composizioni si basano su un approccio ritmico tipico del minimalismo americano (ad es. Steve Reich) e delle sue più recenti evoluzioni, ma in questo approccio ho voluto integrare l'elemento melodico, che solitamente è assente nella musica minimalista. Credo di esserci riuscito».
Tra rock e avanguardia, tra melodia italiana, minimalismo americano e una profonda quanto antica riflessione sul tempo si muove Minutiae, il nuovo album di Fabio Anile, pubblicato dalla RareNoise Records in cd e vinile. Minutiae è un punto d'arrivo significativo per il musicista e compositore siciliano: il tempo, nelle sue molteplici dimensioni e nel suo rapporto con la forma e la pratica musicale, è da sempre il tema centrale della sua carriera quasi trentennale. Ed è proprio il caso di dire che questo disco arriva da lontano, poiché le radici della sua ricerca derivano dagli esperimenti di live looping e fields recordings condotti a metà degli anni ’90 con l’ensemble enoLogica, poi evolutisi in una più profonda esplorazione del tempo nelle sue declinazioni cicliche nella Looper’s Delight Community, in cui Anile si è distinto sia dal vivo che in studio, poi nel Chain-Tape Collective, per il quale ha diretto i progetti CT-Great Speeches e CT-Generative I e II. In queste e altre opere, il looping – con la sua ciclicità e dilatazione – per Anile è diventato uno strumento di indagine sul tempo, nel solco della migliore tradizione dell’ambient music. Grazie a questa attività che ha attraversato anche gli anni Duemila, il musicista ha incontrato tanti autorevoli colleghi che hanno segnato il suo percorso: pensiamo ad esempio a Bernhard Wagner, Stephan Thelen, Michael Peters, Jon Durant. Questa rete così fitta di partnership dal vivo e in sala d'incisione ha preparato il terreno per Minutiae, il primo lavoro di Anile con la britannica RareNoise.
«Queste composizioni sono nate dalla pratica di un piccolo strumento ghanese che si chiama Thelevi o anche Kashaka, Asalato, Asratoa e che mi fu regalato da Bernhard Wagner dei Sonar nel 2009. Sono due shakers legati tra loro con una cordicella che permettono di realizzare – con le due mani – complessi poliritmi. Ad un certo punto della mia pratica ho "tradotto" quei ritmi in note musicali e da lì sono nate le tessiture ritmiche di Minutiae». Come si evince dal titolo, Minutiae è un’opera costruita a partire da un nucleo ritmico minimale che funge da elemento generatore di strutture complesse: c'è una certa continuità con la tradizione minimalista americana, ma ciò che lo rende ancor più interessante è la profonda sensibilità melodica e armonica di Anile, che dà nuovo slancio alla texture minimalista.
Accanto alla dimensione del tempo, un respiro grazie al quale il disco si espande brano dopo brano, sconfinando sempre di più in territori elettrici, Minutiae si caratterizza per la continuità con lo spirito partecipato delle collaborazioni internazionali. Alcune composizioni come Dance (già realizzata in una versione per strumenti a percussione intonati con il Mannheimer Schlagwerk, diretto dal Maestro Dennis Kuhn) o Shifting Trains (la cui linea di basso in 11/8 è confluita in Ladder to the Stars di Stephan Thelen) testimoniano il carattere organico e interconnesso del suo linguaggio musicale. Altri brani, come Compás – omaggio all’unità ritmica della musica flamenca – o Foglie Morte e More Than 12 offrono un quadro completo della poetica di Anile, arricchita dai contributi di figure del calibro di Keith Lowe, Agostino Marangolo, Stephan Thelen, Bernhard Wagner, Jon Durant, Samuel Hällkvist, Michael Peters e Fabio Trentini.
La lunga gestazione, durata oltre dieci anni, riflette la cura e la pazienza con cui Fabio Anile ha raffinato ciascun brano, fino a raggiungere la forma definitiva. Minutiae rappresenta un punto di svolta nella sua carriera: un’opera agile, elegante e rigorosa, che sintetizza la sua riflessione sul tempo nelle sue molteplici declinazioni poliritmiche, unita a una profonda padronanza melodica e armonica. Una testimonianza matura e luminosa della sua arte.
Minutiae:
1. Compás
2. Dance
3. Foglie Morte
4. Mysterious Counterpoint
5. More Than 12
6. Planet Nine (Orbits)
7. Shifting Trains
Fabio Anile: Piano, Fender Rhodes V8, sampled marimba, el. guitar, thelevi, shakers.
Keith Lowe: Double Bass (1, 2, 3, 4, 5)
Agostino Marangolo: Drums (1, 2, 4, 5, 7)
with
Samuel Hällkvist: El. Guitar (6)
Michael Peters: El. Guitar solo (5)
Stephan Thelen: El. Guitar (7)
Bernhard Wagner: El. Guitar (7)
Jon Durant: El. Guitar, Cloud guitar (7)
Fabio Trentini: El. Bass (7)
Minutiae:
RareNoise:
giovedì 19 marzo 2026
Jazz Evidence: i Treetops in concerto a Roma!
Mercoledì 1 aprile al Monk il giovane settetto presenta dal vivo il nuovissimo album 'Aphonia', un avvincente lavoro che mette in dialogo rock, jazz, funk, fusion e nuove tecnologie. Tra composizione e improvvisazione, un intrigante concept sulle difficoltà di comunicazione
MONK presenta:
Mercoledì 1 aprile 2026
JAZZ EVIDENCE
A Journey In Contemporary Jazz Music
Apertura botteghino 19:30
Apertura MONK: 18:00
con servizio cucina e bar
- BIGLIETTI
EARLY BIRD: 10€ + DP
PREVENDITA: 12€ + DP
BOTTEGHINO: 13€
Monk
Via Giuseppe Mirri 35
Roma
Mercoledì 1 aprile al Monk (Via Mirri 35, Roma) serata speciale per il jazz contemporaneo con Jazz Evidence - A Journey In Contemporary Jazz Music, un doppio concerto con i Treetops in apertura di Dario Jacque. Un'occasione da non perdere per la prima presentazione dal vivo del nuovissimo album dei Treetops, intitolato Aphonia e pubblicato da Ipe Ipe in collaborazione con Maladisco Music e con il contributo di Nuovo IMAIE. Un disco eccellente, da parte del giovane settetto capitolino, che fonde composizione e improvvisazione, tradizione e contemporaneità, a cavallo tra rock, jazz, funk, fusion, avant-rock, R&B e nuove tecnologie.
Dopo un primo album ancora influenzato dalla musica strumentale americana e un secondo legato al rapporto con l'immagine da sonorizzare, Aphonia è al tempo stesso un punto d'arrivo e di ripartenza per i Treetops, i quali hanno chiamato a raccolta tutte le influenze assorbite in anni di ascolto, studio e lavoro, per puntare a un discorso nuovo, personale. Con un risultato effervescente per un album pensato e suonato con libertà, senza schemi né confini, all'insegna di un art-rock-nujazz con doppio sax e doppia chitarra (una delle quali di Anna Bielli, unica figura femminile della band) che incuriosirà i patiti della fusion, i cultori del progressive, gli ascoltatori più aggiornati in fatto di nuove sonorità urbane contemporanee.
Con le radici ben piantate nella conoscenza e nel rispetto della tradizione e le antenne puntate verso la scena contemporanea internazionale, i Treetops si fanno interpreti di una ricerca strumentale che gioca con leggerezza, consapevolezza e divertimento con il funk, il jazz, il rock, la musica scritta e l’improvvisazione. Tanto groove, tecnica precisa, sorprendenti improvvisazioni per un settetto di giovani “leoni” romani, tra i più promettenti talenti della nuova scena musicale della Capitale. Autori di un primo album (Demetra) nel 2021 e dell'EP Metropolis con cui hanno sonorizzato il capolavoro di Fritz Lang nel 2023, i Treetops sono tornati con un disco avvincente, originale, inedito nella commistione di generi e nell'idea portante della parola usata in modo non convenzionale da un gruppo storicamente strumentale. E a proposito ella commistione di influenze e riferimenti, giocando i Treetops hanno «fatto una media tra gli ascolti del gruppo che hanno portato alla composizione di Aphonia, una lista che ci fa sorridere per la diversità estrema degli artisti che presenta: dai Mogwai a Daniela Pes, dai Radiohead agli Snarky Puppy, da Bill Frisell ai Leprous, passando per Mark Guiliana, I Hate My Village e Weather Report».
Band di buoni ascolti e buone pratiche di gruppo, i Treetops vantano una provenienza “accademica“ ma sono tradizionalisti fino a un certo punto, visto l‘occhio attento, "laico", alle nuove tecnologie: «Siamo molto affascinati dalle possibilità sonore che possono offrire alla nostra musica — e che, di fatto, hanno già arricchito il nostro percorso. Ci siamo divertiti a giocare con suoni tipici della musica di ampia fruizione: VST digitali, batterie elettroniche, fino ad arrivare all’autotune. Nonostante tutti e sette proveniamo da un retroterra accademico fortemente legato allo "strumento“, ci siamo resi conto che integrare nuove tecnologie in dialogo con il nostro modo di scrivere e di suonare poteva essere solo un valore aggiunto. In generale, quando nasce una nuova tecnologia musicale non toglie nulla: aggiunge possibilità. Una volta interiorizzato questo concetto, ci siamo sentiti liberi di sperimentare anche con suoni e strumenti che difficilmente si associano a un gruppo come il nostro».
Gli undici brani di Aphonia, che attraversano disturbi e condizioni comunicative, dall'ecolalia alla dispnea, sono frutto di un collettivo sorprendente per la giovane età e il bagaglio di conoscenze, esperienze e ambizioni. Per raggiungere il risultato di un album denso e sfaccettato come questo, sottolineano, «alla base di tutto c’è la fiducia reciproca: fiducia nelle competenze, nelle capacità e nel gusto dell’altro. Treetops, anche solo per il numero dei membri, non è un gruppo semplice da gestire. Oggi mettere insieme sette persone in una sala prove, anche solo per un paio d’ore, è tutt’altro che scontato. Proprio per questo uno degli elementi fondamentali è la dedizione che ci mettiamo, insieme alla consapevolezza di avere uno spazio sicuro in cui potersi esprimere liberamente, senza limiti dal punto di vista artistico. Spesso, per forza di cose, dobbiamo affidarci l’uno all’altro: nella composizione di un brano, nella scrittura di una sezione o di un’idea, così come nell’organizzazione più pratica e logistica del gruppo. Senza questa fiducia, costruita nel tempo, tutto questo sarebbe estremamente difficile, se non impossibile».
Anna Bielli – electric guitar, vocals
Marco Bedini – soprano sax
Andrea Cardone – tenor sax
Andrea Spiridigliozzi – electric and classic guitar
Marcello Tirelli – keyboards, piano
Simone Ndiaye – bass, synth bass
Luca Libonati – drums, electronics
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