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giovedì 19 marzo 2026

Jazz Evidence: i Treetops in concerto a Roma!

 Mercoledì 1 aprile al Monk il giovane settetto presenta dal vivo il nuovissimo album 'Aphonia', un avvincente lavoro che mette in dialogo rock, jazz, funk, fusion e nuove tecnologie. Tra composizione e improvvisazione, un intrigante concept sulle difficoltà di comunicazione


MONK presenta:

Mercoledì 1 aprile 2026 
JAZZ EVIDENCE 
A Journey In Contemporary Jazz Music

TREETOPS
e
DARIO JACQUE
in concerto 




Apertura botteghino 19:30
Apertura MONK: 18:00
con servizio cucina e bar

- BIGLIETTI
EARLY BIRD: 10€ + DP
PREVENDITA: 12€ + DP
BOTTEGHINO: 13€

Monk
Via Giuseppe Mirri 35
Roma



Mercoledì 1 aprile al Monk (Via Mirri 35, Roma) serata speciale per il jazz contemporaneo con Jazz Evidence - A Journey In Contemporary Jazz Music, un doppio concerto con i Treetops in apertura di Dario Jacque. Un'occasione da non perdere per la prima presentazione dal vivo del nuovissimo album dei Treetops, intitolato Aphonia e pubblicato da Ipe Ipe in collaborazione con Maladisco Music e con il contributo di Nuovo IMAIE. Un disco eccellente, da parte del giovane settetto capitolino, che fonde composizione e improvvisazione, tradizione e contemporaneità, a cavallo tra rock, jazz, funk, fusion, avant-rock, R&B e nuove tecnologie

Dopo un primo album ancora influenzato dalla musica strumentale americana e un secondo legato al rapporto con l'immagine da sonorizzare, Aphonia è al tempo stesso un punto d'arrivo e di ripartenza per i Treetops, i quali hanno chiamato a raccolta tutte le influenze assorbite in anni di ascolto, studio e lavoro, per puntare a un discorso nuovo, personale. Con un risultato effervescente per un album pensato e suonato con libertà, senza schemi né confini, all'insegna di un art-rock-nujazz con doppio sax e doppia chitarra (una delle quali di Anna Bielli, unica figura femminile della band) che incuriosirà i patiti della fusion, i cultori del progressive, gli ascoltatori più aggiornati in fatto di nuove sonorità urbane contemporanee




Con le radici ben piantate nella conoscenza e nel rispetto della tradizione e le antenne puntate verso la scena contemporanea internazionale, i Treetops si fanno interpreti di una ricerca strumentale che gioca con leggerezza, consapevolezza e divertimento con il funk, il jazz, il rock, la musica scritta e l’improvvisazione. Tanto groove, tecnica precisa, sorprendenti improvvisazioni per un settetto di giovani “leoni” romani, tra i più promettenti talenti della nuova scena musicale della Capitale. Autori di un primo album (Demetra) nel 2021 e dell'EP Metropolis con cui hanno sonorizzato il capolavoro di Fritz Lang nel 2023, i Treetops sono tornati con un disco avvincente, originale, inedito nella commistione di generi e nell'idea portante della parola usata in modo non convenzionale da un gruppo storicamente strumentale. E a proposito ella commistione di influenze e riferimenti, giocando i Treetops hanno «fatto una media tra gli ascolti del gruppo che hanno portato alla composizione di Aphonia, una lista che ci fa sorridere per la diversità estrema degli artisti che presenta: dai Mogwai Daniela Pes, dai Radiohead agli Snarky Puppy, da Bill Frisell ai Leprous, passando per Mark Guiliana, I Hate My Village e Weather Report». 

Band di buoni ascolti e buone pratiche di gruppo, i Treetops vantano una provenienza “accademica“ ma sono tradizionalisti fino a un certo punto, visto l‘occhio attento, "laico", alle nuove tecnologie: «Siamo molto affascinati dalle possibilità sonore che possono offrire alla nostra musica — e che, di fatto, hanno già arricchito il nostro percorso. Ci siamo divertiti a giocare con suoni tipici della musica di ampia fruizione: VST digitali, batterie elettroniche, fino ad arrivare all’autotune. Nonostante tutti e sette proveniamo da un retroterra accademico fortemente legato allo "strumento“, ci siamo resi conto che integrare nuove tecnologie in dialogo con il nostro modo di scrivere e di suonare poteva essere solo un valore aggiunto. In generale, quando nasce una nuova tecnologia musicale non toglie nulla: aggiunge possibilità. Una volta interiorizzato questo concetto, ci siamo sentiti liberi di sperimentare anche con suoni e strumenti che difficilmente si associano a un gruppo come il nostro».




Gli undici brani di Aphonia, che attraversano disturbi e condizioni comunicative, dall'ecolalia alla dispnea, sono frutto di un collettivo sorprendente per la giovane età e il bagaglio di conoscenze, esperienze e ambizioni. Per raggiungere il risultato di un album denso e sfaccettato come questo, sottolineano, «alla base di tutto c’è la fiducia reciproca: fiducia nelle competenze, nelle capacità e nel gusto dell’altro. Treetops, anche solo per il numero dei membri, non è un gruppo semplice da gestire. Oggi mettere insieme sette persone in una sala prove, anche solo per un paio d’ore, è tutt’altro che scontato. Proprio per questo uno degli elementi fondamentali è la dedizione che ci mettiamo, insieme alla consapevolezza di avere uno spazio sicuro in cui potersi esprimere liberamente, senza limiti dal punto di vista artistico. Spesso, per forza di cose, dobbiamo affidarci l’uno all’altro: nella composizione di un brano, nella scrittura di una sezione o di un’idea, così come nell’organizzazione più pratica e logistica del gruppo. Senza questa fiducia, costruita nel tempo, tutto questo sarebbe estremamente difficile, se non impossibile». 

Anna Bielli – electric guitar, vocals 
Marco Bedini – soprano sax
Andrea Cardone – tenor sax
Andrea Spiridigliozzi – electric and classic guitar
Marcello Tirelli – keyboards, piano
Simone Ndiaye – bass, synth bass
Luca Libonati – drums, electronics

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giovedì 29 gennaio 2026

Aphonia: il nuovo album dei Treetops!

Ipe Ipe e Maladisco pubblicano il terzo lavoro del giovane settetto romano, un avvincente lavoro che mette in dialogo rock, jazz, funk, fusion e nuove tecnologie. Tra composizione e improvvisazione, un intrigante concept sulle difficoltà di comunicazione


TREETOPS
APHONIA
Ipe Ipe – Maladisco Music
distr. Goodfellas
(11 tracce | 49.07 min.)




«Abbiamo sempre avuto la difficoltà di avere tante cose da dire a livello concettuale e narrativo, ma di doverle dire senza un cantante. Quando è arrivata l’idea di aggiungere delle voci, è stata per noi una forte novità, così abbiamo utilizzato la voce in una maniera strana, quasi aliena, in modi molto diversi: dalla voce che canta una melodia, alla voce che parla, alla voce sintetica – quasi incomprensibile – fino allo strumento che simula un suono emesso da un apparato umano, come può essere un sospiro o un urlo. Abbiamo utilizzato i disturbi di linguaggio, di comunicazione e di relazione come oggetto di questo esperimento applicato a un gruppo che ha sviluppato una comunicazione tra idiomi diversi, allenandola nel tempo grazie alla dedizione, alla voglia di suonare insieme e di sperimentare». 
I disturbi di linguaggio, di comunicazione e relazionalità ispirano un disco incentrato sul dialogo tra diverse aree e forme musicali. Un esperimento che fonde composizione e improvvisazione, tradizione e contemporaneità, a cavallo tra rock, jazz, funk, fusion, avant-rock, R&B e nuove tecnologie. Benvenuti in Aphonia, il nuovo album dei Treetops, pubblicato da Ipe Ipe in collaborazione con Maladisco Music e con il contributo di Nuovo IMAIE

Dopo un primo album ancora influenzato dalla musica strumentale americana e un secondo legato al rapporto con l'immagine da sonorizzare, Aphonia è al tempo stesso un punto d'arrivo e di ripartenza per i Treetops, i quali hanno chiamato a raccolta tutte le influenze assorbite in anni di ascolto, studio e lavoro, per puntare a un discorso nuovo, personale. Con un risultato effervescente per un album pensato e suonato con libertà, senza schemi né confini, all'insegna di un art-rock-nujazz con doppio sax e doppia chitarra (una delle quali di Anna Bielli, unica figura femminile della band) che incuriosirà i patiti della fusion, i cultori del progressive, gli ascoltatori più aggiornati in fatto di nuove sonorità urbane contemporanee




Con le radici ben piantate nella conoscenza e nel rispetto della tradizione e le antenne puntate verso la scena contemporanea internazionale, i Treetops si fanno interpreti di una ricerca strumentale che gioca con leggerezza, consapevolezza e divertimento con il funk, il jazz, il rock, la musica scritta e l’improvvisazione. Tanto groove, tecnica precisa, sorprendenti improvvisazioni per un settetto di giovani “leoni” romani, tra i più promettenti talenti della nuova scena musicale della Capitale. Autori di un primo album (Demetra) nel 2021 e dell'EP Metropolis con cui hanno sonorizzato il capolavoro di Fritz Lang nel 2023, i Treetops sono tornati con un disco avvincente, originale, inedito nella commistione di generi e nell'idea portante della parola usata in modo non convenzionale da un gruppo storicamente strumentale. E a proposito ella commistione di influenze e riferimenti, giocando i Treetops hanno «fatto una media tra gli ascolti del gruppo che hanno portato alla composizione di Aphonia, una lista che ci fa sorridere per la diversità estrema degli artisti che presenta: dai Mogwai Daniela Pes, dai Radiohead agli Snarky Puppy, da Bill Frisell ai Leprous, passando per Mark Guiliana, I Hate My Village e Weather Report». 

Band di buoni ascolti e buone pratiche di gruppo, i Treetops vantano una provenienza “accademica“ ma sono tradizionalisti fino a un certo punto, visto l‘occhio attento, "laico", alle nuove tecnologie: «Siamo molto affascinati dalle possibilità sonore che possono offrire alla nostra musica — e che, di fatto, hanno già arricchito il nostro percorso. Ci siamo divertiti a giocare con suoni tipici della musica di ampia fruizione: VST digitali, batterie elettroniche, fino ad arrivare all’autotune. Nonostante tutti e sette proveniamo da un retroterra accademico fortemente legato allo "strumento“, ci siamo resi conto che integrare nuove tecnologie in dialogo con il nostro modo di scrivere e di suonare poteva essere solo un valore aggiunto. In generale, quando nasce una nuova tecnologia musicale non toglie nulla: aggiunge possibilità. Una volta interiorizzato questo concetto, ci siamo sentiti liberi di sperimentare anche con suoni e strumenti che difficilmente si associano a un gruppo come il nostro».





Gli undici brani di Aphonia, che attraversano disturbi e condizioni comunicative, dall'ecolalia alla dispnea, sono frutto di un collettivo sorprendente per la giovane età e il bagaglio di conoscenze, esperienze e ambizioni. Per raggiungere il risultato di un album denso e sfaccettato come questo, sottolineano, «alla base di tutto c’è la fiducia reciproca: fiducia nelle competenze, nelle capacità e nel gusto dell’altro. Treetops, anche solo per il numero dei membri, non è un gruppo semplice da gestire. Oggi mettere insieme sette persone in una sala prove, anche solo per un paio d’ore, è tutt’altro che scontato. Proprio per questo uno degli elementi fondamentali è la dedizione che ci mettiamo, insieme alla consapevolezza di avere uno spazio sicuro in cui potersi esprimere liberamente, senza limiti dal punto di vista artistico. Spesso, per forza di cose, dobbiamo affidarci l’uno all’altro: nella composizione di un brano, nella scrittura di una sezione o di un’idea, così come nell’organizzazione più pratica e logistica del gruppo. Senza questa fiducia, costruita nel tempo, tutto questo sarebbe estremamente difficile, se non impossibile». 

Aphonia
1. Afasia
2. Ecolalia
3. Memory Box
4. Happiness Is
5. The Listener 
6. Melancholia 
7. Solilogo 
8. Dispnea
9. Eupnea 
10. Kledia
11. Finale

Anna Bielli – electric guitar, vocals on Melancholia
Marco Bedini – soprano sax
Andrea Cardone – tenor sax
Andrea Spiridigliozzi – electric and classic guitar
Marcello Tirelli – keyboards, piano
Simone Ndiaye – bass, synth bass
Luca Libonati – drums, electronics

Featuring 
Ava Alami – vocals on Memory box, Ecolalia, Dispnea
Artemisia von Gresturden di Almaviva – speech on Afasia, Happiness is

Produced by Pino Pecorelli

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giovedì 22 maggio 2025

Cinema Brazil: il viaggio nei suoni di Marcello Giannini!

 Phonotype pubblica il quinto disco del chitarrista napoletano, noto per il lavoro con Nu Genea, Slivovitz, Psychè, Flo e tanti altri. Una visionaria suite in nove movimenti tra composizione e improvvisazione, groove urbano, suggestioni morriconiane e derive psichedeliche. Vinile in tiratura limitata 



MARCELLO GIANNINI
Cinema Brazil 
Phonotype Records
(9 tracce | 24 min.)




Nove musicisti, nove movimenti, una suite. Più che un disco, un percorso ai confini dell'esperienza. Un'iniziativa unica nel suo genere per Marcello Giannini, il chitarrista napoletano noto per il suo lavoro con Nu Genea, Flo, Guru, Psychè, Slivovitz, Arduo. Si intitola Cinema Brazil, il suo nuovo disco - il quinto solista dal 2015 - prodotto da Phonotype: un lavoro visionario, denso di atmosfere cinematiche, stratificazioni sonore e ricerca timbrica. Lo pubblica la storica casa discografica napoletana, in digitale e in vinile a tiratura limitata

Cinema Brazil non è solo un album ma una suite organica, in cui ognuno dei nove brani è il tassello di un disegno più ampio. Al centro c’è un’idea melodica essenziale: le note Mi, Fa#, Re e Do#, accompagnate da un ostinato in 5/8 che serpeggia tra le tracce, come un filo conduttore che guida l’ascoltatore attraverso un universo sonoro ricco di dettagli. Eppure il disco non è mai statico: il tema si ripete e si trasforma, con strumenti e arrangiamenti che ne esplorano le possibilità espressive. In alcuni momenti la composizione si avvicina alla forma canzone, con voce, vibrafono e violini che ripetono la melodia mentre gli altri strumenti rispondono in un gioco di tensione e rilascio. In altri, il brano si apre a scenari più ampi: la batteria si fa leggera, accennando un jazz waltz che richiama atmosfere rarefatte, mentre una chitarra dal sapore western introduce suggestioni morriconiane. Il pianoforte, inizialmente protagonista, cede il tema alla voce e agli archi, fino a ricondurre l’ascoltatore all’ostinato iniziale, che nel finale prepara il passaggio al movimento successivo.





Il titolo Cinema Brazil, solo apparentemente geografico, evoca un mondo astratto, un film immaginario fatto di suoni, intuizioni elettriche e pulsazioni profonde. In bilico tra sperimentazione, groove urbano e derive psichedeliche, Marcello Giannini costruisce paesaggi sonori che si muovono liberi da ogni etichetta di genere, esplorando il confine tra composizione e improvvisazione. In questo mondo sonoro la ripetizione diventa un mezzo per l’esplorazione e il limite una sfida per la creatività. Jazz, minimalismo e avanguardia si fondono in un’esperienza intensa e cinematografica, dove ogni nota è un tassello di un racconto più grande. Rigore compositivo e libertà espressiva si intrecciano in un flusso cinematico e ipnotico

Chitarrista di Nu Genea, Flo, La Famiglia, Arduo, Guru feat Marco Messina e Psychè, Marcello Giannini (Napoli, 1982) è il fondatore dello storico gruppo Slivovitz con cui ha inciso 5 dischi editi dalla newyorkese Moonjune. Ha collaborato e registrato con molti artisti del panorama jazz e pop italiano e si è esibito in numerosi festival in tutto il mondo. Ha suonato ed è apparso nei dischi di Enrico Rava (Jazz italiano 2009 e 2016 e Rava on the dancefloor, ECM), 99 posse (Cattivi Guaglioni e Curre Curre guagliò 2.0), Daniele Sepe (Fessbook Canzoniere illustrato)Nu Guinea (Nuova Napoli) e Flo (La Mentirosa e 31salvitutti) e in numerosi altri dischi di artisti jazz. Ha inciso 4 dischi da solista (FrammentiDigital DesertDelirium TremensTeresa).

Marcello Giannini: chitarra, basso, voce
Ludovica Manzo: voce
Marco Castaldo: batteria
Pasquale Bardaro: vibrafono
Roberto Porzio: pianoforte
Caterina Bianco: violino
Pasquale Termini: violoncello
Roberto Bianco: viola
Francesca Masucci: violino

Marcello Giannini:

Phonotype: 

lunedì 20 gennaio 2025

Armamentario sonico di una domenica: la batteria creativa di Stefano Costanzo

 La mente ritmica di Tricatiempo in un lavoro d'esordio spettrale e visionario, all'insegna dell'improvvisazione. Nuova uscita Phonotype, con la partecipazione di musicisti del calibro di Still, Talpah, EKS, Fabrizio Piccolo, Elvin Brandhi e un cameo di Tonino Taiuti



ARMAMENTARIO SONICO DI UNA DOMENICA
Stefano Costanzo
(Phonotype Records 2025)
8 brani, 41.36 min.

 


«In questo nuovo album ho inserito la parte più onirica e spettrale del mio mondo sonoro, meno quello concettuale che di sicuro ha una cifra più indefinibile essendo appunto inglobata in un contesto onirico, quasi come un dormiveglia. Ma ho portato dentro questo nuovo lavoro, come diceva Massimo Troisi parlando del suo cinema, quello che di buono seppur poco, come un distillato, c’è nei lavori precedenti. Per la scelta degli ospiti ho deciso di invitare musicisti con i quali non avevo mai suonato prima, tranne Guido Marziale aka Eks, per creare un qualcosa di ancora più vicino alla sorpresa, in primis per me».

Un album solista come un diario onirico, un viaggio nelle visioni e nella trasfigurazione del ritmo, concepito e realizzato in una Napoli antica, quella di Auditorium Novecento e della Phonotype Records, ma in osservazione e lancio verso il futuroArmamentario sonico di una domenica è l'album d'esordio di Stefano Costanzo, un lavoro che, come dichiarato dallo stesso batterista, esprime la parte più nascosta del suo mondo sonoro, filtra il meglio di tante collaborazioni, include musicisti nuovi con il desiderio della sorpresa, dell'imprevisto. Un mondo sonoro devoto anche a tanti maestri vecchi o recenti, dalla vicinanza al rumorismo di Gegè di Giacomo alla "matematica ferocia" di Tony Williams, fino a Tony Buck, Le Quan Ninh, Tetzuya Nakatani, Eli Keszler.



Nuova uscita della più antica casa discografica italiana, presentato in anteprima, durante la notte di Capodanno in Auditorium, Armamentario sonico di una domenica è un'opera sperimentale che si allontana da una idea canonica e consolidata di batteria per esplorare ambienti sonori poco battuti, soprattutto evocativi. Il lungo titolo del disco, che riporta alla mente i film anni '70 di Lina Wertmuller e Ettore Scola, è già un elemento artistico in sé, dichiara Stefano Costanzo, una sorta di codice d'accesso al suo mondo: «Oltre che surreale il titolo ha anche un quid di visionario, immaginando una domenica (che ha sempre qualcosa di nostalgico e angosciante per me) durante la quale un bambino, dopo pranzo, su una poltrona si rilassa, mentre ascolta i suoni attorno che formano una tessitura sonora: la tavola che viene sparecchiata; una canzone che suona in un’altra stanza; gente che parla ad alta voce dal terrazzo di fronte, insomma un insieme di suoni, tutti vicini e sovrapposti, che può essere usato come un “armamentario” da ascoltare per ricordare e rivivere una domenica qualunque della propria infanzia». 

Batterista ipercinetico fondatore dei Tricatiempo, Stefano Costanzo ha collaborato con protagonisti del mondo della musica improvvisata come Evan Parker, Michel Doneda, Markus Stockhausen, L’Occelle Mare, Mike Cooper, Roberto Bellatalla, Andy Guhul, Abstract Compost, Elliott Sharp ecc. ma anche con jazzisti come Dario Deidda. Nel 2018 è stato scelto da Roberto De Simone per la sua rilettura della tragedia del Titanic. Con base a Napoli, Costanzo è in continuo movimento, prevalentemente con il duo post-dub/free-jazz Cadaver Mike insieme a Guido Marziale aka Eks, e con il trio Oportet, con cui affianca le sue composizioni all'improvvisazione radicale, infine con il suo solo di batteria e oggetti vari. Dalla fine del 2019 ha iniziato la sua collaborazione con i Klippa Kloppa, attualmente è impegnato con la band di Chiara Civello.


Rispetto alle composizioni di Tricatiempo, scritte dallo stesso Costanzo, Armamentario Sonico è caratterizzato dall'improvvisazione totale e radicale, un itinerario in stanze e paesaggi sonori percorso fino alle estreme conseguenze. Una decostruzione del ritmo e del groove che avviene anche con il contributo creativo di ospiti che caratterizzano fortemente il risultato finale, tra cui Still (protagonista della musica elettronica a Milano), Talpah (dagli ambienti electro di Venezia), EKS (Guido Marziale, con cui aveva già suonato), Fabrizio Piccolo, la sound artist gallese Elvin Brandhi e Tonino Taiuti, che ha recitato un estratto di un suo raro testo in napoletano arcaico ispirato a Viviani, su una improvvisazione di chitarra. Ricorda Costanzo: «Conosco Tonino Taiuti artisticamente da molto tempo, non solo per la sua carriera da attore ma soprattutto perché l’ho visto e ascoltato più volte improvvisare sia con le parole e la voce, sia con la chitarra elettrica, da solo e non, e mi è sempre piaciuto moltissimo ciò che fa. L’ho invitato per questo motivo ma anche e soprattutto perché sono un appassionato del dialetto napoletano, soprattutto quello arcaico, alla Viviani e anche quello “pulcinellesco” tipico della commedia dell’arte del 1600 e gli ho chiesto di recitare qualcosa con quel tipo di linguaggio, ed ha portato ‘A Luna d’ ‘e canzone, una sua poesia di 30 anni fa se non erro, con un innesto nel mezzo, di un’altra poesia di Andrea Perrucci intitolata Lu strummolo del 1600. Ci tengo a precisare che è stata “buona la prima”, sembrava apposta scritta per la base di batteria che avevo scelto per lui!». 

Stefano Costanzo:

Phonotype: 

giovedì 22 agosto 2024

Prank + Giorgio Li Calzi in concerto a Tarquinia!

 Sabato 7 settembre, nel programma della Quinta Edizione di Paesaggi d'arte, il quartetto torinese presenta dal vivo il disco d'esordio pubblicato da Machiavelli Music. Un appuntamento speciale per una band non convenzionale e fuori dagli schemi, tra jazz, postcore, new wave e heavy rock




Sabato 7 settembre 2024
Ore 21,30 
Museo archeologico nazionale
Palazzo Vitelleschi 
Piazza Cavour, 1a
Tarquinia (VT) 

PRANK + GIORGIO LI CALZI 
in concerto

Ingresso gratuito. 
Prenotazione obbligatoria 
(0766-849282 o mail turismotarquinia@gmail.com)




Sabato 7 settembre alle 21.30 primo concerto di Prank + Giorgio Li Calzi dopo l'uscita dell'omonimo album d'esordio. Appuntamento speciale a Tarquinia (VT) nel festival Paesaggi d'arte, diretto da Emiliano Li Castro. Il festival, giunto alla quinta edizione, presenta sedici eventi originali di musica, danza e teatro, ambientati in alcuni dei siti storici e archeologici più importanti del territorio di Tarquinia. Il quartetto torinese presenterà dal vivo il suo primo album tra le architetture medievali del Museo Archeologico Nazionale, inaugurato nel 1924 all’interno dello splendido Palazzo Vitelleschi. 

Un suono incontrollabile. Un flusso creativo che abbraccia King Crimson e Suicide, la Torino notturna e ribollente dagli anni ’80 ad oggi, le direzioni più eclettiche e fuori dagli schemi del jazz contemporaneo, il graffio profondo dell’eredità postcore e new wave, fino a impreviste destinazioni post-progressive. La tromba elettrica e sperimentale di Giorgio Li Calzi incontra il sound potente dei Prank, il trio composto da Enrico Degani alla chitarra elettrica, Federico Marchesano al basso elettrico e Dario Bruna alla batteria. I quattro hanno finalmente incrociato le loro storie già in movimento da tempo realizzando l'omonimo album con Machiavelli Music: «Prank è nato nel 2018 tra autostrade notturne e capannoni industriali. Prove ed energia creativa che si è sprigionata dalle 21 a notte fonda nei locali del CLG Ensemble di Chivasso, centro diurno nel quale Dario Bruna conduce gruppi e attività di musicoterapia con musicisti disabili. L’incontro con Giorgio Li Calzi ha portato nuova linfa, nuove sonorità e nuove composizioni, mantenendo l’anima originale. Federico Marchesano e Dario suonano insieme da trent'anni in diversi progetti (3quietmen, Actis Band, Arigret). Lo stesso vale per Enrico Degani e Federico che collaborano da diversi anni (in particolare con Atalante, con Louis Sclavis ai clarinetti e Mattia Barbieri alla batteria), e per Giorgio che ha collaborato con noi tutti in diverse realtà nel corso del tempo. La base che accomuna tutti è il rock, sia nella sua veste progressive (King Crimson su tutti) che nelle sue forme più decise e aggressive (metal e hard rock), ma subiamo anche il fascino per il minimalismo americano e la new wave degli anni '80, il tutto unito dall’amore per le musiche improvvisate legate al mondo del jazz, avendo tutti solide pratiche con moltissimi musicisti dall'attitudine all'improvvisazione e alla sperimentazione di sonorità non convenzionali».




Prank + Giorgio Li Calzi è un album non convenzionale all’insegna di una inarrestabile verve creativa, figlio di umori, esperienze, ascolti (dai King Crimson alla musica africana, dall’hardcore ai Suicide, omaggiati con una cover di Ghost Rider, tratta dal loro primo storico Lp del 1977), lasciti di collaborazioni con musicisti italiani e stranieri avvenute negli anni, ma anche di luoghi, ossia Torino con la sua storia musicale, culturale e artistica. Il sound del quartetto, creativo e contemporaneo, affonda le sue radici proprio nella Torino industriale degli anni ‘80, teatro di fermenti hardcore e new wave. Un suono in costante mutamento che si è evoluto nella città dei Murazzi negli anni ‘90, fino ad arrivare alla scena cosmopolita di oggi, in cui il jazz si pone come importante baricentro culturale contemporaneo. Bruna, Degani, Li Calzi e Marchesano hanno collaborato con nomi del calibro di Arto Lindsay, Wolfgang Flür (Kraftwerk), Lenine, Louis Sclavis, Mary Halvorson, Andy Sheppard, Jon Balke, Julia Kent, Mike Cooper, J3PO, Han Bennink, Frank Bretschneider, Chandra Livia Candiani.

Enrico Degani: chitarra
Federico Marchesano: basso
Dario Bruna: batteria
Giorgio Li Calzi: vocoder, tromba, flicorno, modulatori

Prank + Giorgio Li Calzi: 

Machiavelli Music: 

venerdì 5 luglio 2024

Il furore creativo di Prank + Giorgio Li Calzi!

 King Crimson, Suicide, il postcore, il jazz contemporaneo eclettico e fuori dagli schemi, la Torino notturna e artistica degli ultimi trent’anni: Machiavelli Music pubblica il disco d’esordio del visionario quartetto 


PRANK + GIORGIO LI CALZI
(Machiavelli Music, 2024)
7 tracce | 29.36 min.



«Non abbiamo mai amato le etichette e le etichette non ci hanno mai amati troppo. Quando ci siamo trovati per suonare ci siamo lasciati guidare dall’istinto e abbiamo lasciato che le nostre sensibilità artistiche trovassero un punto di incontro nel loro libero esprimersi. Il risultato è caratterizzato dai nostri background, tra cui il jazz, ma sicuramente è qualcosa di spettinato e fuori dagli schemi. La nostra musica non è stata confezionata in partenza pensando ad un pubblico specifico, è esplosa incontrollabile in un fluire che racconta del nostro tempo e della nostra storia. Il disco testimonia quanto detto, alternando brani molto potenti, ad altri più cerebrali ed altri ancora più melodici».

Un suono incontrollabile. Un flusso creativo che abbraccia King Crimson e Suicide, la Torino notturna e ribollente dagli anni ’80 ad oggi, le direzioni più eclettiche e fuori dagli schemi del jazz contemporaneo, il graffio profondo dell’eredità postcore e new wave, fino a impreviste destinazioni post-progressive. La tromba elettrica e sperimentale di Giorgio Li Calzi incontra il sound potente dei Prank, il trio composto da Enrico Degani alla chitarra elettrica, Federico Marchesano al basso elettrico e Dario Bruna alla batteria. Dopo il primo singolo Touching Hands uscito nel 2023, e il recente secondo singolo Fat Man Vs Bodybuilder, uscito in anteprima su Jazzit, Machiavelli Music pubblica l’omonimo debutto del quartetto, intitolato proprio Prank + Giorgio Li Calzi




Terrorismo sonoro, potrà dire qualcuno, jazz/no jazz o rock/no rock secondo qualcun altro, ma si tratta del fermo immagine di un momento di furore creativo che viene da lontano. Lo dichiarano i quattro, che hanno finalmente incrociato le loro storie già in movimento da tempo: «Prank è nato nel 2018 tra autostrade notturne e capannoni industriali. Prove ed energia creativa che si è sprigionata dalle 21 a notte fonda nei locali del CLG Ensemble di Chivasso, centro diurno nel quale Dario Bruna conduce gruppi e attività di musicoterapia con musicisti disabili. L’incontro con Giorgio Li Calzi ha portato nuova linfa, nuove sonorità e nuove composizioni, mantenendo l’anima originale. Federico Marchesano e Dario suonano insieme da trent'anni in diversi progetti (3quietmen, Actis Band, Arigret). Lo stesso vale per Enrico Degani e Federico che collaborano da diversi anni (in particolare con Atalante, con Louis Sclavis ai clarinetti e Mattia Barbieri alla batteria), e per Giorgio che ha collaborato con noi tutti in diverse realtà nel corso del tempo. La base che accomuna tutti è il rock, sia nella sua veste progressive (King Crimson su tutti) che nelle sue forme più decise e aggressive (metal e hard rock), ma subiamo anche il fascino per il minimalismo americano e la new wave degli anni '80, il tutto unito dall’amore per le musiche improvvisate legate al mondo del jazz, avendo tutti solide pratiche con moltissimi musicisti dall'attitudine all'improvvisazione e alla sperimentazione di sonorità non convenzionali».

Prank + Giorgio Li Calzi è un album non convenzionale all’insegna di una inarrestabile verve creativa, figlio di umori, esperienze, ascolti (dai King Crimson alla musica africana, dall’hardcore ai Suicide, omaggiati con una cover di Ghost Rider, tratta dal loro primo storico Lp del 1977), lasciti di collaborazioni con musicisti italiani e stranieri avvenute negli anni, ma anche di luoghi, ossia Torino con la sua storia musicale, culturale e artistica. Il sound del quartetto, creativo e contemporaneo, affonda le sue radici proprio nella Torino industriale degli anni ‘80, teatro di fermenti hardcore e new wave. Un suono in costante mutamento che si è evoluto nella città dei Murazzi negli anni ‘90, fino ad arrivare alla scena cosmopolita di oggi, in cui il jazz si pone come importante baricentro culturale contemporaneo. Bruna, Degani, Li Calzi e Marchesano hanno collaborato con nomi del calibro di Arto Lindsay, Wolfgang Flür (Kraftwerk), Lenine, Louis Sclavis, Mary Halvorson, Andy Sheppard, Jon Balke, Julia Kent, Mike Cooper, J3PO, Han Bennink, Frank Bretschneider, Chandra Livia Candiani.




La foto di copertina di Alessandro Albert, nella quale tutta l’attenzione visiva è diretta sugli strumenti dei quattro, è un perfetto biglietto da visita per l’album, la porta di ingresso su un mondo sonoro travolgente e lirico, denso e rarefatto al tempo stesso

Enrico Degani: chitarra
Federico Marchesano: basso
Dario Bruna: batteria
Giorgio Li Calzi: vocoder, tromba, flicorno, modulatori

1 Fat Man VS Bodybuilder 
2 Cattedrale 
3 Ghost Rider (Suicide)
4 Ulrich Seidl
5 Umbratile
6 Touching Hands 
7 Prismatica

Recorded and mixed by Carlo Miori (Bruino, 2023)

Prank + Giorgio Li Calzi: 

Machiavelli Music: 

martedì 31 ottobre 2023

Le città incantate: splendidi borghi e jazz colto per Mariano Bellopede

 NoWords pubblica il nuovo album del pianista napoletano: una affascinante ‘third stream’ in una concept-suite ispirata ai luoghi magici del nostro Paese


LE CITTÀ INCANTATE
Mariano Bellopede
NoWords/SoundFly – distr. Self
(8 tracce – 34.41 min.)

 


«Le città incantate sono tutti quei borghi di cui l’Italia è piena. Piccole perle di storia e architettura, sparse qua e là in tutte le regioni della penisola. Nascosti tra colline, arroccati su montagne, tra fiumi, laghi, talvolta affacciati sul mare. Esposti a tramonti mozzafiato, svegliati da silenziose albe. Immutati da secoli, emblemi fedeli del Medioevo o del Rinascimento. Molti di questi borghi oggi sono quasi disabitati, alcuni addirittura abbandonati. Ma sono lì che aspettano e continuano a raccontare fedelmente la loro (la nostra) sconfinata storia. Negli ultimi anni ne ho visitati tanti, a volte per caso, talvolta spinto dalla ricerca di luoghi silenziosi e di riflessione. E sono stati quei silenzi, quei colori, quelle vedute che mi hanno portato a scrivere una concept-suite evocativa, dai mille colori e spunti emotivi. Una sorta di onirica soundtrack: lo spettatore si sentirà immerso tra i vicoli di questi borghi».

È nata così, dal rapimento per la bellezza di antichi borghi italiani, la visione di Mariano Bellopede, che ha dato vita al suo nuovo album Le città incantate, pubblicato da NoWords, la collana strumentale di Soundfly (distribuzione Self). Il compositore e pianista napoletano, artista di punta nella connessione tra linguaggi jazz e colti, è assai legato a questo nuovo lavoro, che era nato inizialmente come tesi di laurea in Composizione Jazz per il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, poi è diventato un album completo in forma di suite in otto parti. Ma ancor prima della tesi, galeotto fu un libro: «È un’idea che ho iniziato ad elaborare otto anni fa, quando lessi Le belle addormentate di Antonio Mocciola, un libro interamente dedicato ai borghi abbandonati della nostra penisola. Il mio sogno sarebbe quello di suonare la mia suite in tutti questi borghi per contribuire con la mia musica alla riscoperta e alla rivalutazione. Cosa che in parte già sta succedendo». 

foto di Elisabetta Fernanda Cartiere

foto di Elisabetta Fernanda Cartiere



Cultore della Third Stream di Gunter Schuller, della connessione tra jazz e classica, amante delle opere di Dave Brubeck, Bruno Tommaso, Egberto Gismonti e Jan Garbarek, Mariano Bellopede ha realizzato la suite Le città incantate con straordinari musicisti (tra cui ospiti come Giulio Martino e Arcangelo Michele Caso), coinvolti per le registrazioni in un magico luogo di musica come l'Auditorium Novecento, la ex Phonotype Records nel centro storico di Napoli. Memore dell’equilibrio tra composizione e improvvisazione raggiunto tra le pareti di questa storica location, Bellopede ricorda: «Le melodie sono nate in maniera molto estemporanea, quasi di getto. Ho scritto ognuno di questi brani in pochissimi minuti ma tra uno e l’altro sono passati anche tanti giorni o mesi. Poi ho realizzato tutta l’orchestrazione e gli arrangiamenti (in qualche brano si arriva anche a sedici musicisti) e lì c’è stato bisogno, ovviamente, di un lavoro di scrittura più razionale. L’improvvisazione in senso stretto è anche presente in diversi brani, in quanto è chiara ed evidente l’influenza jazzistica».

Le città incantate è l’onirica colonna sonora di un viaggio immaginario, ispirata a paesi nascosti o disabitati, nutrita di suggestioni all’insegna del jazz colto e denso di riferimenti e risvolti: per questo motivo Mariano Bellopede la porterà dal vivo nei luoghi che lo hanno ispirato. Una sorta di romantica e grata restituzione con concerti «su vecchi binari dismessi, in chiese medioevali in fase di restauro, in piazze dove nei secoli scorsi gli artisti di strada montavano i loro “circhi improvvisati” o negli androni di un museo contadino». 


Le città incantate
1) Ouverture e passeggiata
2) Memorie (ricordi dal passato)
3) La festa (tra sacro e profano)
4) Teresa (la giovane ragazza del paese)
5) Ricordo del vecchio circo
6) Blues promenade verso il tramonto
7) il treno non passa più di qua (la vecchia stazione) 
8) Epilogo al tramonto

Mariano Bellopede: pianoforte, composizioni, arrangiamenti e direzione musicale
Carmine Marigliano: flauto traverso 
Davide  Costagliola: contrabbasso  
Roberto De Rosa: basso elettrico 
Marco Fazzari: batteria e glockenspiel 
Marco Sannini: tromba e flicorno 
Vincenzo Vuolo: trombone 
Alex Cerdà: basso tuba 
Alessio Castaldi: sax alto e tenore 
Giulio Martino: sax tenore in 6 e 7 
Nicola Rando: sax baritono 
Giuseppe Di Maio: clarinetto e clarinetto basso 
Anna Rita Di Pace: violini 
Arcangelo Michele Caso: viola e violoncello

Mariano Bellopede

SoundFly