venerdì 8 maggio 2026

L'autoritratto all'Inferno di Roberto Fedriga

 Il cantautore lombardo torna con 'Orfeo', un mini album introspettivo, doloro e terapeutico, tra indie-folk, canzone d'autore, mito classico e suggestioni di Edvard Munch. Prodotto con Boris Savoldelli


ROBERTO FEDRIGA
ORFEO
2026
(4 tracce | 14.03 min.)




 

«Orfeo è un disco necessario per me. È figlio di un periodo delicato a livello personale, dove l’arte, in tutte le sue forme, ha rappresentato un luogo sicuro nel quale trovare risposte. La letteratura e l’arte pittorica sono state alleate della musica per supportarmi in un viaggio introspettivo che probabilmente rimandavo da troppo tempo. Trovare assonanze e un senso di empatia così intenso in opere provenienti da contesti ed epoche così diverse mi ha fatto capire quanto la ricerca interiore sia universale nella sua essenza. Siamo stati, siamo e saremo sempre umani, molto più simili tra noi di quanto immaginiamo, indipendentemente da quando e dove siamo vissuti. Credo sia la magia dell’Arte vista come onesta rappresentazione del proprio universo interiore».       

Dalle prime battute con le quali Roberto Fedriga presenta Orfeo si capisce chiaramente l'importanza di questo lavoro. Un'opera minuta, un EP di quattro brani pensato, scritto e realizzato in solitudine ma dal cuore grande, dall'afflato universale, partito da profonde e intime riflessioni esistenziali. Tra il viaggio e la terapia, l'incontro con le proprie aree oscure e la valenza salvifica della musica e della pittura. I quattro pezzi di Orfeo uniscono mito classico, introspezione contemporanea e suggestioni visive provenienti dall’espressionismo nordico, che influenza anche l’identità visiva: ogni brano dell’EP ha una copertina che evoca vere e proprie tele emotive, dove figure evanescenti emergono da vortici di colore e luce. Anche l'artista ha rinunciato alle canoniche foto presentandosi con due ritratti di ispirazione munchiana. Rivela Fedriga: «Tutti, credo, veniamo chiamati prima o poi ad affrontare il nostro personale “inferno”. Spetta a noi poi decidere se rimanerci o quantomeno tentare la risalita. Non sempre è possibile. Non sempre basta la volontà. Il primo passo è però l’accettazione. Comprendere cosa si sta vivendo senza filtri. Accettare l’inferno, sentirne l’odore e percepirne il buio profondo. Arrivare ad autorappresentarsi all’inferno, per specchiarsi, accettare, prendere un respiro profondo e sperare di aver voglia di tornare a galla». 




L’EP prende avvio dal mito di Orfeo, figura archetipica del poeta che attraversa l’oscurità per amore e conoscenza. In questa rilettura contemporanea, l’inferno non è un luogo mitologico ma uno spazio interiore: un territorio emotivo in cui si incontrano memoria, perdita e consapevolezza. Il progetto si sviluppa come un percorso narrativo in quattro tappe, in cui il protagonista attraversa diverse forme di crisi e trasformazione: dalla ricerca dell’altro alla discesa dentro sé stesso, fino a una fragile forma di accettazione. Il punto di partenza del viaggio è Euridice, il pezzo d'apertura legato alla memoria, all'assenza che genera la ricerca; Autoritratto all'Inferno è una discesa senza sconti nei propri inferi, ma anche un dialogo immaginario con Edvard Munch, amatissimo da Fedriga; in Antieroe o antimateria il protagonista si interroga sull'identità e il senso, Ultimo settembre chiude un cerchio e genera nuova consapevolezza. 

Accanto al mito classico, un’altra importante fonte di ispirazione è la pittura di Edvard Munch. L’estetica espressionista del pittore norvegese — fatta di figure solitarie, paesaggi emotivi e tensione psicologica — ha influenzato sia l’immaginario visivo del progetto sia la scrittura dei testi. Autoritratto all’inferno nasce anche dal dialogo con alcune sue opere e con i suoi celebri autoritratti, in cui l’artista si rappresenta immerso in atmosfere interiori inquietanti. Il titolo stesso del brano richiama direttamente questo universo pittorico, e nei versi emergono immagini e tensioni emotive che si rifanno alla stessa dimensione espressionista: la figura umana isolata, la crisi dell’identità, il confronto con la propria ombra.







Nato nel 1984, Roberto Fedriga ha un passato rock, ha studiato canto jazz, e gestito gli studi di registrazione Undersound, ma il suo orizzonte è la canzone d'autore. Tim Buckley, Tom Waits, Nick Drake e John Martyn lo influenzano profondamente nella tecnica ma soprattutto nella ricerca dell’interpretazione come obbiettivo principale dell’espressione musicale. Nel 2014 debutta con un album omonimo (al quale partecipano Nik Mazzucconi e Guido Bombardieri), nel 2018 pubblica Frenologia con la rock band dei Magora, nel 2023 arriva il suo secondo Lp La mia malattia. Tutti i brani di Orfeo sono stati scritti da Roberto Fedriga, che ha curato anche l’esecuzione della parte strumentale e del cantato. Ad arricchire il tessuto sonoro contribuiscono alcune preziose collaborazioni, che donano un colore intenso e contribuiscono a creare un’atmosfera immersiva e profondamente evocativa: Marco Remondini al violoncello e al sax, Roberta Visentini al clarinetto. Il mix è stato realizzato da Carlo Cantini, già in La Mia Malattia. La produzione artistica è curata dallo stesso Fedriga, con il prezioso e determinante supporto di Boris Savoldelli.

Orfeo:

2. Autoritratto all’inferno https://youtu.be/lkGMLmtWX5c?si=hQrU8xydNjPsBjvq  
3. Antieroe o antimateria https://youtu.be/sDMW86x6EM8?si=aMZhh_q9QxkiBCHs   

Testi e musica: Roberto Fedriga
Voce e strumenti: Roberto Fedriga
Violoncello e sax: Marco Remondini
Clarinetto: Roberta Visentini
Mix: Carlo Cantini
Produzione: Roberto Fedriga e Boris Savoldelli

Roberto Fedriga:

giovedì 30 aprile 2026

The Endless Winter: il ritorno dei Wish! dal 3 maggio

 Un emozionante concept sui drammi e la disumanità dei conflitti nel secondo album del quartetto, nuovamente in pista a sette anni dall'apprezzato disco d'esordio. Un disco coraggioso, dedicato a tutte le vittime delle guerre



WISH
THE ENDLESS WINTER
(2026)
8 tracce | 49.31 min.





 «Questo album ha avuto un lungo percorso e la scrittura dei brani ha avuto inizio nel 2019, poche settimane dopo la pubblicazione del nostro primo album Stay Here My Friends. Il disco era nato come il racconto del passato e come la presa d’atto di vivere in una società che ha tradito valori, per noi fondamentali, per i quali in tanti hanno combattuto. In questi ultimi anni invece questo passato si è attualizzato in modo drammatico, come probabilmente non era nemmeno prevedibile. Siamo angosciati, delusi, arrabbiati e lo scenario mondiale che si è sviluppato ci riporta in modo violento, purtroppo e dolorosamente, alle storie che abbiamo raccontato in questo disco. In questi ultimi anni le nuovissime generazioni stanno subendo una violenza rara, fuori dal comune e come logica conseguenza sono giovani che hanno voglia di lottare di nuovo per i loro ideali. Una nota che, nella disperazione del momento, infonde molta speranza». 

Angoscia, delusione, rabbia, ma anche speranza. Non sono temi così frequenti nelle opere progressive, ma i Wish sin dal loro disco d'esordio hanno mostrato una marcia in più: hanno spostato l'asse del prog-rock su temi tanto intimi quanto universali, immaginando una propria personale interpretazione del genere in chiave matura e concreta. A distanza di sette anni da Stay Here My Friends il quartetto torna con un album sofferente, umano, incentrato sui lati oscuri e sui conflitti della contemporaneità: si intitola The Endless Winter

L'inverno senza fine al quale fa riferimento il titolo è chiaro: la band parla di guerra. La guerra come un interminabile inverno, grigio, tetro, spogliato di ogni bellezza. Niente risate nella neve, niente calore domestico, niente regali o feste: un gelo amaro che annienta la civiltà e ogni sogno per il futuro. E aggiungono i Wish: «Abbiamo percorso le trincee e letto le lettere dei dispersi. Abbiamo camminato sui loro sentieri, siamo stati in Normandia sui luoghi dello sbarco, abbiamo ascoltato racconti e tutto ciò ha alimentato il nostro desiderio di raccontare queste vite. Abbiamo capito che in guerra sei solo un corpo che si nasconde e corre per sopravvivere. L’anima è un lusso che non puoi permetterti. Dedichiamo questo disco alle vittime: ai soldati costretti a combattere, alle famiglie che li hanno persi e a tutti coloro che hanno dato tutto per la libertà. Questo album racconta le storie di chi ha assistito in prima persona all'orrore. I nostri occhi sono pieni di rabbia per gli ideali che abbiamo tradito; i loro sono pieni di sgomento, grazia e un'ombra indelebile. Questo disco è per loro».




Otto brani – tra cui le mini-suite Comandante Nino e The Four Rooms – all'insegna di un progressive rock moderno, asciugato da tanti orpelli retorici, rafforzato e nobilitato dal profondo senso di umanità e speranza che il quartetto ha voluto esprimere. Attraversando un arco sonoro e tematico che va dal Roger Waters più corrosivo alle visioni contemporanee di Steven Wilson, dal pathos di Peter Gabriel al lirismo di Peter Hammill, i Wish ancora una volta partono da un nucleo tematico che sviluppano attraverso un disco concettuale: non più una sequenza di canzoni svincolate l'una dall'altra ma un racconto sonoro che accompagna l'ascoltatore nel percorso legato alla guerra, ai drammi e alla disumanità, alle lontane ma visibili luci della speranza. 

Se il prog del primo disco veicolava il messaggio dell'amicizia, quello di The Endless Winter è l'occasione per dimostrare che il genere – soprattutto quello più eclettico dei Wish, ascoltatori anche della canzone d'autore, dell'art-rock contemporaneo, delle nuove sonorità di questi tempi – vive se alimentato da temi stringenti, che accomunano tutti noi. «Attraverso alcune storie, umane e profonde, raccontiamo il nostro tempo, le emozioni, i sentimenti che ci guidano. Il progressive, per noi, non è solo uno stile musicale, ovviamente quello che preferiamo, ma proprio il mezzo artistico che meglio esprime la nostra idea di racconto: ci piace creare un percorso narrativo, che è musicale ma non solo. Crediamo molto in una forma di scrittura che parli di valori profondi non in modo retorico, ma attraverso la narrazione di vicende umane». 




Wish sono nati nel 1992 e l'idea di un concept-album li accompagna sin dall'inizio. La formazione si stabilizza nel 1997, il quartetto si avvicina sempre di più al progressive e dopo aver fondato il proprio studio di registrazione BbBox ed essersi assestato nell'organico, pubblica Stay Here My Friends nel 2019. L'album d'esordio sarà apprezzato dal pubblico e dalla critica di tutto il mondo, creando le premesse per il secondo Lp The Endless Winter


The Endless Winter

1. Pointe du Hoc
2. Comandante Nino: 
    I. Endless winter II. Never again III. Far from home IV. We are all died
3. Collapsing
4. The Four Rooms: 
    I. The cellar II. A thin light III. Battlefield IV. Healing/Resignation
5. I Watch You From Afar
6. This Land
7. On The Trail
8. This Life

Piergiorgio Franceschelli (Lead and Backing Vocals)
Massimo Mercurio (Drums)
Salvatore Patti (Keyboards, Backing Vocals)
Giorgio Simonetti (Guitars, Bass, Lead, Backing Vocals)

Featuring:
Graziano Brufani (Bass, Fretless Bass on 2, 3, 4, 5)
Susanna Felicetti (Flute on 1, 2, 7, 8)
Umberto Ugoberti (Accordion on 2)

Wish info: 



lunedì 27 aprile 2026

No War: Baba Sissoko e Mediterranean Blues tra Africa e Napoli! da ven. 8 maggio

La storica etichetta Phonotype pubblica il nuovo album del popolare musicista “afro-calabrese”. Un incontro tra blues, rock, soul e afrobeat, legati dalla tradizione del Mali e dal desiderio di pace. In uscita venerdì 8 maggio 


BABA SISSOKO & MEDITERRANEAN BLUES
NO WAR
Phonotype, 2026
(9 tracce | 37.16 min.)




Il cuore dell'Africa. Il cuore del rock. Il cuore del blues. Tutto unito dal Mediterraneo. Nove brani elettrizzanti, focosi, frutto di una sintesi di linguaggi e storie, uniti dalla grande esperienza del Maestro, dal groove sprigionato dal gruppo e dal tema della pace. Questa è la nuova avventura di Baba Sissoko & Mediterranean Blues con No War, il nuovissimo disco della band del musicista maliano, pubblicato da Phonotype, la più antica casa discografica italiana. 

Mediterranean Blues è una chiara indicazione della voce potente e aspra di Baba Sissoko, del ritmo in levare come nelle note afroamericane (ri)partite dalla Giamaica, di un micidiale assist di armoniche a bocca che versa generose spezie blues su tutto l'incantevole flusso musicale. Non è una novità per Baba, sempre prolifico nei suoi progetti di contaminazione e collaborazioni, ma con Mediterranean Blues ci sono stabilità e forza in generose dosi: nel 2017 l'omonimo live del gruppo, nel 2021 il sequel Mali Music Has No Borders, ora questa nuova operazione registrata a Napoli (lo storico e autorevole Auditorium Novecento) intitolata No War e incisa in due giornate di novembre del 2024. 

foto Riccardo Piccirillo

Baba Sissoko proviene da un'illustre dinastia di musicisti griot del Mali. È un virtuoso del tama (tamburi parlanti), del ngoni (liuto a quattro corde), del balafon (uno xilofono di zucche, bambù e legno) e del kalebas (percussioni). Mantiene viva la tradizione musicale del Mali ma ama anche suonare con musicisti di generi diversi: nel corso degli anni lo abbiamo ascoltato o visto con personalità del calibro di Habib Koité, Sting, Santana, Youssou N'Dour, Jovanotti, Dee Dee Bridgewater, Salif Keita e Aka Moon

Con la banda di Mediterranean Blues – sette elementi affiatati e trascinanti – l’attivissimo griot italiano d’adozione (afro–calabrese, ama definirsi) prosegue nel laboratorio di fusione dell'amadran – una sorta di precursore originario del blues – con musiche afroamericane che da quella matrice trassero origine. Il risultato sono i nove brani di No War, una sorprendente connessione tra rock-blues, afrobeat, funk e psichedelia.

foto Riccardo Piccirillo

foto Riccardo Piccirillo 



NO WAR:
1. Afro Rock
2. Angha Ben
3. Immigres
4. La vita è bella
5. Le monde est un village
6. Leyla
7. Na Na Na e Napoli
8. Nene
9. No war

Testi & Musiche Baba Sissoko
Registrato dal vivo presso Studio Novecento - Napoli
Registrazioni, Mix e Mastering Fabrizio Piccolo

Baba Sissoko - vocal, ngoni, tama
Ady Thioune - djembe, bougaroubu, congas, vocal
Philippe Lago - drums
Angelo Napoli - guitar
Tobia Ciaglia -bass, background vocal
Alessandro de Marino - clarinet, keyboard
Domenico Canale - harmonica, violin, vocal
Denis Tchangou - drums

Baba Sissoko & Mediterranean Blues

Phonotype: