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giovedì 22 agosto 2024

Prank + Giorgio Li Calzi in concerto a Tarquinia!

 Sabato 7 settembre, nel programma della Quinta Edizione di Paesaggi d'arte, il quartetto torinese presenta dal vivo il disco d'esordio pubblicato da Machiavelli Music. Un appuntamento speciale per una band non convenzionale e fuori dagli schemi, tra jazz, postcore, new wave e heavy rock




Sabato 7 settembre 2024
Ore 21,30 
Museo archeologico nazionale
Palazzo Vitelleschi 
Piazza Cavour, 1a
Tarquinia (VT) 

PRANK + GIORGIO LI CALZI 
in concerto

Ingresso gratuito. 
Prenotazione obbligatoria 
(0766-849282 o mail turismotarquinia@gmail.com)




Sabato 7 settembre alle 21.30 primo concerto di Prank + Giorgio Li Calzi dopo l'uscita dell'omonimo album d'esordio. Appuntamento speciale a Tarquinia (VT) nel festival Paesaggi d'arte, diretto da Emiliano Li Castro. Il festival, giunto alla quinta edizione, presenta sedici eventi originali di musica, danza e teatro, ambientati in alcuni dei siti storici e archeologici più importanti del territorio di Tarquinia. Il quartetto torinese presenterà dal vivo il suo primo album tra le architetture medievali del Museo Archeologico Nazionale, inaugurato nel 1924 all’interno dello splendido Palazzo Vitelleschi. 

Un suono incontrollabile. Un flusso creativo che abbraccia King Crimson e Suicide, la Torino notturna e ribollente dagli anni ’80 ad oggi, le direzioni più eclettiche e fuori dagli schemi del jazz contemporaneo, il graffio profondo dell’eredità postcore e new wave, fino a impreviste destinazioni post-progressive. La tromba elettrica e sperimentale di Giorgio Li Calzi incontra il sound potente dei Prank, il trio composto da Enrico Degani alla chitarra elettrica, Federico Marchesano al basso elettrico e Dario Bruna alla batteria. I quattro hanno finalmente incrociato le loro storie già in movimento da tempo realizzando l'omonimo album con Machiavelli Music: «Prank è nato nel 2018 tra autostrade notturne e capannoni industriali. Prove ed energia creativa che si è sprigionata dalle 21 a notte fonda nei locali del CLG Ensemble di Chivasso, centro diurno nel quale Dario Bruna conduce gruppi e attività di musicoterapia con musicisti disabili. L’incontro con Giorgio Li Calzi ha portato nuova linfa, nuove sonorità e nuove composizioni, mantenendo l’anima originale. Federico Marchesano e Dario suonano insieme da trent'anni in diversi progetti (3quietmen, Actis Band, Arigret). Lo stesso vale per Enrico Degani e Federico che collaborano da diversi anni (in particolare con Atalante, con Louis Sclavis ai clarinetti e Mattia Barbieri alla batteria), e per Giorgio che ha collaborato con noi tutti in diverse realtà nel corso del tempo. La base che accomuna tutti è il rock, sia nella sua veste progressive (King Crimson su tutti) che nelle sue forme più decise e aggressive (metal e hard rock), ma subiamo anche il fascino per il minimalismo americano e la new wave degli anni '80, il tutto unito dall’amore per le musiche improvvisate legate al mondo del jazz, avendo tutti solide pratiche con moltissimi musicisti dall'attitudine all'improvvisazione e alla sperimentazione di sonorità non convenzionali».




Prank + Giorgio Li Calzi è un album non convenzionale all’insegna di una inarrestabile verve creativa, figlio di umori, esperienze, ascolti (dai King Crimson alla musica africana, dall’hardcore ai Suicide, omaggiati con una cover di Ghost Rider, tratta dal loro primo storico Lp del 1977), lasciti di collaborazioni con musicisti italiani e stranieri avvenute negli anni, ma anche di luoghi, ossia Torino con la sua storia musicale, culturale e artistica. Il sound del quartetto, creativo e contemporaneo, affonda le sue radici proprio nella Torino industriale degli anni ‘80, teatro di fermenti hardcore e new wave. Un suono in costante mutamento che si è evoluto nella città dei Murazzi negli anni ‘90, fino ad arrivare alla scena cosmopolita di oggi, in cui il jazz si pone come importante baricentro culturale contemporaneo. Bruna, Degani, Li Calzi e Marchesano hanno collaborato con nomi del calibro di Arto Lindsay, Wolfgang Flür (Kraftwerk), Lenine, Louis Sclavis, Mary Halvorson, Andy Sheppard, Jon Balke, Julia Kent, Mike Cooper, J3PO, Han Bennink, Frank Bretschneider, Chandra Livia Candiani.

Enrico Degani: chitarra
Federico Marchesano: basso
Dario Bruna: batteria
Giorgio Li Calzi: vocoder, tromba, flicorno, modulatori

Prank + Giorgio Li Calzi: 

Machiavelli Music: 

venerdì 21 giugno 2024

No Horizon: il disco d'esordio dei Defise!

 Un eclettico e policromo debutto per il quintetto proveniente da Mosca: undici brani per un crossover tra alt-rock, progressive, indie-pop ed elettronica, pubblicato dalla nostrana Luminol Records 


DEFISE
NO HORIZON 
Luminol Records 2024
11 tracce | 46.41 min.


"Crediamo che non sia importante la destinazione, ma il viaggio. No Horizon non fa eccezione a questa filosofia. Ognuno degli undici brani porterà chi ascolta in un viaggio separato, pur essendo parte di un quadro più ampio: è un estratto dalla vita di una persona. L'album prova a esprimere diverse emozioni con cui ci si confronta lungo il percorso: paura, senso di colpa, lussuria, resilienza, stanchezza, accettazione. Il nostro album d'esordio unisce gli stili compositivi di ognuno di noi cinque".




E' così che i Defise presentano il loro disco d'esordio, affidato alla indie-label milanese Luminol Records, intitolato No Horizon. Un disco sentito e importante per il quintetto moscovita, che a dispetto di un titolo che può sembrare pessimista o nichilista, esprime in realtà un profondo senso di speranza soprattutto attraverso una dialettica musicale forte e appassionata. Gli undici brani con cui i Defise debuttano sono infatti un crossover tra le sonorità del rock progressivo, del jazz, dell'indie-pop, del folk e della musica elettronica

Defise sono un quintetto con sede a Mosca ma con membri provenienti anche da Canada e Bielorussia, non solo dalla Russia. Dopo sei singoli  in inglese e russo, il debutto di No Horizon è l'occasione per esprimersi in inglese, con testi personali, che provano a toccare l'anima di chi ascolta. Ognuno dei cinque membri è un musicista professionista, polistrumentista e autore dei brani nella band, e tre prestano costantemente la propria voce alle canzoni. Tra riferimenti a Emerson Lake & Palmer, Porcupine Tre e Alt-J, i brani di No Horizon scorrono tra tecnologia contemporanea, world music, alternative rock, industrial, nu-metal e grunge





Defise:

Luminol: 

venerdì 24 maggio 2024

Io sono palestinese: il nuovo singolo dei Bisca!

 Un "grido virale, gioioso, ridondante, antieconomico" per il ritorno della storica band napoletana, sempre all'insegna del crossover punk-jazz-funk, che pubblica il brano con Phonotype, la più antica casa discografica italiana


IO SONO PALESTINESE 
Bisca
(Phonotype Records, 2024)




"Sono quello che sento e sento quello che sono: Io Sono Palestinese! Io Sono Palestinese!
Ci piacerebbe che questo pezzo diventasse qualcosa di più di un suono ben calibrato... Ci piacerebbe diventasse un grido virale, gioioso, ridondante, antieconomico. Io Sono Palestinese!
E non ho più voglia di spiegare, convincere, dimostrare. Ho voglia di affermare, gridare, ribadire, come in un coro da stadio ben riuscito. Io Sono Palestinese! 
Non perché sia giusto, non perché sia nato lì, non perché ho ragione... semplicemente perché è così".

Bisca grida e lo fa con tutta la sua forza, affidando questo messaggio al nuovo pezzo Io sono palestinese, nuova uscita per Phonotype Records, la più antica casa discografica italiana. E' un grande ritorno a quattro anni di distanza da Stato di grazia, l'album numero 12 della band napoletana, che uscì nei primi mesi del 2020.  Quattro anni dopo il gruppo, con una nuova formazione, si fa sentire più rabbioso, esplicito e diretto che mai con un brano che non ha bisogno di commenti o spiegazioni, ma sempre all'insegna della inconfondibile miscela no wave tra funk, jazz e punk.





Io sono palestinese esce a distanza di una settimana dal brano che ha sancito il ritorno di Phonotype, ossia Gaza della reggae band sarda Train To Roots. Entrambi i singolo sono un esempio di combinazione tra musica di qualità, spirito indipendente, militanza e consapevolezza, senza compromessi. Tutte caratteristiche che hanno costituito per oltre quarant'anni la storia dei Bisca e che hanno reso possibile la collaborazione con Phonotype, come dichiara l'etichetta partenopea: "Al di là del legame di indissolubile amicizia, ci unisce l’ammirazione e la riconoscenza nei confronti di band come Bisca, che, distanti anni luce da mode e banalità commerciali, continuano con coerenza e dedizione a produrre musica e contenuti senza compromessi. Abbiamo dunque chiesto loro di essere con noi nella rinascita dell’etichetta, magari con un disco nei prossimi mesi, ma nell’immediato presenti con questo singolo che rispecchia in pieno i nostri umori e sentimenti". I Bisca di Io sono palestinese sono i due membri storici Sergio 'Serio' Maglietta (voce e sax) e Elio '100gr.' Manzo (chitarre) insieme a Claudio Marino (ClarK Kent) alla batteria e Dub Marta al basso, con Giovanna Rizzo ai cori.

Phonotype Records nacque a Napoli nel 1901 con il nome Società Fonografica Italiana e acquisì l'attuale denominazione nel 1911. E' la prima casa discografica nata in Italia e tra le prime al mondo ad avere uno stabilimento autonomo per la fabbricazione di dischi. Casa discografica fondamentale nello sviluppo della cultura musicale italiana nel Novecento, Phonotype è ripartita all'insegna della pubblicazione di nuova musica ma anche di recupero di titoli antichi di uno straordinario catalogo, a rischio di oblio. Come dichiarano i nuovi soci, "Il rilancio di Phonotype è una scommessa su Napoli e su quello che questa città oggi rappresenta in una Europa lenta e dissonante. L’etichetta riparte da un patrimonio culturale unico, un catalogo immenso, più di 100 anni di musica in parte ancora da scoprire, senza però perdere il contatto con la realtà. Perché intanto Napoli continua ad evolversi e ad essere avanguardia. Ed eccoci già al futuro".





Phonotype Records: 

Bisca:


venerdì 10 maggio 2024

Qui pourrait craindre le bien?: il nuovo album dei The Diogenes!

 Irriverente e cinico, il gruppo francese mette alla berlina capitalismo e neoliberismo all'insegna di un grunge-punk elettrizzante e anticonformista. Pubblica la nostrana Luminol Records

QUI POURRAIT CRAINDRE LE BIEN?
The Diogenes 
(Luminol Records, 2024)
11 tracce | 47 min. 




Influenzati dal rock degli anni '90, punk cinici e anticonformisti con una grande ironia e irriverenza, The Diogenes utilizzano la musica come strumento di critica alla civiltà dei consumi, al capitalismo in declino. Il nuovo album Qui pourrait craindre le bien? (Chi potrebbe temere il bene?) è una anomala pubblicazione Luminol Records: non un disco post-progressive o art-rock contemporaneo, come di consueto con la prolifica etichetta milanese, ma un distillato umoristico e severo all'insegna di un, sostiene la band francese, grunge-rock psico-aristocratico-punk!

The Diogenes è più di una rock band, nonostante i vestitini bianchi da sportivi borghesi e soddisfatti dal loro status, è un veicolo di attivismo anticapitalista, che cerca spazi di militanza critica e cerca di diffondere un messaggio anticapitalista in luoghi più tradizionali, anche hackerando alcuni dei grandi festival. I brani di Qui pourrait craindre le bien? invitano alla decrescita, evidenziano alternative sociali e solidali, puntano a irrompere in luoghi di ascolto consensuali e igienizzati, asserviti agli standard industriali. Una logica etica e rigorosa, non molto lontana da quella del compianto Steve Albini. "Se scandalizziamo troppo la borghesia non sentirà mai nulla", affermano i Diogenes, puntando dunque sul versante dell'umorismo e della derisione. 





Il disco è stato composto negli ultimi due decenni e contiene undici brani che raccontano l'impegno del gruppo ma anche, sottolinea la band, "il nostro stato emotivo in questo mondo produttivista che si crede pragmatico". L'abrasivo ed elettrizzante postgrunge/postpunk del gruppo attraversa temi complessi, dai disturbi mentali e l'isolamento di Pillow al dominio dei mass media di Religion Cathodique, dalla rigorosa avversità verso il neoliberismo di Néo Libéralise moi alla depressione e ai veleni della contemporaneità di The Hole.

Mathieu Torres: chitarre, voce, testi 
Lionel Hazan: basso
Heiva Arnal: batteria
Clément Chevalier: chitarra
Stéphanie Artaud: voce, cori, direzione artistica 
Hugo Lemercier: registrazione, mixing e mastering

The Diogenes:

Luminol Records: 

venerdì 15 marzo 2024

Sirens: il disco d'esordio degli Helsinki Horizon!

 Luminol Records pubblica il primo album del visionario quartetto norvegese. Un concept sul disagio contemporaneo a cavallo tra new wave, gothic metal, shoegaze e postrock. Ospiti musicisti scandinavi tra cui ex Motorpsycho 


HELSINKI HORIZON
Sirens 
(Luminol Records 2024)




"Un sequel sonico e visivo del nostro primo EP Sonic Flares, ma al tempo stesso un concept album a sè stante, ispirato all'Odissea omerica in libera associazione con una visione moderna, quella di una specie in lotta contro il potere costituito, tra riflessioni sull'esistenzialismo, madre natura e il disagio mentale come crescente preoccupazione globale". Fanno sul serio gli Helsinki Horizon nel presentare il loro nuovo album Sirens, anticipato il mese scorso dal singolo apripista Grey. Per questo disco d'esordio dopo un primo EP tre anni fa, il gruppo norvegese utilizza una visione omerica per raccontare disagi e difficoltà dell'era contemporanea, all'insegna di un art-rock sfaccettato e versatile, dal suono profondamente nordico.

Gli Helsinki Horizon uniscono retro synths, loop di piano, linee di basso melodiche, batterie pulsanti, chitarre serrate e violoncelli atmosferici. Tutto ciò crea una fusione tra visioni cinematografiche, da colonna sonora, e un immaginario selvaggio, come accade in questo disco d'esordio affidato alla nostrana Luminol Records. Rispetto alle sonorità classiche della etichetta milanese, orientate all'area del post-progressive, gli Helsinki Horizon propongono un rock contemporaneo che assorbe influenze new wave, post-punk, shoegaze, gothic metal, dark rock e heavy prog. L'ottimo risultato ottenuto dal quartetto è dovuto anche alla presenza di ospiti provenienti dalle migliori band scandinave: Dalai Cellai (Antiqva, Solstafir, The Ocean Collective), Tomas Järmyr (ex-Motorpsycho, Sunswitch, Yodok, The MaXx), Kurt Sprenger (Desperado, Hoist!), Johan Engdal (Voodoo Womit), Ragnhild Kronberg Larsen e Rebekka Mendelsohn Wenngren Ytrehus




Gli Helsinki Horizon sono nati in Norvegia nel 2008 per volontà del polistrumentista Snorre, al quale si sono affiancati nel 2012 il chitarrista viNd (già con Manes, Atrox, Drontheim) e il batterista Geir (Drontheim). Dopo una lunga attività dal vivo e il primo singolo nel 2016, nel 2021 hanno pubblicato il primo EP Signal Flares, assai apprezzato dalla comunità post-rock scandinava. Dopo un passato nell'area del metal underground, il trio ha cominciato a mutare sempre di più la propria proposta, arrivando alla lavorazione di Sirens con l'aggiunta della cantante svedese Öllegaard, che ha partecipato con determinazione alla fase creativa. 


Helsinki Horizon
Snorre: chitarre, basso, tastiere, voce
Öllegård: voce 
viNd: chitarre 
Geir: batteria

Helsinki Horizon:


Luminol Records: 

venerdì 2 giugno 2023

Liberosis: il disco d'esordio dei The Verona Snow

 Divenuti trio, gli scozzesi pubblicano il loro album di debutto. Musica cinematografica e visionaria, synth-guitar pop tra post-punk ed elettronica con la post-prog label italiana Luminol Records 



venerdì 14 aprile 2023

Baba!Yaga!: l'originale progressive dall'Australia!

 Luminol Records pubblica il debutto omonimo del folleggiante quintetto di Perth. Un progetto eccentrico e unico nel suo genere tra heavy rock, post-punk, neoclassico e critica sociale



BABA! YAGA! 
Luminol Records (EU) - Stock Records (AU)
(9 pezzi | 38.40 min.)




Arrivano direttamente da Perth, Australia occidentale: si chiamano Baba!Yaga! e debuttano con un folgorante album omonimo pubblicato da Luminol Records. L'etichetta milanese, tra le più attente in Europa al fenomeno post-progressive, ospita un disco d'esordio unico nel suo genere, tra melodie classiche, heavy rock e irruenza post-punk

Baba!Yaga! sono un quintetto assai noto in Australia grazie all'esperienza dei singoli membri in altri gruppi, tra i più disparati generi e stili: il batterista Cameron Potts (già con Baseball, Cuba Is Japan e Ninetynine), la violinista Madeleine Antoine (Perth Symphony, Selfless Orchestra, Inneka) la pianista Cara Teusner-Gartland (Selfless Orchestra), il chitarrista Nick Pratt (Deaf Wish, Life Strike) e il bassista Raymond Grenfell (Last Quokka, Selfless Orchestra). La combinazione delle loro influenze e delle militanze parallele ha portato a nove brani senza compromessi, un'ideale via di mezzo tra Frank Zappa, Gentle Giant, Cardiacs e Curved Air






La band mescola ritmi veloci e pulsanti, potenti riff di chitarra intrecciati con violino e pianoforte in un sound unico e intenso, ricco e stratificato, capace di combinare rock neoclassico e psichedelia, heavy prog e stravaganze. Tutti e cinque i membri cantano e i testi spaziano da temi allegorici come le leggende di altezzosi re persiani e dei loro cavalli (Xerxes 1: Tigris 0) alla sottomissione delle persone sotto il tardo capitalismo (Horse Pyramids e Tent City), dagli orrori della guerra (Mukaradeeb Wedding Party) alla critica sociale della contemporaneità (Gods Inside).

Baba!Yaga!

Madeleine Antoine: violino e voce 
Cara Teusner-Gartland: piano e voce
Cameron Potts: batteria e voce 
Nicholas Pratt: chitarra e voce 
Raymond Grenfell: basso e voce 

Baba!Yaga!



Luminol Records:


lunedì 24 febbraio 2020

Canzoni d'umore: il terzo album degli UTVEGGI!

Nove piccole storie tragiche o a lieto fine, il 'selfie sonoro' della rock band palermitana pubblicato da Almendra Music. Un 'album social' all'insegna del 'divertissepunk' che ironizza sul grande pop italiano
Canzoni d'umore: il terzo album degli Utveggi!

UTVEGGI
Canzoni d'umore
(Almendra Music)
9 tracce | 31.21 minuti




«Nove canzoni che raccontano piccole storie d’umore, tragiche o a lieto fine, scanzonate e un po’ canzonatorie, che si nutrono dei versi del grande pop italiano per farne il verso. Un album deliberatamente cantautoriale, di facile ascolto, buono per tutte le stagioni e tutti i palati. Un album social, per i giovani e gli ancor più giovani, da portare sempre con sé, a scuola, in ufficio, in palestra o anche sottoterra. Un selfie sonoro al meglio della musica commerciale e da spiaggia, non senza filtri di bruttezza. Un prodotto genuino, come appena raccolto dall’orto. Rosso, come l’umore. Canzoni d’umore, per chiunque abbia voglia di innumorarsi». Presentazione perfetta, quella degli Utveggi, fieri del loro terzo album Canzoni d'umore: un "selfie sonoro" che prende affettuosamente in giro i luoghi comuni del pop italiano e indirettamente la stessa band, indipendente nel senso più profondo del termine, "indie" a patto di non prendere sul serio l'etichetta e il mondo che simboleggia. 



Anticipato dal video di Stupido Otello - anteprima su Rumore - che ironizza su Stupido Hotel di Vasco RossiCanzoni d'umore è stato realizzato da Luca Rinaudo allo Zeit Studio di Palermo, pubblicato da Almendra Music. Insieme a Forsqueak e Mezz Gacano gli Utveggi capeggiano l'ala rock della factory palermitana, che accanto alle proposte modern-classical accoglie anche le possibili varianti del rock di confine: quello degli Utveggi è al crocevia tra progressive, indie, punk, pop e demenziale, con una spregiudicata mescolanza anche di linguaggi come italiano, siciliano e anche giapponese

Si presentano col termine "Divertissepunk", lanciato nel 2015 con Utveggi, ribadito nel 2017 con AltriMondi, sintesi perfetta anche di Canzoni d'umore, un esperimento alieno rispetto ai canoni del rock indipendente italiano, nato dal vivo in studio e cresciuto sorprendendo gli stessi Utveggi, che raccontano: "Canzoni d'umore è un live in studio, lo abbiamo registrato tutti insieme appassionatamente. Il nostro intento iniziale era quello di fare un album più squisitamente “indie” rispetto alle contaminazioni prog-punk di Altrimondi e di Utveggi. Ma, come sempre, fra il dire e fare c’è di mezzo il male. Come già avvenuto in passato, il concept e le sembianze del nuovo album hanno preso forma per conto loro, spontaneamente, al di fuori di un piano prestabilito. E così ci siamo accorti di aver fatto in realtà una parodia di noi stessi che cercavamo di spacciarci per una band “indie”. Un gioco di finzioni smascherate e sberleffi seriosi che ancora una volta ci ha liberato dalla preoccupazione di darci una “etichetta” di genere musicale già prestabilita, confezionata, immediatamente vendibile. In questo senso forse abbiamo fatto davvero un disco “indie”, nel senso di totalmente indipendente da ogni altra preoccupazione se non quella di fare ciò che ci sentivamo di fare. O forse in realtà abbiamo fatto un disco tradizionalmente pop-prog. O magari entrambi. Chi può dirlo? Noi di sicuro no".



Attivi dal 2012, gli Utveggi sono andati avanti a suon di concerti (anche in Giappone!), aperture live per band importanti (es. Punkreas o i giapponesi PianojaC), apparizioni televisive (memorabile Italia’s got Talent nel 2017) e riconoscimenti prestigiosi (premio della critica “A Certain Regard” a Musicultura 2016). Si tratta di esperienze che il quintetto ha assimilato traducendole in una proposta musicale sfaccettata, ironica e frizzante anche se densa di riferimenti che vanno dal progressive storico alla canzone d'autoreCanzoni d'umore ragiona sulla cultura pop con attenzione, senza affievolire l'intento satirico: "Abbiamo voluto attingere a piene mani da una tradizione tanto lunga quanto variegata e difficilmente inquadrabile. Per noi il “grande pop” italiano è sia quello con cui ci divertiamo a canzonare noi stessi, sia quello di artisti e band che la critica e il pubblico non etichetterebbero come “grandi”, né come prettamente “pop”. Il pop italiano che più ci ha ispirato e continua a ispirarci è quello che guarda a un “popolo” che non si riduce al consumatore distratto e narcotizzato dei prodotti della grande industria musicale. Il pop “grande” è quello che inventa anche il suo pubblico. Ed è quello che ci piacerebbe imparare a fare".

La filosofia degli Utveggi non cambia: "Se dopo una sezione rock-metal vogliamo inserire trenta secondi di canto a cappella, perché no? Basta che l’insieme, per quanto apparentemente sgangherato, funzioni e abbia una propria coerenza di fondo". 
Canzoni d’umore, per chiunque abbia voglia di innumorarsi.



Utveggi:

Almendra Music: 

lunedì 3 febbraio 2020

Stato di grazia: il ritorno dei BISCA!

SoundFly pubblica il dodicesimo album della storica band napoletana: potenza di fuoco, sonorità non convenzionali e temi critici. Disponibile in digitale, vinile e cd, con 'Cildren Ov Babilon' comparsa nella colonna sonora dell'Immortale 
Stato di grazia: il ritorno dei Bisca!

BISCA
STATO DI GRAZIA
(SoundFly 2020 - distr. Self)
12 tracce | 58.25 minuti

Stato di grazia su Spotify:




"Io le allevo le mie parole ribelli. Così come ho imparato a coltivare la mia rabbia, a prenderla in consegna, a gustarla come si gusta una ciliegia, come fosse una cicogna con in bocca un bimbo grande. È odio. Io amo odiare. Odio il capitale e le sue puttane macho armate fino ai denti cariati, marci, che lo zucchero abbonda sul sorriso degli stolti. Il mio è odio di qualità. Come olio biologico d’oliva spremuto a freddo in un frantoio di pietra ruvida. Con la potenza della roccia. Una cosa Rock, potremmo dire. Allora. Inaudita. La mia musica lo è. Inaudita. La nostra musica lo fa. E non siamo in troppi. Ahimè. Di questi tempi".
Non possono che essere i Bisca. Inauditi, potenti, una forza della natura, come la loro musica a quarant'anni dal debutto in una Napoli che salutava l'esperienza del Naples Power e si affacciava alle dirompenti novità no wave, interpretate dai Bisca con furia e intelligenza tra funk, jazz, punk e improvvisazione libera. La stessa dinamitarda formula del 2020: l'anno del ritorno con il nuovo album Stato di grazia. Lo pubblica SoundFly in versione 33 giri (doppio vinile rosso, gatefold verticale con foto di Riccardo Piccirillo) e cd, dopo il singolo Nero e le uscite solo digitali dei lati A e B.



"Lo Stato di grazia cui allude il titolo è una condizione eccezionale di estrema armonia e facilità. Quando tutto ti viene bene e senza sforzo. Come il ritmo geometrico di un alieno che spacciato balla e suona anche dentro una tempesta, ostinato e senza intoppo". Sono le parole di Sergio "Serio" Maglietta, che insieme a Elio "100 gr." Manzo e uno stuolo di nuovi musicisti (Salvatore Rainone, Michele Iaccarino, Mauro Romano, Ciro Riccardi e Fulvio di Nocera) presenta questo dodicesimo album sottolineando con vigore lo spirito iconoclasta e non convenzionale della bandStato di grazia arriva a dieci anni di distanza dal singolo Tartaglia e il Cavaliere fellone e dal disco Evoluzioni, a tre anni dalla scomparsa del fondatore Giancarlo Coretti. Degna di nota la nuova collaborazione con la Soundfly di Bruno Savino, che dopo il recente lavoro per Flo, Marcello Giannini, Romito, Fabiana Martone e il recente album delle Ebbanesis, si conferma un eccezionale laboratorio musicale.

Il sound travolgente del singolo apripista Nero marchia a fuoco l'intero album, che contiene anche brani storici (ad esempio Sottattacco dell'idiozia e Lo sperma del diavolo) riletti dalla nuova formazione, corrosiva e compatta come non mai. Tra i pezzi compare anche Cildren Ov Babilon (bonus track su cd e 33 giri), che è stato inserito nella colonna sonora del film L'immortale, lo spin-off di Gomorra - La serie diretto e interpretato da Marco D'Amore: è un brano risalente a Guai a chi ci tocca, l'album del 1994 del supergruppo Bisca 99 Posse, la cui rivisitazione fa risaltare l'intensità e l'impatto del gruppo. 



A marzo, con un concerto allo Scugnizzo Liberato di Napoli, partirà il nuovo tour. Confermate le seguenti date per ora: 14 febbraio Guyot (Napoli); 15 febbraio Manhattan (Vitulazio); 29 febbraio Casa del Popolo Spartaco (Santa Maria Capua Vetere). 


Bisca:

Soundfly: