giovedì 14 maggio 2026

Cicatrici: Giovanni Chiacchio contro la violenza sulle donne

 Venerdì 22 maggio al Teatro Troisi di Afragola il nuovo spettacolo di Cristina Granchelli nella rassegna 'Teatro Riflesso'. Un'occasione preziosa per riflettere su un tema delicato in un viaggio interiore, un monologo intimo tra paura, ferite e consapevolezza



Venerdì 22 maggio 2026 
ore 19.45 
Teatro Troisi 
Rione Salicelle 
Piazzale UNICEF, Parco La Nuova Casa 
Afragola (NA)

CICATRICI

Testo di Cristina Granchelli
Regia di Antonio Vitale
Scene e costumi Palcopop
In scena Giovanni Chiacchio

Ingresso euro 10, prenotazione al n. 3392440839




Venerdì 22 maggio al Teatro Troisi di Afragola Palcopop presenta Cicatrici, lo spettacolo scritto da Cristina Granchelli e diretto da Antonio Vitale, con Giovanni Chiacchio in scena. 

Cicatrici nasce dall'urgenza di raccontare uno dei mali più profondi e dolorosi del nostro tempo: la violenza contro le donne. Ogni giorno la cronaca restituisce numeri allarmanti, così il teatro diventa uno spazio per fermarsi e guardare davvero. Lo spettacolo affronta il tema attraverso le paure e i traumi, le “cicatrici” che la violenza lascia. Giovanni Chiacchio (ideatore del progetto artistico e produttivo Palcopop) è testimone e narratore. Attraverso un viaggio interiore, il protagonista si confronta con le proprie cicatrici, simbolo di ferite che ci accompagnano nel corso della vita e che spesso finiscono per limitarci, imprigionandoci dentro dinamiche distruttive e relazioni tossiche. Il protagonista si analizza, si espone, cerca di dare un nome a ciò che prova. La narrazione si muove tra racconto della violenza ed esperienza personale, in un intreccio che rende il lavoro profondamente autentico. Cicatrici non rassicura: chiede allo spettatore di sentire, di uscire cambiato. 




Dichiara Giovanni Chiacchio: «Paura, sorriso e amore sono le tre parole che meglio raccontano l’anima di Cicatrici. Il filo conduttore è proprio la paura: quella che ci segna, ci trasforma e, talvolta, ci impedisce di riconoscere il nostro valore. In scena prende forma un monologo intimo, quasi un dialogo con se stessi, che vuole accompagnare il pubblico in una dimensione emotiva autentica e profondamente umana. Con Cicatrici desidero ricordare quanto le donne siano creature straordinarie: capaci di attraversare oceani di ferite e dolore, ma anche di trovare dentro di sé la forza di rialzarsi, continuare ad amare e tornare a sorridere con una luce ancora più intensa».

Cicatrici è inserita nella rassegna “Teatro Riflesso”, promossa dall’associazione La Nuova Casa ODV. Al termine dello spettacolo seguirà il dibattito con il pubblico, momento distintivo della rassegna, per approfondire le tematiche affrontate insieme agli artisti. A chiudere la serata, una cena a buffet offerta dall’associazione La Nuova Casa ODV, per condividere un ulteriore momento di convivialità e incontro. I posti sono limitati: è consigliata la prenotazione al 3392440839.




Giovanni Chiacchio è attore e fondatore della neonata realtà di produzione e distribuzione teatrale Palcopop.  Nel corso del suo percorso artistico si forma attraverso diversi laboratori e realtà teatrali, tra cui la Scuola di Teatro Dietro le Quinte di Crescenzo Autieri, il Teatro Totò, l’ArtGarage Sala Molière diretta da Nando Paone e Cetty Sommella, e il laboratorio Startalenti di Francesco Apolloni a Roma. Tra i lavori teatrali più significativi figurano Si fa o non si fa (2019), Simme strane… È teatro (2020), E che parlamme a fa (2020), tutti realizzati con la compagnia I Senza Regole. Nel 2024 firma, insieme a Patrizio Pacioni, il testo teatrale Il Generale. Parallelamente all’attività teatrale, prende parte a diversi progetti cinematografici indipendenti, distinguendosi sia come attore sia come sceneggiatore. Tra i cortometraggi più rilevanti: 77 e Diavule (2019), Pioggia d’Autore (2020) e Immortali (2021), tutti diretti da Fabio Canciello. Recita inoltre nel progetto Il Futuro prodotto da D4Film, con la regia di Antimo Campanile. Cura anche progetti audiovisivi e videoclip, tra cui Partenope de I Senza Regole, realizzato con Andrea Radìce e diretto dallo stesso Chiacchio.



venerdì 8 maggio 2026

L'autoritratto all'Inferno di Roberto Fedriga

 Il cantautore lombardo torna con 'Orfeo', un mini album introspettivo, doloroso e terapeutico, tra indie-folk, canzone d'autore, mito classico e suggestioni di Edvard Munch. Prodotto con Boris Savoldelli


ROBERTO FEDRIGA
ORFEO
2026
(4 tracce | 14.03 min.)




 

«Orfeo è un disco necessario per me. È figlio di un periodo delicato a livello personale, dove l’arte, in tutte le sue forme, ha rappresentato un luogo sicuro nel quale trovare risposte. La letteratura e l’arte pittorica sono state alleate della musica per supportarmi in un viaggio introspettivo che probabilmente rimandavo da troppo tempo. Trovare assonanze e un senso di empatia così intenso in opere provenienti da contesti ed epoche così diverse mi ha fatto capire quanto la ricerca interiore sia universale nella sua essenza. Siamo stati, siamo e saremo sempre umani, molto più simili tra noi di quanto immaginiamo, indipendentemente da quando e dove siamo vissuti. Credo sia la magia dell’Arte vista come onesta rappresentazione del proprio universo interiore».       

Dalle prime battute con le quali Roberto Fedriga presenta Orfeo si capisce chiaramente l'importanza di questo lavoro. Un'opera minuta, un EP di quattro brani pensato, scritto e realizzato in solitudine ma dal cuore grande, dall'afflato universale, partito da profonde e intime riflessioni esistenziali. Tra il viaggio e la terapia, l'incontro con le proprie aree oscure e la valenza salvifica della musica e della pittura. I quattro pezzi di Orfeo uniscono mito classico, introspezione contemporanea e suggestioni visive provenienti dall’espressionismo nordico, che influenza anche l’identità visiva: ogni brano dell’EP ha una copertina che evoca vere e proprie tele emotive, dove figure evanescenti emergono da vortici di colore e luce. Anche l'artista ha rinunciato alle canoniche foto presentandosi con due ritratti di ispirazione munchiana. Rivela Fedriga: «Tutti, credo, veniamo chiamati prima o poi ad affrontare il nostro personale “inferno”. Spetta a noi poi decidere se rimanerci o quantomeno tentare la risalita. Non sempre è possibile. Non sempre basta la volontà. Il primo passo è però l’accettazione. Comprendere cosa si sta vivendo senza filtri. Accettare l’inferno, sentirne l’odore e percepirne il buio profondo. Arrivare ad autorappresentarsi all’inferno, per specchiarsi, accettare, prendere un respiro profondo e sperare di aver voglia di tornare a galla». 




L’EP prende avvio dal mito di Orfeo, figura archetipica del poeta che attraversa l’oscurità per amore e conoscenza. In questa rilettura contemporanea, l’inferno non è un luogo mitologico ma uno spazio interiore: un territorio emotivo in cui si incontrano memoria, perdita e consapevolezza. Il progetto si sviluppa come un percorso narrativo in quattro tappe, in cui il protagonista attraversa diverse forme di crisi e trasformazione: dalla ricerca dell’altro alla discesa dentro sé stesso, fino a una fragile forma di accettazione. Il punto di partenza del viaggio è Euridice, il pezzo d'apertura legato alla memoria, all'assenza che genera la ricerca; Autoritratto all'Inferno è una discesa senza sconti nei propri inferi, ma anche un dialogo immaginario con Edvard Munch, amatissimo da Fedriga; in Antieroe o antimateria il protagonista si interroga sull'identità e il senso, Ultimo settembre chiude un cerchio e genera nuova consapevolezza. 

Accanto al mito classico, un’altra importante fonte di ispirazione è la pittura di Edvard Munch. L’estetica espressionista del pittore norvegese — fatta di figure solitarie, paesaggi emotivi e tensione psicologica — ha influenzato sia l’immaginario visivo del progetto sia la scrittura dei testi. Autoritratto all’inferno nasce anche dal dialogo con alcune sue opere e con i suoi celebri autoritratti, in cui l’artista si rappresenta immerso in atmosfere interiori inquietanti. Il titolo stesso del brano richiama direttamente questo universo pittorico, e nei versi emergono immagini e tensioni emotive che si rifanno alla stessa dimensione espressionista: la figura umana isolata, la crisi dell’identità, il confronto con la propria ombra.







Nato nel 1984, Roberto Fedriga ha un passato rock, ha studiato canto jazz, e gestito gli studi di registrazione Undersound, ma il suo orizzonte è la canzone d'autore. Tim Buckley, Tom Waits, Nick Drake e John Martyn lo influenzano profondamente nella tecnica ma soprattutto nella ricerca dell’interpretazione come obbiettivo principale dell’espressione musicale. Nel 2014 debutta con un album omonimo (al quale partecipano Nik Mazzucconi e Guido Bombardieri), nel 2018 pubblica Frenologia con la rock band dei Magora, nel 2023 arriva il suo secondo Lp La mia malattia. Tutti i brani di Orfeo sono stati scritti da Roberto Fedriga, che ha curato anche l’esecuzione della parte strumentale e del cantato. Ad arricchire il tessuto sonoro contribuiscono alcune preziose collaborazioni, che donano un colore intenso e contribuiscono a creare un’atmosfera immersiva e profondamente evocativa: Marco Remondini al violoncello e al sax, Roberta Visentini al clarinetto. Il mix è stato realizzato da Carlo Cantini, già in La Mia Malattia. La produzione artistica è curata dallo stesso Fedriga, con il prezioso e determinante supporto di Boris Savoldelli.

Orfeo:

2. Autoritratto all’inferno https://youtu.be/lkGMLmtWX5c?si=hQrU8xydNjPsBjvq  
3. Antieroe o antimateria https://youtu.be/sDMW86x6EM8?si=aMZhh_q9QxkiBCHs   

Testi e musica: Roberto Fedriga
Voce e strumenti: Roberto Fedriga
Violoncello e sax: Marco Remondini
Clarinetto: Roberta Visentini
Mix: Carlo Cantini
Produzione: Roberto Fedriga e Boris Savoldelli

Roberto Fedriga:

giovedì 30 aprile 2026

The Endless Winter: il ritorno dei Wish! dal 3 maggio

 Un emozionante concept sui drammi e la disumanità dei conflitti nel secondo album del quartetto, nuovamente in pista a sette anni dall'apprezzato disco d'esordio. Un disco coraggioso, dedicato a tutte le vittime delle guerre



WISH
THE ENDLESS WINTER
(2026)
8 tracce | 49.31 min.





 «Questo album ha avuto un lungo percorso e la scrittura dei brani ha avuto inizio nel 2019, poche settimane dopo la pubblicazione del nostro primo album Stay Here My Friends. Il disco era nato come il racconto del passato e come la presa d’atto di vivere in una società che ha tradito valori, per noi fondamentali, per i quali in tanti hanno combattuto. In questi ultimi anni invece questo passato si è attualizzato in modo drammatico, come probabilmente non era nemmeno prevedibile. Siamo angosciati, delusi, arrabbiati e lo scenario mondiale che si è sviluppato ci riporta in modo violento, purtroppo e dolorosamente, alle storie che abbiamo raccontato in questo disco. In questi ultimi anni le nuovissime generazioni stanno subendo una violenza rara, fuori dal comune e come logica conseguenza sono giovani che hanno voglia di lottare di nuovo per i loro ideali. Una nota che, nella disperazione del momento, infonde molta speranza». 

Angoscia, delusione, rabbia, ma anche speranza. Non sono temi così frequenti nelle opere progressive, ma i Wish sin dal loro disco d'esordio hanno mostrato una marcia in più: hanno spostato l'asse del prog-rock su temi tanto intimi quanto universali, immaginando una propria personale interpretazione del genere in chiave matura e concreta. A distanza di sette anni da Stay Here My Friends il quartetto torna con un album sofferente, umano, incentrato sui lati oscuri e sui conflitti della contemporaneità: si intitola The Endless Winter

L'inverno senza fine al quale fa riferimento il titolo è chiaro: la band parla di guerra. La guerra come un interminabile inverno, grigio, tetro, spogliato di ogni bellezza. Niente risate nella neve, niente calore domestico, niente regali o feste: un gelo amaro che annienta la civiltà e ogni sogno per il futuro. E aggiungono i Wish: «Abbiamo percorso le trincee e letto le lettere dei dispersi. Abbiamo camminato sui loro sentieri, siamo stati in Normandia sui luoghi dello sbarco, abbiamo ascoltato racconti e tutto ciò ha alimentato il nostro desiderio di raccontare queste vite. Abbiamo capito che in guerra sei solo un corpo che si nasconde e corre per sopravvivere. L’anima è un lusso che non puoi permetterti. Dedichiamo questo disco alle vittime: ai soldati costretti a combattere, alle famiglie che li hanno persi e a tutti coloro che hanno dato tutto per la libertà. Questo album racconta le storie di chi ha assistito in prima persona all'orrore. I nostri occhi sono pieni di rabbia per gli ideali che abbiamo tradito; i loro sono pieni di sgomento, grazia e un'ombra indelebile. Questo disco è per loro».




Otto brani – tra cui le mini-suite Comandante Nino e The Four Rooms – all'insegna di un progressive rock moderno, asciugato da tanti orpelli retorici, rafforzato e nobilitato dal profondo senso di umanità e speranza che il quartetto ha voluto esprimere. Attraversando un arco sonoro e tematico che va dal Roger Waters più corrosivo alle visioni contemporanee di Steven Wilson, dal pathos di Peter Gabriel al lirismo di Peter Hammill, i Wish ancora una volta partono da un nucleo tematico che sviluppano attraverso un disco concettuale: non più una sequenza di canzoni svincolate l'una dall'altra ma un racconto sonoro che accompagna l'ascoltatore nel percorso legato alla guerra, ai drammi e alla disumanità, alle lontane ma visibili luci della speranza. 

Se il prog del primo disco veicolava il messaggio dell'amicizia, quello di The Endless Winter è l'occasione per dimostrare che il genere – soprattutto quello più eclettico dei Wish, ascoltatori anche della canzone d'autore, dell'art-rock contemporaneo, delle nuove sonorità di questi tempi – vive se alimentato da temi stringenti, che accomunano tutti noi. «Attraverso alcune storie, umane e profonde, raccontiamo il nostro tempo, le emozioni, i sentimenti che ci guidano. Il progressive, per noi, non è solo uno stile musicale, ovviamente quello che preferiamo, ma proprio il mezzo artistico che meglio esprime la nostra idea di racconto: ci piace creare un percorso narrativo, che è musicale ma non solo. Crediamo molto in una forma di scrittura che parli di valori profondi non in modo retorico, ma attraverso la narrazione di vicende umane». 




Wish sono nati nel 1992 e l'idea di un concept-album li accompagna sin dall'inizio. La formazione si stabilizza nel 1997, il quartetto si avvicina sempre di più al progressive e dopo aver fondato il proprio studio di registrazione BbBox ed essersi assestato nell'organico, pubblica Stay Here My Friends nel 2019. L'album d'esordio sarà apprezzato dal pubblico e dalla critica di tutto il mondo, creando le premesse per il secondo Lp The Endless Winter


The Endless Winter

1. Pointe du Hoc
2. Comandante Nino: 
    I. Endless winter II. Never again III. Far from home IV. We are all died
3. Collapsing
4. The Four Rooms: 
    I. The cellar II. A thin light III. Battlefield IV. Healing/Resignation
5. I Watch You From Afar
6. This Land
7. On The Trail
8. This Life

Piergiorgio Franceschelli (Lead and Backing Vocals)
Massimo Mercurio (Drums)
Salvatore Patti (Keyboards, Backing Vocals)
Giorgio Simonetti (Guitars, Bass, Lead, Backing Vocals)

Featuring:
Graziano Brufani (Bass, Fretless Bass on 2, 3, 4, 5)
Susanna Felicetti (Flute on 1, 2, 7, 8)
Umberto Ugoberti (Accordion on 2)

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