venerdì 20 marzo 2020

Il Velo dei Riflessi: il debutto di QUEL CHE DISSE IL TUONO!

Il miglior prog italiano nel disco d'esordio del quartetto lombardo, che annovera ex Unreal City e Cellar Noise. Un concept introspettivo all'insegna di un rock sinfonico potente e moderno, pubblicato da AMS in cd e Lp 
Il Velo dei Riflessi: il debutto di Quel che Disse Il Tuono

QUEL CHE DISSE IL TUONO
Il Velo dei Riflessi
AMS Records | BTF Vinyl Magic
5 tracce | 48.43 minuti




«Quel Che Disse Il Tuono è un progetto solido e ben strutturato, non è da considerarsi come un side project. I brani sono nati in modo immediato, il materiale è del tutto inedito, nessuno di noi ha utilizzato idee preesistenti. Nel corso del 2019 abbiamo lavorato molto per creare nuovo materiale cucito perfettamente sul progetto e che potesse contribuire, anche a livello di stile compositivo, esecuzione e sonorità, a delineare un sound caratteristico e distintivo di ciò che è Quel Che Disse Il Tuono. La nostra più grossa influenza è il prog sinfonico di inizio anni ‘70. Amiamo molto la scena italiana dell’epoca ma sicuramente altri grossi riferimenti musicali sono, tra gli altri, Yes, Genesis, King Crimson, Gentle Giant, Camel e Pink Floyd».
Sono assai determinati i quattro membri di Quel Che Disse Il Tuono. Una band dalla costituzione recente e dallo sviluppo sorprendente per la velocità e l'affiatamento, che rifiuta sia lo status di "supergruppo" che quello di side project e debutta all'insegna del miglior progressive italianoIl Velo dei Riflessi (AMS Records/BTF) è un esordio compatto da parte di un quartetto solido, che immagina una congiunzione tra il classico rock sinfonico anni '70 e le possibilità contemporanee.



È raro che il primo album di una band sia così atteso, ma questi giovani musicisti hanno alle spalle un percorso importante: Francesca Zanetta (chitarrista e tastierista) è stata la fondatrice degli Unreal CityNiccolò Gallani (tastierista, flautista e vocalist) fa parte dei Cellar Noise, insieme a Roberto “Berna” Bernasconi (voce solista e basso) e Alessio Del Ben (batterista, tastiere e voce) hanno fondato Quel Che Disse Il Tuono nel 2019, debuttando dopo un anno con un disco di puro prog-rock affrontato e rivissuto con un occhio alla contemporaneità. Il Velo dei Riflessi parte da uno spunto letterario - La Terra Desolata (The Waste Land), il capolavoro di T. S. Eliot, uno dei vertici della poesia del Novecento - e procede in una direzione concettuale introspettiva e oscura. Sottolinea il quartetto: «Il nome del gruppo è un omaggio alla Waste Land di Eliot. Il Velo Dei Riflessi invece è un concept più ampio, che pur affrontando temi cari alla poetica di Eliot, non è direttamente ispirato alla Waste Land. Parliamo del rapporto dell’individuo con aspetti nascosti della propria personalità, tratti più o meno oscuri e patologici che vengono repressi e non riconosciuti dalla coscienza. La metafora degli specchi simboleggia la progressiva scoperta e accettazione di queste sfaccettature della personalità del protagonista, il quale alla fine è trascinato in una spirale catartica discendente che vede di fatto la liberazione, piena accettazione (ma di fatto slatentizzazione di qualcosa di prima dormiente) e riconoscimento di quelle che di fatto sono a tutti gli effetti personalità multiple».



Anticipato dal video di Figlio dell'uomo in anteprima su Hamelin ProgIl Velo dei Riflessi è composto da cinque lunghi brani cantati in italiano, quattro "specchi" e la "catarsi" finale, che ricordano gli episodi più importanti di Museo Rosenbach, Balletto di Bronzo, Orme, Banco e Raccomandata con Ricevuta di Ritorno. Rock sinfonico a tutto spiano,  una sequenza avventurosa che alterna passaggi ombrosi e aperture solari, influenzato da umori, colori e sensazioni anni '70, moderno ma senza smarrire la filigrana dell'epoca. «Il prog italiano è un genere stupendo, mai scontato o banale. È un genere che ha un enorme liricismo, anche grazie al fatto che la nostra lingua è estremamente musicale e permette di esprimere concetti in modo molto vivido e, qualcuno direbbe, immaginifico. Alcuni di noi sono cresciuti con il progressive, seppur anagraficamente distanti dal periodo storico che ne ha visto la nascita e lo splendore. Siamo pienamente consapevoli di poggiare sulle spalle di giganti, conosciamo il nostro background e siamo consci delle grandi influenze che ne derivano. Ciò nonostante, è nostra ferma intenzione non essere un gruppo derivativo: lavoriamo costantemente per delineare un carattere distintivo e moderno, necessario per una band che nasce nel 2019 e non nel 1970. Il progressive non è un mai stato un genere morto ma, al contrario, sempre estremamente dinamico». 


QUEL CHE DISSE IL TUONO:

Francesca Zanetta (Guitars/add. keyboards)
Niccolò Gallani (Keyboards/flute/backing vocals)
Roberto Berna Bernasconi (Bass/lead vocals)
Alessio Del Ben (Drums/add. keyboards/backing vocals)



Quel Che Disse Il Tuono:

AMS Records:

BTF:

Mondi Paralleli: il nuovo singolo di Daniela Mastrandrea!

Tra storia e presente, passato e contemporaneità, la compositrice torna con un video realizzato a Gravina in Puglia che anticipa il nuovo album in uscita il 3 aprile 
Mondi Paralleli: il nuovo singolo di Daniela Mastrandrea!


 

"Mondi Paralleli rappresenta la dualità che da sempre mi abita, i miei opposti, due mondi paralleli in lotta tra loro. Viviamo in un mondo apparente e sotto la superficie si nascondono vari livelli di profondità. Io cerco di individuarli e portarli a galla di volta in volta. Non è semplice ma se si è in ascolto, tutto si rivela".



Venerdì 20 marzo, poche ore prima dell'arrivo della primavera, Daniela Mastrandrea pubblica il singolo estratto dall'omonimo e imminente album Mondi Paralleli. Il disco uscirà il 3 aprile, il brano che dà il titolo all'opera della compositrice e pianista è anche al centro di un nuovo videoclip  - in anteprima su Sound36 - ideato e diretto da Domenica De Leonardis, un ritorno alla terra natia dell'autrice, che dopo aver girovagato nel 2019 tra Bari, Parigi, Venezia e New York realizza questa nuova clip nella sua Gravina in Puglia

Gravina è una delle città più antiche al mondo con insediamenti risalenti al Paleolitico, più di 10.000 anni fa, e a 100 metri di profondità scorre nella roccia calcarea il torrente Gravina, affluente del Bradano, dividendo la città nuova dalla necropoli. A collegare queste due realtà distinte e contrapposte (i due mondi paralleli), un suggestivo ed imponente ponte romano, chiamato anche viadotto-acquedotto per la sua duplice funzione di collegamento e di rifornimento d’acqua. Mondi Paralleli nasce proprio al centro - senza tempo nè spazio - di questo dialogo tra passato e presente, tra storia e modernità, e rilancia l'idea del dualismo dell'essere umano. 





giovedì 12 marzo 2020

Mulo de paese: tornano Marongiu & I Sporcaccioni!

Inconfondibile e travolgente il rock-blues in bisiacco della band goriziana: uno spaccato dissacrante di vita di provincia tra satira, AC/DC e il dialetto come 'faro sull'identità'. Produce Antonio Gramentieri
Mulo de paese: tornano Marongiu & I Sporcaccioni!

MULO DE PAESE
Marongiu & I Sporcaccioni
Boogie Records 2020




«Non credo affatto che il dialetto sia un limite ma anzi, un prezioso faro sull’identità». Affermazione lapidaria ma più che condivisibile, quella di Claudio Marongiu, fondatore e leader di Marongiu & I Sporcaccioni, che combinando ancora una volta rock-blues e dialetto "bisiacco" pubblicano con Boogie Records il terzo disco, l'atteso Mulo de paese. Atteso perchè giunto al culmine di un percorso di notevole attività in studio e dal vivo, di crescita musicale e di apprezzamenti da parte di pubblico e critica dopo i primi due dischi Una vita in panchina (2017) e Austria e puttane (2018). Anticipato dal singolo Isons, in anteprima su RadioCoopMulo de paese conferma l'originalità del quintetto goriziano, che unisce humour e serietà, approccio dissacrante e consapevolezza musicale.

La peculiarità del rock di Marongiu & I Sporcaccioni è la scelta vernacolare. La band proviene dalla provincia di Gorizia, dall'insieme dei paesi costituenti la "bisiacaria", e la motivazione di Marongiu nell'unire rock e dialetto parte da lontano: «Sono stato un pessimo studente e i genitori mi hanno forzato ad accettare lavori di fatica che spesso non ero in grado di svolgere. Turnazioni notturne in una fabbrica di valvole, un’ altra di bulloni, brevi e disastrose parentesi nel mondo delle Poste, un po’ di tutto e molto male. Da questo marasma di esperienze però è nata un’ esigenza sincera di scrivere canzoni che non fossero né il solito diarietto da universitario al primo anno, né un’adesione faziosa al terribile mondo delle Pro Loco. In sostanza, avevo intuito di poter essere più credibile – e felice – urlando nel mio dialetto che in modalità espressive trite e alienate».



Mulo de paese rilancia dunque le canzoni apparentemente demenziali e sgangherate, in realtà efficaci nel fotografare la vita di provincia sulle rive dell'Isonzo e i personaggi che la animano, con una scelta di fondo: sonorità che partono dagli AC/DC e arrivano agli Skiantos, senza dimenticare la comunicazione più diretta. Ricorda Marongiu: «Scartabellando fra i cd in offerta al fu Mercatone Zeta, a quindici anni portai a casa Powerage degli AC/DC e tutto iniziò. Ero completamente estraneo a un certo senso di tragressione, a casa si ascoltava Radio Birikina, ma quel suono di chitarre grandissimo – nel senso di una vastità psicoacustica – che arrivava dall’Australia mi colpì al cuore. Ora però sto cercando di unire Radio Birikina con gli AC/DC, dire pop non è spregiativo ed apprendere che quel pop Italiano era confezionato benissimo e beneficiava di interpreti di altissima levatura è una piacevole riscoperta».

In studio di registrazione I Sporcaccioni hanno avuto collaborazioni importanti, da Franco Beat a Joe Perrino dei The Mellowtones, e in particolare Antonio Gramentieri, in arte Don Antonio. Il chitarrista, noto anche all'estero per il suo lavoro con Hugo Race, Howe Gelb, Alejandro Escovedo e Cesare Basile, ha prodotto anche i quattordici brani di questo terzo album: «Antonio è un generoso e gli piacciono le sfide, sicché penso che l’idea di prendere (nel caso nostro) un gruppo incompiuto – ma con una poetica e un potenziale a lui congeniali – e mettere le proprie conoscenze a disposizione del progetto, l’abbia in una certa misura divertito. Serba anche una visione pura della musica e dell’arte, sicché se ha detto di “sì” agli Sporcaccioni non l’ha fatto per questioni venali, così come da parte nostra non c’è stato alcun calcolo di sfruttamento della sua rotonda immagine. Ha riscattato la nostra piccola carriera e rilanciato un gruppo che nonostante si esibisse regolarmente da decenni, non era ancora riuscito a registrare un buon disco».



Claudio Marongiu – voce
Andrea Farnè – basso
Gioppi Bertossi – chitarra
Enrico Granzotto - tastiere
Michele Cuzziol – batteria