Mercoledì 21 maggio in Auditorium Novecento la presentazione del nuovo album 'Sniper Alley - To My Brother'. Dal docufilm presentato al Sarajevo Film Festival al quinto disco dell'eclettico compositore, sempre in bilico tra colto e popular: nove brani visionari e dalle diverse prospettive d'ascolto, da Van Gogh a Nick Drake
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sabato 3 maggio 2025
Mercoledì 21 maggio: Max Fuschetto in concerto a Napoli!
Mercoledì 21 maggio 2025
ore 20.30
Auditorium Novecento
Via E. De Marinis 4
Napoli
SNIPER ALLEY - TO MY BROTHER:
MAX FUSCHETTO IN CONCERTO
Biglietto 2 euro
Mercoledì 21 maggio alle 20.30 in Auditorium Novecento (Via De Marinis 4, Napoli) un importante appuntamento per la nuova musica contemporanea, italiana ma dal respiro internazionale: il primo concerto di Max Fuschetto incentrato sul nuovissimo album Sniper Alley - To My Brother, pubblicato dall'etichetta modern-classical NovAntiqua. L'ensemble del compositore campano sarà arricchito dal compositore e cantante Cosimo Morleo, saranno presenti Cristiana Grilli e Francesco Toscani, coautori del docufilm Sniper Alley-To My Brother, di cui proietteranno un estratto. Presentato in anteprima alla 30ma Edizione del Sarajevo Film Festival, Sniper Alley è stato il punto di partenza per questo nuovo lavoro di Max Fuschetto: Grilli e Toscani lo hanno invitato a realizzare delle musiche per il film e lui, sempre disponibile a nuove sfide compositive e colpito dalla storia di Džemil Hodžić, ha evitato una colonna sonora lavorando all'idea di un paesaggio sonoro indipendente. È nato così Sniper Alley - To My Brother.
In questo quinto album l'eclettico compositore – una delle figure più intriganti del panorama contemporaneo, sempre in movimento nel dialogo tra colto e popular, tra musica e altre aree artistiche – ha seguito ancora una volta un itinerario nuovo. Sniper Alley racconta la storia di Džemil Hodžić e del suo progetto per preservare la memoria fotografica dell'assedio di Sarajevo (1992-1996). Attraverso la tragedia personale di Džemil, che assiste alla morte del fratello sedicenne Amel per mano di un cecchino, il film esplora l'infanzia interrotta dalla guerra e la capacità dell'arte di trasformare il dolore in memoria e resistenza. Fuschetto ha composto i nove brani prendendo ad esempio la pittura di Van Gogh o Francis Bacon, come lui stesso ricorda: «In L'église d'Auvers-sur-Oise, vue du chevet di Van Gogh, attraverso una tensione delle linee, data da veloci pennellate che spingono verso l'esterno o creano vortici interni, l'edificio e il contesto circostante ne risulta stranamente deformato e questo, nell'insieme, crea una visione ipnotica, psichedelica, surreale, modernissima. Oppure la pittura di Francis Bacon che ha indagato nuovi rapporti tra le figure e il resto del quadro: isolamento, inglobamento quasi mimetico in cui il confine tra figura e sfondo diventa effimero, nessuna relazione esplicita tra le figure in primo piano, a cui spesso mancano anche i connotati, come il viso – così da rendere ambiguo anche il concetto stesso di figura. Sniper Alley è anche questo: un continuo deformare e frammentare, far perdere i connotati alla materia sonora; Sniper Alley consegna alla mia scrittura la rinascita attraverso l'esperienza del dolore insieme al colore della speranza».
Come sempre i lavori di Max Fuschetto sono caratterizzati dalla complessità del paesaggio sonoro, dalla compresenza di diversi piani d'ascolto, da differenti prospettive che si incrociano per la ricchezza degli spunti, non solo prettamente musicali ma anche letterari e artistici (come No Man Is An Island, nata dalla celebre poesia di John Donne), con le composizioni che si specchiano tra di loro (ad es. The Good Morrow, un arrangiamento vocale del corale di Opalescent Pendulum su testo ancora di Donne). In omaggio alla perpetua sperimentazione e alla ricerca del nuovo, stavolta Fuschetto ha suonato anche altri strumenti: accanto al fedele oboe e al sax soprano, chitarra, basso e tastiere sono opera sua. Come di consueto è stato regista di un’operazione collettiva, con la presenza di musicisti quali ad esempio Enzo Oliva e Cosimo Morleo, assidui collaboratori sia in studio che dal vivo.
Se nel precedente album Fuschetto ha omaggiato il genio melodico di Lucio Battisti, stavolta in L'Escalier De Drake il pensiero è andato a Nick Drake, spirito guida di un gesto creativo sorprendente per lo stesso autore: «Mentre sperimentavo melodia e armonia ho ricevuto improvvisamente in dono una guida: molti anni fa avevamo suonato dal vivo Cello Song di Nick Drake di cui però ricordavo solo qualcosa di indefinito. Proust ci insegna che nell'atto creativo una memoria imperfetta può essere molto più potente nei risultati di una più precisa nei dettagli. In realtà quella illuminazione rappresentava una sorta di madeleine; toccando dei suoni affiorava qualcosa, una direzione. Ho seguito questo qualcosa e ne è nata la parte B di L'Escalier de Drake. Per curiosità, dopo qualche giorno, ho ascoltato Cello Song e naturalmente non c'entrava nulla, ma lo spirito di Nick Drake, in una forma trasfigurata, era e sarà sempre lì, in quelle note, in quei suoni, nella semplice scala pentatonica con cui è costruita quella seconda parte, ripetuta, con una sottile variazione; un'eco di eternità che attraversa le cose, il mondo e ogni tanto arriva a toccarci».
Max Fuschetto:
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martedì 1 aprile 2025
Sniper Alley - To My Brother: il nuovo album di Max Fuschetto
Dal docufilm presentato al Sarajevo Film Festival al quinto disco dell'eclettico compositore, sempre in bilico tra colto e popular: nove brani visionari e dalle diverse prospettive d'ascolto, da Van Gogh a Nick Drake. Presentazione a Napoli in Auditorium Novecento il 21 maggio
MAX FUSCHETTO
SNIPER ALLEY – TO MY BROTHER
NovAntiqua Records | distr. Note 1 Music/Egea Music/Ledisquaire
9 tracce | 27.15 min.
«Non mi era mai capitato di scrivere su una richiesta specifica che riguardasse un film. Le mie musiche utilizzate nei lavori documentaristici e cinematografici sono sempre state prese da miei precedenti album. Questa volta ho pensato fosse il momento giusto di accettare. Non ho mai pensato di realizzare un commento sonoro alle immagini, non sarebbe stata una prova di fronte a un tema così importante, bensì un'occasione persa. Così ho deciso di procedere sforzandomi di inventare una dimensione possibilmente nuova per ogni passaggio della sceneggiatura, e quindi per ogni frammento della trama musicale complessiva, mettendo insieme tutte le risorse mentali e tecniche che avevo a disposizione».
Immagine e musica, pellicola e composizione. Un invito allettante, quello che i registi Cristiana Lucia Grilli e Francesco Toscani hanno proposto a Max Fuschetto: le musiche inedite per un lungometraggio toccante, incentrato sulla sofferenza e sulla memoria, su Sarajevo. Max Fuschetto, sempre disponibile a nuove sfide compositive e colpito dalla storia di Džemil Hodžić, ha tenuto fede al suo modo di fare originale e imprevedibile: ha evitato una colonna sonora e ha lavorato all'idea di un paesaggio sonoro indipendente. È nato così Sniper Alley - To My Brother (il suo secondo album per l'etichetta modern-classical NovAntiqua), che si intitola come il docufilm di Grilli e Toscano, presentato in anteprima alla 30ma Edizione del Sarajevo Film Festival.
In questo quinto e atteso album, a tre anni dall'apprezzato Ritmico Non Ritmico (disco dell'anno per Ondarock), l'eclettico compositore campano – una delle figure più intriganti del panorama contemporaneo, sempre in movimento nel dialogo tra colto e popular, tra musica e altre aree artistiche – ha lavorato ancora una volta seguendo un itinerario nuovo. Lo spunto è inevitabilmente il contenuto del film. Sniper Alley racconta la storia di Džemil Hodžić e del suo progetto per preservare la memoria fotografica dell'assedio di Sarajevo (1992-1996). Attraverso la tragedia personale di Džemil, che assiste alla morte del fratello sedicenne Amel per mano di un cecchino, il film esplora l'infanzia interrotta dalla guerra e la capacità dell'arte di trasformare il dolore in memoria e resistenza. Fuschetto ha composto i nove brani prendendo ad esempio la pittura di Van Gogh o Francis Bacon, come lui stesso ricorda:
«In L'église d'Auvers-sur-Oise, vue du chevet di Van Gogh, attraverso una tensione delle linee, data da veloci pennellate che spingono verso l'esterno o creano vortici interni, l'edificio e il contesto circostante ne risulta stranamente deformato e questo, nell'insieme, crea una visione ipnotica, psichedelica, surreale, modernissima. Oppure la pittura di Francis Bacon che ha indagato nuovi rapporti tra le figure e il resto del quadro: isolamento, inglobamento quasi mimetico in cui il confine tra figura e sfondo diventa effimero, nessuna relazione esplicita tra le figure in primo piano, a cui spesso mancano anche i connotati, come il viso – così da rendere ambiguo anche il concetto stesso di figura. Sniper Alley è anche questo: un continuo deformare e frammentare, far perdere i connotati alla materia sonora; Sniper Alley consegna alla mia scrittura la rinascita attraverso l'esperienza del dolore insieme al colore della speranza».
Come sempre i lavori di Max Fuschetto sono caratterizzati dalla complessità del paesaggio sonoro, dalla compresenza di diversi piani d'ascolto, da differenti prospettive che si incrociano per la ricchezza degli spunti, non solo prettamente musicali ma anche letterari e artistici (come No Man Is An Island, nata dalla celebre poesia di John Donne), con le composizioni che si specchiano tra di loro (ad es. The Good Morrow, un arrangiamento vocale del corale di Opalescent Pendulum su testo ancora di Donne). In omaggio alla perpetua sperimentazione e alla ricerca del nuovo, stavolta Fuschetto ha suonato anche altri strumenti: accanto al fedele oboe e al sax soprano, chitarra, basso e tastiere sono opera sua. Come di consueto è stato regista di un’operazione collettiva, con la presenza di musicisti quali ad esempio Enzo Oliva e Cosimo Morleo, assidui collaboratori sia in studio che dal vivo.
Se nel precedente album Max Fuschetto ha omaggiato il genio melodico di Lucio Battisti, stavolta in L'Escalier De Drake il pensiero è andato a Nick Drake, spirito guida di un gesto creativo sorprendente per lo stesso autore: «Mentre sperimentavo melodia e armonia ho ricevuto improvvisamente in dono una guida: molti anni fa avevamo suonato dal vivo Cello Song di Nick Drake di cui però ricordavo solo qualcosa di indefinito. Proust ci insegna che nell'atto creativo una memoria imperfetta può essere molto più potente nei risultati di una più precisa nei dettagli. In realtà quella illuminazione rappresentava una sorta di madeleine; toccando dei suoni affiorava qualcosa, una direzione. Ho seguito questo qualcosa e ne è nata la parte B di L'Escalier de Drake. Per curiosità, dopo qualche giorno, ho ascoltato Cello Song e naturalmente non c'entrava nulla, ma lo spirito di Nick Drake, in una forma trasfigurata, era e sarà sempre lì, in quelle note, in quei suoni, nella semplice scala pentatonica con cui è costruita quella seconda parte, ripetuta, con una sottile variazione; un'eco di eternità che attraversa le cose, il mondo e ogni tanto arriva a toccarci».
Sniper Alley – To My Brother sarà presentato il 21 maggio in un atteso concerto a Napoli: appuntamento dal vivo in uno dei luoghi di culto per la musica partenopea, ossia l’Auditorium Novecento.
Sniper Alley – To My Brother:
1 No Man Is An Island
2 Come Rain Come
3 The Good Morrow (Opalescent Pendulum Choral)
4 Sniper Alley - To my brother
5 Bosnian Nursery Rhyme
6 Durme Durme - trad. Sephardic
7 L'Escalier De Drake (A Nick Drake)
8 Opalescent Pendulum
9 Oboe Sommerso
Cosimo Morleo, Silvia Munguia Martinez (Silvia Phoe), Amel Hodžić: voci
Enzo Oliva: piano
Eleonora Amato: violino
Silvano Maria Fusco: cello
Valerio Mola: contrabbasso
Carmela Cardone: arpa
Daniele Ingiosi: bandoneon
Salvatore Cuccaro: tromboni
Franco Mauriello: clarinetti
Giovanni Borriello: corno inglese
Roberto Di Marzo, Giulio Costanzo: percussioni
Max Fuschetto: oboe, sax soprano, chitarra elettrica, basso elettrico, piano Yamaha
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giovedì 12 maggio 2022
Ritmico Non Ritmico: Max Fuschetto a Napoli
Mercoledì 25 maggio alla Domus Ars il poliedrico compositore presenta il nuovo album con NovAntiqua. Jackson Pollock, Paul Klee e Lucio Battisti in un crossover concettuale dalla pittura al modern-classical
Mercoledì 25 maggio 2022
ore 19.00
Domus Ars
Centro Stabile di Musica e Cultura
Via Santa Chiara, 10 C
Napoli
MAX FUSCHETTO
Ritmico Non Ritmico
Enzo Oliva: Pianoforte
Pasquale Capobianco: Chitarra elettrica
Max Fuschetto: Oboe
Donato Zoppo: letture
prenotazioni: 081.342560
Prima nazionale per Ritmico Non Ritmico, il nuovo album di Max Fuschetto. Mercoledì 25 maggio alle 19.00 alla Domus Ars - Via Santa Chiara, 10 C, Napoli - il compositore presenta ufficialmente il nuovo lavoro pubblicato da NovAntiqua. La performance sarà introdotta da Enzo Amato e Donato Zoppo, insieme a Fuschetto all'oboe saranno presenti Enzo Oliva al pianoforte e Pasquale Capobianco alla chitarra elettrica. L'evento è nel cartellone concertistico dell'Associazione Domenico Scarlatti sotto la direzione artistica di Enzo Amato.
A quattro anni dal successo di Mother Moonlight Max Fuschetto torna con un'opera avvincente, incentrata su un crossover concettuale che esalta il continuo andare della musica verso le frontiere dell'arte, soprattutto quella della pittura e dell'immagine. Ritmico Non Ritmico è una lente puntata sull’irresistibile caleidoscopio del tempo: ritmo come pulsazione; come espansione, evoluzione di forme; ritmo segnato, ritmo immaginato; il ritmo interiore di chi crea o esegue e di chi ascolta e ricrea. Come dichiara l'autore, «Ritmico Non Ritmico è procedere senza categorie. Il mondo e il suo rovescio. Lo specchio in cui si riflette l'assenza. Il non identico necessario che completa la formula dell'essere. Il titolo nasce da una parafrasi di Ritmicamente, uno dei quadri di Paul Klee in cui è rappresentata una scacchiera disegnata a mano. Ritmico come disposizione architettonica degli elementi che realizzano una forma; Non ritmico di dimensioni musicali che nascono da elementi fluttuanti, continuum sonori che si espandono liberamente. Ritmico come pulsazione costante, dei suoni ribattuti sui tasti di un pianoforte o ripetuti tra soffio e lingua nel tubo di un flicorno; e anche di una Non Ritmica sospensione: il beat assente, il passo che non trova appoggio, la sensazione del vuoto. Stop. L'elenco è infinito, ognuno ha il suo andare oscillante: l'artista che mi interessa è un funambolo il cui passo successivo non ha riuscita certa».
Ancora una volta Fuschetto stupisce per l'eclettismo e il coraggio di una musica che, pur collocabile in area modern-classical o contemporanea, ha una matrice concettuale e ricerca direzioni, sviluppi ed esiti personali, dall'ascolto della musica africana alle letture dell'arte contemporanea. Al giardino d'infanzia trasfigurato in Mother Moonlight, ora si sovrappone la ricerca di un dialogo e di una confluenza di tecniche e pratiche tra arte e musica. Come accaduto in alcuni brani-manifesto, spiega lo stesso autore, «Ho pensato per analogia: siccome, ad esempio, i primi tre brani, Number 1, 3 e 5, esplorano, partendo da pattern percussivi di matrice africana, le possibilità di costruire musica usando le risorse del ribattuto, mi sono venuti in mente gli esperimenti di Jackson Pollock dei Number in cui il pittore, colando direttamente il colore su una tela disposta per terra, sgocciola misture cromatiche formando punti e intrecci di linee usando il dripping come uno sciamano intento a gestire e controllare il caos derivante dal caso».
Tra Pollock e Klee, i nove brani si aprono alle possibilità della trasposizione e della metafora, in un omaggio alle intime connessioni tra il segno e il suono, tra le strutture che colpiscono l'occhio e quelle che affascinano l'orecchio. Fuschetto si circonda come sempre di eccezionali musicisti per realizzare il suo intento, pensiamo a Enzo Oliva e Pasquale Capobianco: «Ho voluto musicisti dal suono originale, dal tocco personale, che riescono a sublimare una partitura ricavandone un mondo che è puro suono. Se penso alle ore impiegate per decidere quale fosse il giusto tempo per ogni esperienza sonora direi che qualsiasi cosa abbiamo eseguito è stata realizzata attraverso un solo respiro collettivo, quello infine scelto e non un altro».
Tra i brani spicca A Lucio B., con la partecipazione di Luca Aquino. Una dedica sui generis al genio di Lucio Battisti, che Fuschetto considera «Un artista straordinario, fa così parte del nostro immaginario che ho pensato di far emergere il motivo del pianoforte da un field recording catturato in una metropolitana, luogo sonoro che rappresenta in questo caso la metafora dell'inconscio collettivo: il parlato della gente, i soffietti delle porte che si aprono, il ritmo delle rotaie, le variazioni di velocità che sono variazioni di altezza del suono ecc. Ho voluto cogliere un'analogia tra un motivo improvvisato da ragazzo e un tema di Battisti che amo. Ho notato delle similitudini nella costruzione delle frasi e nell'uso di certe armonie e ho pensato che ognuno ha i suoi maestri, impliciti ed espliciti, ed è bene non dimenticarlo».
Max Fuschetto:
Domus Ars:
venerdì 1 aprile 2022
Ritmico Non Ritmico: la musica di Max Fuschetto verso le frontiere dell'arte
NovAntiqua pubblica il nuovo avvincente album del poliedrico compositore. Jackson Pollock, Paul Klee e Lucio Battisti in un crossover concettuale dalla pittura al modern-classical. Special guest Luca Aquino
MAX FUSCHETTO
Ritmico Non Ritmico
NovAntiqua
9 tracce | 36.37 min.
«Ritmico Non Ritmico è procedere senza categorie. Il mondo e il suo rovescio. Lo specchio in cui si riflette l'assenza. Il non identico necessario che completa la formula dell'essere. Il titolo nasce da una parafrasi di Ritmicamente, uno dei quadri di Paul Klee in cui è rappresentata una scacchiera disegnata a mano. Ritmico come disposizione architettonica degli elementi che realizzano una forma; Non ritmico di dimensioni musicali che nascono da elementi fluttuanti, continuum sonori che si espandono liberamente. Ritmico come pulsazione costante, dei suoni ribattuti sui tasti di un pianoforte o ripetuti tra soffio e lingua nel tubo di un flicorno; e anche di una Non Ritmica sospensione: il beat assente, il passo che non trova appoggio, la sensazione del vuoto. Stop. L'elenco è infinito, ognuno ha il suo andare oscillante: l'artista che mi interessa è un funambolo il cui passo successivo non ha riuscita certa».
Sono le parole con cui Max Fuschetto presenta, partendo dall'immagine evocativa del titolo, il nuovo album Ritmico Non Ritmico, pubblicato da NovAntiqua. A quattro anni dal successo di Mother Moonlight il compositore e oboista torna con un'opera avvincente, incentrata su un crossover concettuale che esalta il continuo andare della musica verso le frontiere dell'arte, soprattutto quella della pittura e dell'immagine. Ritmico Non Ritmico è una lente puntata sull’irresistibile caleidoscopio del tempo: ritmo come pulsazione; come espansione, evoluzione di forme; ritmo segnato, ritmo immaginato; il ritmo interiore di chi crea o esegue e di chi ascolta e ricrea.
Ancora una volta Max Fuschetto stupisce per l'eclettismo e il coraggio di una musica che, pur collocabile in area modern-classical o contemporanea, ha una matrice concettuale e ricerca direzioni, sviluppi ed esiti personali, dall'ascolto della musica africana alle letture dell'arte contemporanea. Al giardino d'infanzia trasfigurato in Mother Moonlight, ora si sovrappone la ricerca di un dialogo e di una confluenza di tecniche e pratiche tra arte e musica. Come accaduto in alcuni brani-manifesto, spiega lo stesso autore, «Ho pensato per analogia: siccome, ad esempio, i primi tre brani, Number 1, 3 e 5, esplorano, partendo da pattern percussivi di matrice africana, le possibilità di costruire musica usando le risorse del ribattuto, mi sono venuti in mente gli esperimenti di Jackson Pollock dei Number in cui il pittore, colando direttamente il colore su una tela disposta per terra, sgocciola misture cromatiche formando punti e intrecci di linee usando il dripping come uno sciamano intento a gestire e controllare il caos derivante dal caso».
Tra Pollock e Paul Klee, i nove brani si aprono alle possibilità della trasposizione e della metafora, in un omaggio alle intime connessioni tra il segno e il suono, tra le strutture che colpiscono l'occhio e quelle che affascinano l'orecchio. Fuschetto si circonda come sempre di eccezionali musicisti per realizzare il suo intento, pensiamo a Enzo Oliva e Pasquale Capobianco, suoi abituali collaboratori: «Ho voluto musicisti dal suono originale, dal tocco personale, che riescono a sublimare una partitura ricavandone un mondo che è puro suono. Se penso alle ore impiegate per decidere quale fosse il giusto tempo per ogni esperienza sonora direi che qualsiasi cosa abbiamo eseguito è stata realizzata attraverso un solo respiro collettivo, quello infine scelto e non un altro».
Sul finale colpisce il brano A Lucio B., con la partecipazione di Luca Aquino («Mi ha sempre affascinato quel suo suono intenso, morbido, dalla gamma espressiva ampia e anche uno stile nelle improvvisazioni assolutamente personale»). Una dedica sui generis al genio di Lucio Battisti, che Fuschetto considera «Un artista straordinario, fa così parte del nostro immaginario che ho pensato di far emergere il motivo del pianoforte da un field recording catturato in una metropolitana, luogo sonoro che rappresenta in questo caso la metafora dell'inconscio collettivo: il parlato della gente, i soffietti delle porte che si aprono, il ritmo delle rotaie, le variazioni di velocità che sono variazioni di altezza del suono ecc. Ho voluto cogliere un'analogia tra un motivo improvvisato da ragazzo e un tema di Battisti che amo. Ho notato delle similitudini nella costruzione delle frasi e nell'uso di certe armonie e ho pensato che ognuno ha i suoi maestri, impliciti ed espliciti, ed è bene non dimenticarlo».
Ritmico non Ritmico:
1. Number 1
2. Number 3
3. Number 5
4. Vortex, a Jackson Pollock
5. Midsommar Choral
6. Trame
7. Midsommar
8. Iride, a Paul Klee
9. A Lucio B.
Enzo Oliva: Piano & Fender Rhodes
Pasquale Capobianco: Electric Guitar
Eleonora Amato: Violin
Silvano Fusco: Cello
Luca Martingano: French Horn
Giulio Costanzo: Marimba
Max Fuschetto: Oboe, Soprano Sax & Electronics
Antonella Pelilli: Intervento vocale in Iride
Special Guest Luca Aquino in Midsommar #7 and A Lucio B. #9
Max Fuschetto:
Novantiqua:
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venerdì 26 giugno 2020
The Rain Of October: il nuovo album di Ivano Leva
Il compositore partenopeo pubblica con NovAntiqua un intrigante lavoro tra modern-classical, tardo-romanticismo e improvvisazione. Un itinerario tra incanto e memoria, per piano solo ed elettronica
The Rain Of October: il nuovo album di Ivano Leva
IVANO LEVA
THE RAIN OF OCTOBER
NovAntiqua Records
12 tracce | 55.36
"The Rain of October è un lavoro la cui esegesi va ricercata nella verità straziante di un anno, il 2019, nel quale per ragioni personali ho conosciuto il punto più basso della mia esistenza di individuo: un autentico pugno nello stomaco che mi è letteralmente esploso dentro, un flusso di scrittura dei brani incredibilmente concentrato in pochissimi giorni; “vomitare” fuori questi brani (mi si passi il termine molto rude) è stato catartico e fondamentale per intraprendere una risalita che, per quanto mai potrà essere scevra dalle cicatrici accumulate, mi ha donato una rinnovata consapevolezza della mia ricerca interiore". Non usa mezzi termini Ivano Leva: il suo nuovo album nasce da una prorompente spinta interiore, in un itinerario di risalita e rinnovamento umano e inevitabilmente artistico. E' questo il senso profondo di The Rain Of October, il suo nuovo album per NovAntiqua, nel quale si presenta in solitudine, con pianoforte, piano preparato ed elettronica, mosso da un'indole speculativa che dal fenomeno della pioggia di ottobre passa a una "composizione sensoriale ed emotiva".
Pubblicato da un'etichetta-boutique di fine artigianato musicale come NovAntiqua, The Rain of October è il quarto album da leader per Leva, il compositore napoletano che nel corso degli ultimi anni - in particolare grazie a lavori come L’ala del silenzio (2016) per piano e quartetto d’archi e Debussy: La Cathédrale Transfigurée (2017) per piano ed oboe - ha ottenuto significativi riscontri per la sua abilità nel far dialogare i linguaggi tardo-romantici con il jazz e la modern-classical ("Ho unito in maniera autentica in un’unica forma espressiva non soltanto i due generi musicali che maggiormente ho praticato ed ascoltato, ma anche tutti gli altri stili musicali che ho assorbito lungo tutta la vita, oltre alle altre forme d’arte che da sempre foraggiano la mia creatività: la letteratura, la pittura, il cinema e le discipline scientifico-matematiche, che io considero arti a tutti gli effetti").
Anche grazie a questo eclettismo combinato a una preparazione e competenza frutto di anni di studio, Ivano Leva immagina l'album come una sorta di moderna suite per piano che mette in contatto la gamma percettiva della pioggia autunnale con il mondo interiore di autore e ascoltatore, in un ideale viaggio tra chiaroscuri, fragranze, epifanie e riflessioni intimiste sulla memoria, il tempo e la vita. "Ogni mia composizione nasce da una iniziale suggestione uditiva ben precisa che all’improvviso, dal nulla, si fa spazio nella mia mente; è un barlume di colore in nuce ma dai tratti somatici già nitidi, che fin dalla sua primissima apparizione mi comunica senza alcuna ombra di dubbio quale sia l’organico strumentale verso il quale tale cellula musicale voglia essere indirizzata. In tal senso, posso asserire che non c’è una dimensione nella quale prediligo muovermi, tutto dipende da quale sia l’oggetto in questione. The Rain Of October è indissolubilmente legato al suono del pianoforte, alle sfumature timbriche da esso ottenibili ed alla sua capacità evocativa, per cui non c’era dimensione migliore per questo disco che non fosse quella del piano solo".
The Rain Of October esce all'indomani del lockdown che ha inginocchiato l'attività di musicisti e operatori dello spettacolo, ma Leva opera in altre direzioni, riferendosi ad altre sensibilità, che prescindono dai bisogni o dalle difficoltà del momento: "I miei ascoltatori giungono alla mia musica attraverso sentieri ben precisi, dettati da una necessità di sfamare un proprio personale gusto e non certo da induzioni pubblicitarie o da circostanze di improvvisa precarietà nelle consuete dinamiche giornaliere. Anzi, generi di musica come la mia solitamente necessitano – per essere metabolizzati – di svariati riascolti ripartiti su di un arco temporale vasto, svincolato da contingenze momentanee. E’ musica alla quale arrivi per una curiosità sensoriale, non la troveresti mai sbattuta ai quattro venti sui social network, abbinata ad una ipotetica foto di me che suono il pianoforte con i piedi scalzi, mentre con l’occhio languido tento di irretire un pubblico femminile con fare da improbabile mandrillo da reparto detersivi di un supermarket".
THE RAIN OF OCTOBER
1. Dawn
2. Autumn Rainy Morning
3. Through A Windshield
4. Words In The Rain
5. Light Gleams
6. Crystalizing
7. To My Soul
8. Thoughts
9. Fragrances
10. Raindrops
11. Deafening Silences
12. Endlessly
Ivano Leva: piano, prepared piano (track n. 9), electronics (track n.11)
All tracks composed by Ivano Leva
Recorded and mixed by Carlo Gentiletti at Elios Studio (Naples, Italy)
Ivano played a Steinway Model D-274 concert grand piano
Ivano Leva:
NovAntiqua Records:
Synpress44:
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